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Mannocci (Prc Livorno) no alla paralisi del commissariamento

Da Vladimiro Mannocci, segretario di Rifondazione Comunista di Livorno, riceviamo:

Vladimiro Mannocci

In questi tempi si corre spesso il rischio di abituarsi e considerare fatti normali, persino cose di buon senso, situazioni che, al contrario non sono né normali né possono essere considerate accettabili e ragionevoli. E’ il caso dei commissariamenti sistematici delle Autorità portuali ai quali ci ha abituato da circa due anni il ministro Lupi. Questa prassi, adottata fin dall’inizio dell’attività di Lupi quale ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, è apparentemente motivata dal buon senso. Si dice: poiché è imminente una radicale riforma dell’attuale disciplina che regola la portualità nazionale è bene non insediare nuovi presidenti che, in qualche modo risulterebbero di ostacolo all’introduzione di una nuova legge che, verosimilmente ridurrebbe il numero delle Autorità, ne muterebbe (forse) la natura giuridica e ne cambierebbe le competenze.
[hidepost]Tutto logico e regolare dunque? Non direi. In primo luogo perché l’apparente ragionevolezza di questo ragionamento è viziata dal lunghissimo tempo e dalle forti incertezze politiche che hanno accompagnato la gestazione della riforma, oggi nelle mani di una “ commissione di saggi” nominata ad hoc dallo stesso Lupi. Il tempo della quotidianità dell’amministrazione ed il “respiro” e la necessaria autorevolezza della pianificazione non possono sopportare un’incertezza che dura almeno da due anni. Inoltre non serve essere fini giuristi per comprendere che le leggi non possono essere sospese nella loro applicazione. Se si voleva sospendere la legge 84/94, almeno nella parte relativa alle nomine degli organi, sarebbe stata necessaria una norma specifica che, magari, preannunciasse, nel sospendere, i criteri di massima della riforma in modo tale da motivare adeguatamente una misura eccezionale. Qualcuno dirà, ma almeno il ministro ha dimostrato coerenza, mantenendo con rigore una linea improntata a facilitare la riforma. Anche qui bisogna dire che non è così. Basti pensare che quando c’è stato da nominare presidenti amici di partito come nel caso di Palermo ovvero potenti esponenti del PD come nel caso di La Spezia, il rigore di Lupi è stato accantonato. Si dirà ancora che nel caso di Livorno è utile ed opportuno un procedimento di accorpamento delle Autorità Portuali di Piombino e Livorno. Vero e condivisibile ed allora, già nell’attuale quadro costituzionale e legislativo si predispongano gli atti per giungere alla fusione dei due enti. Si convochino i Comitati Portuali e si pronuncino gli Enti locali e la Regione. Se ci si crede davvero, insomma, si può andare verso la strada della razionalizzazione e della riforma. Quello che non è accettabile è la paralisi. Peraltro, è notizia di oggi, il ministro Lupi nominerà presidente dell’Autorità portuale di Trieste Zeno D’Agostino, candidato del Comune di Trieste, passando da un breve commissariamento tecnico per esperire tutte le procedure. Giustamente la Serracchiani aveva rivendicato la necessità che il porto di Trieste avesse un presidente con pieni poteri. Figuriamoci Livorno che si appresta a chiedere al Governo di essere classificata come “area di crisi complessa”, in pratica uno stato di calamità economico e sociale.
Vladimiro Mannocci

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Pubblicato il
14 Gennaio 2015

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