Il “sistema” degli interporti sotto la lente del rapporto Uir

Si ammette la disomogeneità nazionale e la presenza di strutture an-cora con potenziali inespressi – Il problema dei collegamenti ferroviari

Alessandro Ricci

BOLOGNA – Un lungo e articolato rapporto UIR di un’ottantina di pagine è il risultato di un lavoro durato un anno, con dati riferiti fino al 2011 (come ha precisato il presidente Alessandro Ricci) e che è stato presentato nel recente vertice a Roma dell’associazione degli interporti. E’ intitolato “Il sistema degli interporti in Italia”. E ne risulta chiaramente che più di un sistema si tratta di un insieme disomogeneo, con molte velleità e altrettante ipotesi – anche di allargamento, di realtà che ad oggi operano con ridotto utilizzo delle proprie strutture – ben poco realistiche in questo momento storico.
Diciamo subito che il Rapporto è stato approvato dai vertici di Uir in una riunione di dicembre a Padova ed è il frutto di un gruppo di lavoro nel quale hanno operato gli interporti di Bologna (Angelo Aulicino), Prato (Claudio Bertini), Marche (Nicola Paradiso), consorzio Zai (Nicola Boaretti), Portogruaro (Corrado Donà), Cepim Parma (Johann S. Marzani), Padova (Paolo Pandolfo), Val Pescara (Mosé Renzi), CIM Novara (Umberto Ruggerone), Interbrennero (Flavio M. Tarolli) con Luciano Greco di Padova come coordinatore e Roberto Girella per l’unità tecnica.
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