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Se a Genova amano lo spezzino…

GENOVA – Il segnale è arrivato forte e chiaro: i genovesi, anche quelli che hanno asfaltato il Pd nelle recenti votazioni per il nuovo assetto in Regione, chiedono a Luigi Merlo di rimanere alla presidenza della Port Authority. Persino il neo-presidente regionale Giovanni Toti l’ha chiesto formalmente, con un beau geste poco consueto in politica.
[hidepost]Nella città del mugugno istituzionalizzato, la generale richiesta fa riflettere. Anche perché Merlo non è nemmeno genovese, bensì dell’“odiata” La Spezia. O forse lo vogliono proprio perché non è genovese? A pensar male, diceva quel tale, si fa peccato ma spesso s’azzecca.
Una parte del problema, nella vicenda, è che Merlo, da raffinato politico, sa di avere un problema: le aspirazioni politiche (con annessa ultima bruciante sconfitta) della consorte Raffaella Paita. Tanto che correttamente aveva preannunciato le proprie dimissioni dalla Port Authority in caso di vittoria della moglie alle regionali. La vittoria non c’è stata, ma certe sconfitte contano. Per di più Merlo ha meno di un anno dalla scadenza del suo secondo mandato in Authority. Quindi le dimissioni anticipate – dicono con un pizzico di malignità i suoi avversari – non sarebbero una grande rinuncia.
A quanto pare tutto il cluster portuale di Genova non la pensa così e chiede a Merlo di non liberare la poltrona. Anche perché – e qui si torna al pensar male… – c’è chi teme che se liberasse il posto in anticipo ad occuparlo cercherebbe di precipitarsi Claudio Burlando. Di cui tutto si può dire – politico più che navigato, buon ministro a suo tempo, renziano non di travolgente entusiasmo e con una certa fama di sfigato che non lo aiuta – meno che raccolga entusiasmi sul porto. Almeno per ora: visto che anche a Genova è normale saltare tutti, anche all’ultimo, sul carro del vincitore.
Merlo, novello Amleto, come si sa non avrebbe ancora sciolto la riserva: se rimanere fino a scadenza o no. Personalmente l’ho simpatico da lungo tempo: da quando era assessore a La Spezia e ci trovavamo insieme a dirigere la scuola di vela dell’Assonautica di Lerici, poi passata al Centro Vela di Caprera. Non sprecava parole, andava dritto al problema, aiutava a risolverlo. Non credo sia cambiato da allora. Anche perché nella diatriba interna ad Assoporti, a torto o a ragione è stato tra i pochi ad avere il coraggio di sbattere la porta. Mi dicono che adesso aspiri, ad esperienza portuale conclusa, al parlamento di Bruxelles con le prossime europee. Gli auguro, come si dice in mare, in c..o alla balena; ma nell’attuale incertezza sulla riforma portuale, forse non farebbe male a rimanere fino alla scadenza naturale al timone della barca portuale genovese come gli chiedono tutti. Credo che lo farà, perché non è tipo da arrendersi. Ha tanti nemici interni? Io sono anziano, ma ricordo un anziano detto che oggi forse non andrebbe citato, anche se contiene del vero : tanti nemici, tanto onore.
Antonio Fulvi

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Pubblicato il
13 Giugno 2015

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