Visita il sito web
Tempo per la lettura: 2 minuti

Jones Act e registro: un commento

LIVORNO – Riceviamo da un nostro attento lettore.

Forse sarebbe opportuno informare in maniera meno parziale i lettori in merito all’efficacia dell’ormai “antidiluviano” Jones Act, soprattutto per la buona pace del tanto nostro bistrattato “Registro Internazionale”. Ed in particolare in risposta al nostro ben noto autolesionismo nazionale, tematica in cui riusciamo a primeggiare. Di seguito alcune precisazioni; ovviamente pronto per un dibattito pubblico leale ed educato laddove Lei ed il dottor Onorato lo vogliano.

[hidepost]

– Il n. di 39 mila navi fa riferimento a tutte le tipologie di imbarcazioni operanti sotto bandiera Nazionale. Tenga conto che circa 16 mila sono costituite da “barges” od altri tipi di imbarcazioni di supporto che poco si confrontano con le navi operanti in c.s. “Flag State”.

– Se si vuole operare un’effettiva comparazione il n. delle navi si riduce a 3.667 (cfr. Clarkson Shipping Intelligence – World Fleet).

– Gli effetti del Jones Act non sembrano andare verso quanto auspicato dal dottor Onorato in quanto il n. delle navi globalmente impiegate sotto Jones Act si è ridotto dal 2006 ad oggi.

– Il n. delle unità impiegate nel settore “Trasporti Marittimi” si è parimenti ridotto, e globalmente è ben inferiore (250 mila unità) rispetto al totale risorse impiegate nel nostro Paese (circa 470 mila unità).

– La Flotta Statunitense ha un’età media di oltre 30 anni (cfr. Clarkson) e, se consideriamo le suddette navi di supporto impiegate attraverso “Jones Act”, tale età supera ampiamente i 40 anni. La nostra Flotta ha un’età media di poco superiore ai 10 anni.

– Il “seaborne trade” Statunitense sfiora le circa 800 mil. di metric/tons, praticamente oltre 6 volte quello interno Italiano, e gran parte avviene per vie d’acqua “interne”; quindi ogni paragone con l’Italia è improponibile stante la diversa “morfologia” geografica e demografica (come paragonare le “patate con le mele”).

In sintesi, gli USA stessi sono abbastanza delusi del modello “Jones Act” che, soprattutto alla luce dello sviluppo del mercato “shale Oil/Gas”, rischia di penalizzare la competitività e di impattare negativamente sull’economia, tant’è che da tempo si parla di riforma ed “allentamento” dei termini del Jones Act. Mi sembrava onesto ed opportuno precisare quanto precede.

Fabrizio Vettosi

[/hidepost]

Pubblicato il
4 Luglio 2018

Potrebbe interessarti

Livorno: leviamo i levatoi!

D’accordo, ora che il guaio è successo – ponte levatoio bloccato, porto industriale isolato, tutti improvvisamente a maledire l’assurdo snodo del Calambrone – finalmente La mia non è più vox clamantis in deserto: e...

Leggi ancora

Il dito e la Luna

La guerra all’Iran, una delle tante feroci guerre in corso, ha dunque colpito in pieno il lato debole dell’economia nazionale, i flussi d’energia. Gli analisti di tutto il mondo hanno chiarito – come ha...

Leggi ancora

…Eppur si muove?

Il ponte dei sospiri, sulla foce del Calambrone a Livorno, sembra finalmente nella fase di sospirata riscoperta della sua priorità. Al presidente della Regione Toscana Eugenio Giani va riconosciuto che nel recentissimo incontro con...

Leggi ancora

Meglio Tardino che mai

Non ci rimane che riderci sopra. A Palermo, dopo più di un anno, le forze politiche hanno smesso di scannarsi tra loro e finalmente hanno concordato sul nome del nuovo presidente dell’Autorità di Sistema...

Leggi ancora

Ets, masochismo o ignoranza?

Nel recente incontro a Roma sulla pianificazione europea dei trasporti marittimi – riferisce un approfondimento della “Federazione del mare” – il presidente di Confitarma, Mario Zanetti, ha evidenziato come la decarbonizzazione sia un obiettivo...

Leggi ancora

Sul ponte dei sospiri

No, non scrivo su quello di Venezia. Ce l’abbiamo anche noi a Livorno il ponte dei sospiri: anzi, quattro ponti dei sospiri, come scrive il direttore riportando l’accordo sottoscritto a Firenze, sul tavolo della...

Leggi ancora
Quaderni
Archivio