La felicità? Si misura con l’Onu

DUBAI – È d’obbligo una rigorosa premessa: questo corsivo d’oggi c’entra poco con il nostro target di giornale economico-marittimo. Però, come scriveva Oscar Wilde, sò resistere a tutto meno che alle tentazioni. E la parola “felicità”, in tempi come questi, è la tentazione delle tentazioni. Scusatemi, non ne approfitterò.

La notizia è che l’iniziativa delle Nazioni Unite (Onu) per la classifica dei paesi più felici del mondo, vede l’Italia al 48° posto. E fin qui, poca sorpresa: ce l’aspettavamo, se non peggio. Proprio ieri su un quotidiano nazionale c’era la classifica dei paesi più tassati, dove siamo – non solo in un quadro europeo – i primi in assoluto. Dicono che i quattrini non fanno la felicità, ma aiutano. Non commento. Commentava invece lo specialista del quotidiano: il quale sottolineava che con questo regime di tassazione, su imprese e cittadini, pensare a una ripresa è utopia. Chissà perché, è la stessa idea di quasi tutti. Meno che dei nostri governi, naturalmente. Che non aumentano le tasse, questo no: ma le accise. Che non sono tasse anch’esse? Giochi di parole…

Torno alla felicità: nella classifica delle Nazioni Unite, su 155 nazioni la Norvegia è il paese più felice del mondo, per qualità della vita e benessere dei cittadini. Segue la Danimarca. In fondo all’elenco i paesi sub-sahariani e (ovviamente) Siria e Yemen, martoriati e insanguinati. Da buon mediterraneo, mi chiedo come si fa ad essere felici in Norvegia e Danimarca, di cui riporto ricordi grigi, con grigi week-end tra giovani ubriachi o tristanzuoli che sognavano i mari del sud. Ma non voglio, ovviamente, generalizzare. A Riva del Sole, vicino a Grosseto, le svedesi d’estate calavano come le cavallette, a cercarvi la felicità. Ma forse erano altri tempi, quando anch’io ero infinitamente giovane.

Oggi tra chi scala le posizioni a tutta birra, emergono gli Emirati Arabi Uniti. Un tempo si credeva perchè affogano nel petrolio, ma non è così. Secondo le Nazioni Unite è perchè stanno dedicandosi a un forte potenziamento dei servizi sociali. E ci credono tanto che dall’anno scorso hanno istituito addirittura un ministro per la felicità. Che a sua volta ha lanciato un progetto “Vision 2021” con l’immodesto (ma determinato) obiettivo di fare degli Emirati entro cinque anni uno dei primi quattro paesi al mondo come tasso di felicità.

Concludo, perché non vorrei che vi venisse da piangere pensando all’Italia. “Siamo convinti che se non misuriamo il livello di felicità del popolo – ha dichiarato la giovanissima ministra Ohoud al-Roumi – non possiamo migliorare”. Saranno anche parole, soltanto parole. Ma confrontatele con quelle dei nostri ministri, di ieri e di oggi, e provate a chiedere agli italiani qual’è il loro livello di felicità sociale. Forse giocare a calcetto, sperando in una raccomandazione di lavoro…

Antonio Fulvi

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