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Darsena Europa, la “bestemmia logistica” del Calambrone

LIVORNO – Zitti zitti, piano piano, eppure la scadenza dopo la presentazione delle dichiarazioni d’interesse alla gara per la Darsena Europa è ormai alle porte. Anzi, la procedura aperta dall’Autorità di sistema di Palazzo Rosciano, emessa il 2 febbraio scorso, si è chiusa il 13 marzo. Ora a palazzo Rosciano si lavora per costituire la commissione giudicatrice, che concluderà i lavori con l’assegnazione provvisoria probabilmente entro fine estate. Sull’assegnazione definitiva, visto il precedente della gara per la Porto 2000, meglio non fare previsioni.

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Oggi si sa che i gruppi interessati sono una dozzina, anche se non è ancora totalmente ufficializzata né la loro risposta né l’eventualità di joint ventures tra grandi terminalisti. Ma indipendentemente da chi parteciperà, e dal progetto che presenterà (il progetto esecutivo fa parte della gara, salvo le opere di protezione foranea che spettano al pubblico) attualmente esiste ancora il nodo, non minimale, della strettoia alla radice della Darsena Toscana da anni condizionata da ben due ponti girevoli – stradale e ferroviario – e dalle famigerate porte vinciane.

È un elemento acquisito e non contestato che per i traffici previsti nella Darsena Europa sia indispensabile tombare lo stretto budello dallo Scolmatore alla Darsena Toscana, facendo sfociare in mare lo stesso Scolmatore e il Canale dei Navicelli. La Regione Toscana ha già provveduto a rinforzare le rive della foce, allungando due dighe foranee e dragando la soglia marina. Ma l’elemento Sine Qua Non rimane oggi lo spostamento della strada per Tirrenia con la demolizione del ponte sulla foce e la sua ricostruzione più a monte, secondo quel progetto che sembra ormai accettato che ha preso il nome di Enrico Bonistalli, suo primo “presentatore” e sostenitore. Anche l’Autorità portuale, inizialmente perplessa, sembra ormai convinta: e la soluzione potrebbe arrivare anche di concerto con il grande piano di potenziamento di Camp Darby che prevede massicci investimenti proprio sul Canale dei Navicelli.

Comunque vada, il budello oggi regolato dalle porte vinciane va tombato: e va tombato al più presto. Come si vede dalla documentazione fotografica qui a fianco, il ponte girevole ferroviario (che tra l’altro è costato uno sproposito) condiziona pesantemente il flusso dei treni, avendo un solo misero binario malgrado il tracciato realizzato da RFI abbia da una parte e dall’altra del ponte un fascio di binari. La priorità degli interventi, che devono essere necessariamente in sequenza, è legata alla realizzazione del ponte stradale “Bonistalli”, molto più pratico e meno costoso dell’ipotesi di un ponte levatoio a fianco dell’attuale viadotto alla foce. Tutti gli operatori portuali, compresi quelli che aspettano con crescente impazienza il famoso “scavalco” verso l’interporto Vespucci, spingono perché siano risolti gli ultimi nodi burocratici. Perché pretendere di partire con i progetti per la Piattaforma Europa avendo un ottocentesco “imbuto” stradale e ferroviario d’accesso sarebbe una vera bestemmia logistica.

A.F.

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Pubblicato il
4 Aprile 2018

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