Governance e le Idi di settembre

LIVORNO – Allora, visto che siamo già a luglio – anticamera di quell’agosto che in Italia scappa da ogni tipo di decisione per rimandare tutto a settembre – vogliamo provare a fare il punto sulla governance portuale, partendo proprio dal “caso Livorno”? Dai, proviamoci.

Sistemato com’è ora, il “sistema” portuale Livorno-Piombino non potrebbe stare peggio. C’è un presidente, l’ingegner Stefano Corsini, che è l’unico fatto certo, istituzionalmente e legalmente ineccepibile. Dopo di che, nebbia fitta. Ah, scusaste: c’è anche il logo, che Corsini s’è subito preoccupato di varare. Come a dire: c’è l’etichetta del barattolo, ma il barattolo è vuoto, anzi non c’è. Le ironie si sprecano.

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Il “sistema”, a cento e rotti giorni dall’arrivo del presidente, non sistema niente: il segretario generale non c’è, perché Corsini ha potuto solo proporre la riconferma “pro tempore” di quello del solo porto di Livorno: tra l’altro subito impallinato da un ricorso al Tar del Comune. Il comitato di gestione quindi non c’è, perché Corsini seguendo il Delrio-pensiero ha rifiutato di inserirvi il sindaco Nogarin, il sindaco ha ricorso al Tar e si è bloccato tutto. Cose note, direte voi. Ma tirano dietro cose forse meno note, che però tutti (o quasi) credono di sapere: il patto più o meno segreto tra Corsini, il governatore Rossi e il ministro Lotti per far finire a Provinciali l’incarico di segretario fino alla staffetta che gli farebbe subentrare Roberta Macii entro la fine dell’anno; il mondo portuale livornese, ma forse anche parte di quello di Piombino, che alla Macii preferirebbe il comandante Nerio Busdraghi, ovvero un tecnico puro esperto delle cose concrete dei porti; il Pd che è spaccato anch’esso, con i piombinesi – specie i non renziani – che non si danno pace dall’oblio in cui è stato ingiustamente parcheggiato Luciano Guerrieri, ottimo presidente del porto, ottimo commissario, ottimo amministratore. Eccetera.

Il “caso Livorno” ovviamente non è solo fatto di questi nomi. Incombe come una nube minacciosa, subito a pelo d’orizzonte, la faccenda della piattaforma Europa. Che non è più piattaforma ma è Darsena: e che probabilmente – anche se entriamo nelle segrete cose – sarà darsenetta o darsenina. Aspettiamo che ce lo dicano, là dove si puote ciò che si vuole. Ma certo sarà difficile, qualsiasi sia la formula che vorranno adottare, impedire al sindaco Nogarin di fare la ruota come un pavone, lui che per primo aveva tacciato il progetto e la relazione della Ocean Consultant come “una vergogna” pagata a peso d’oro.

C’è solo un dubbio, a questo punto: se il Tar davvero dovesse sbloccare il “caso” entro le prossime tre settimane, o se andrà tutto a settembre. Peggio: come dicevano i nostri avi: alle Idi di settembre. Che non saranno facili nemmeno per Delrio e il suo governo, visto che anche solo dando un’occhiata ai porti del Tirreno, il partito della riforma portuale non ha più le città portuali più importanti: né Genova, né La Spezia, né Livorno, né Civitavecchia, né Napoli. E con due interrogazioni parlamentari dei 5Stelle che certo non lo situano sui casi di Livorno e di Civitavecchia. Siamo al si salvi chi può?

Antonio Fulvi

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