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Assagenti: regolamento UE verso il flop?

Cresce lo scetticismo sul regolamento europeo in materia portuale. Ecco il commento di Assagenti.

ROMA – E’ probabile che anche il quarto tentativo della Commissione Europea per dotare l’Europa di un regolamento comunitario in materia portuale naufraghi ancora prima di vedere la luce.
[hidepost]La bozza della proposta legislativa è attesa entro fine anno, una volta concluse le consultazioni dell’organo esecutivo dell’Unione Europea con le associazioni di categoria comunitarie e i singoli stati membri. Tuttavia la Germania ha già manifestato chiaramente l’insoddisfazione per il testo proposto, che è frutto, secondo l’opinione del cluster marittimo tedesco, di una fretta eccessiva nel voler portare a termine l’iter legislativo che ha portato a trascurare alcuni aspetti fondamentali del settore portuale. Ma non è la sola: anche il Regno Unito storce il naso e fa sapere di essere “strongly against some of the proposals”, dichiarazione che lascia intendere un voto contrario.
A settembre anche l’Italia si è aggiunta al coro di opinioni negative con il parere contrario della commissione dei Lavori Pubblici del Senato, secondo la quale il regolamento europeo non sarebbe conforme ai principi di sussidiarietà e di proporzionalità perché la regolazione dell’accesso al mercato dei servizi portuali si presta difficilmente alla definizione di un modello organizzativo unico da applicarsi in tutti i porti europei.
L’ultima iniziativa comunitaria su una politica portuale è stata lanciata in primavera e fino ad oggi il dibattito pubblico è stato piuttosto carente, con una timida presa di posizione di ESPO, l’associazione europea dei porti e un comunicato stampa congiunto di ECSA, l’associazione europea degli armatori, ECASBA, l’associazione europea degli agenti marittimi e CLECAT, l’associazione europea degli spedizionieri.
Nella nota le tre associazioni di categoria hanno sposato l’intento della Commissione di incrementare la trasparenza in tutti gli aspetti legati alle operazioni portuali e di assicurare che i principi del Mercato Unico vengano garantiti durante la fornitura dei servizi portuali in tutti gli stati membri, ma hanno sottolineato l’omissione nella normativa di alcuni servizi portuali come il servizio passeggeri, il lavoro portuale e l’autoproduzione, proprio i settori, secondo le tre categorie, dove la trasparenza è più carente. Pollice in su per le misure che verranno adottate nel regolamento per aumentare la trasparenza nel regime tariffario di ogni porto europeo e per concedere una certa flessibilità commerciale nel fissare le stesse, mentre sono stati espressi dubbi sulla decisione di permettere alla Commissione Europea di stabilire i criteri secondo i quali le tariffe portuali possono essere riviste per quelle navi che rispettano determinati target ambientali. Sia ECSA che ECASBA sostengono che solo l’IMO possa in qualche modo stabilire tali criteri.

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Pubblicato il
23 Novembre 2013

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