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Sequestri, Autorità, amarezze

LIVORNO – Comunque la si voglia leggere, la grana nata alla radice della Darsena Toscana con il sequestro da parte dell’Autorità Marittima della tensio-struttura Grimaldi autorizzata dall’Autorità Portuale è di quelle che, amarezze a parte, rischiano d’innescare grane ancor più grosse. Ed è superfluo dire che rappresenta, insieme al collasso del ponte Morandi a Genova, un altro crollo: quello della credibilità di un sistema nazionale che consente – sia pur attraverso i cavilli – uno scontro così diretto e clamoroso tra due istituzioni che dovrebbero invece cooperare per il bene comune del porto.

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Le cronache dei quotidiani hanno riportato, con più o meno imparzialità, le posizioni assunte dal gruppo Grimaldi – che si considera parte lesa e contesta il provvedimento dell’ammiraglio Tarzia di sequestro della sua struttura provvisoria “imposta” a suo dire dall’Autorità portuale con tutte le autorizzazioni – dal presidente dell’Asamar Bonistalli – che sui permessi e concessioni oggi sequestrati si era duramente espresso già due volte in commissione consultiva e quindi dà ragione a Tarzia, anzi plaude la difesa della pubblicità di aree e banchine – e dell’Autorità portuale, che per bocca del suo segretario generale Provinciali ha parlato di inghippo burocratico presto risolto.

C’è da sperare che sia così: e che Provinciali non sia stato – come qualche volta gli capita – eccessivamente ottimista. C’è di mezzo la magistratura, e questo vuol dire che in ogni caso la faccenda non si concluderà in pochi giorni. Baldissara, l’uomo-Grimaldi di vertice, ha dichiarato che loro intanto non smonteranno niente di quanto contestato dall’Autorità Marittima: hanno speso 2 milioni e lavorato in emergenza proprio sulla base di precise disposizioni di Palazzo Rosciano. Che dunque – ha in sostanza commentato con amara ironia – Autorità marittima e Autorità portuali si parlino invece di azzuffarsi alla lontana, come se fossero di due paesi diversi o di due pianeti di diversi sistemi.

C’è da presumere che la faccenda sia già sui massimi tavoli delle massime autorità di riferimento. Sentiremo tuonare i cannoni di Roma o finirà, come qualche volte succede, con un compromesso? Finiti quelli storici, rimangono pur sempre quelli sui poteri di agire secondo le leggi. Che, come ricordava Andreotti, per alcuni si applicano, per altri si interpretano. Da capire chi, come, quando e – se non lo avete ancora capito – perché. Con una ulteriore amarezza: che la legge di riforma della riforma continui a perpetrare quelle incertezze di competenze che alla fine mettono due Autorità come le citate l’un contro l’altra in perfetta buonafede e sicure ciascuna di essere nel giusto. Con chi lavora stritolato nel mezzo.

Antonio Fulvi

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Pubblicato il
5 Settembre 2018

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