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L’ANGOLO (del) MARITTIMISTA – I dragaggi portuali nel panorama italiano

Luca Brandimarte

Il nostro collaboratore dottor Luca Brandimarte, junior advisor for EU and legal affairs anche in

Assarmatori, affronta oggi il tema riguardante i dragaggi portuali.

ROMA – Affrontiamo oggi una tematica di notevole rilievo che presenta non poche criticità dal punto di vista normativo per il nostro settore: trattasi dei dragaggi portuali.

Per evidenti ragioni di sintesi che questa sede ci impone, ci limiteremo a cercare di fornire il quadro d’insieme che caratterizza il panorama normativo di tale tematica, evidenziando brevemente quelle che sono le attuali criticità unitamente a possibili soluzioni di carattere pratico.

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Ma andiamo con ordine.

Il dragaggio è l’operazione di escavo dei fondali marini eseguita mediante “draghe” (i.e. macchine scavatrici) volta alla asportazione di materiali (quali sabbia, detriti e ghiaia) da un fondo subacqueo, sia in acque marine poco profonde, sia in zone di acqua dolce, per poi ricollocarli altrove.

Le operazioni di dragaggio producono quindi del materiale di scarto che viene asportato dall’area dragata e può essere re-impiegato per ricavare altro materiale da utilizzare, ad esempio, per il recupero di terra dal mare o per altri scopi edilizi.

Tale tecnica, nella pratica, viene utilizzata per il mantenimento della navigabilità di porti, darsene e corsi d’acqua, nonché per l’ottenimento di materiale da utilizzare per il ripascimento delle spiagge.

In ambito portuale le operazioni di dragaggio sono disciplinate, anzitutto, dalla Legge n. 84/94 (“Legge portuale”) che all’articolo 5-bis, rubricato “Disposizioni in materia di dragaggio”, dispone che nelle aree portuali e marino costiere poste in siti di bonifica di interesse nazionale, ai sensi dell’articolo 252 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (“Codice Ambiente”), le operazioni di dragaggio possono essere svolte anche contestualmente alla predisposizione del progetto relativo alle attività di bonifica.

In questo contesto quindi, l’Autorità di Sistema Portuale interessata (“AdSP”) – rectius l’ente competente ovvero lo stesso concessionario dell’area demaniale in assenza di AdSP – presenta al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (“MIT”) e al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare (“Ministero dell’ambiente”) il progetto di dragaggio. Il tutto al fine di evitare che tali operazioni possano pregiudicare la futura bonifica del sito. Il MIT, quindi, con proprio decreto, approva il progetto entro trenta giorni sotto il profilo tecnico-economico e trasmette il relativo provvedimento al Ministero dell’Ambiente per l’approvazione definitiva (che anch’essa deve avvenire entro 30 giorni, salvo preventiva valutazione di impatto ambientale prevista però dalla legge solo in determinati casi).

A ciò, si aggiunge inoltre l’approvazione del D.M. 15 luglio 2016 n. 172 “Regolamento recante la disciplina delle modalità e delle norme tecniche per le operazioni di dragaggio nei siti di interesse nazionale” e del D.M. 15 luglio 2016 n. 173 “Regolamento recante modalità e criteri tecnici per l’autorizzazione all’immersione in mare dei materiali escavo dai fondali marini”.

Tuttavia, sebbene nel corso degli ultimi dieci anni la normativa regolante il mondo dei dragaggi portuali abbia subito notevoli miglioramenti rispetto al passato – nell’ottica, lo ricordiamo, di una semplificazione del quadro normativo esistente – l’attuale impianto normativo continua ad essere mal gestito e talvolta interpretato in maniera eccessivamente rigorosa e restrittiva dall’Amministrazione competente. Il tutto con un conseguente ritardo nella realizzazione degli escavi portuali, di fatto necessari per i porti italiani per mantenere la propria competitività sul mercato internazionale.

Pertanto, occorrerebbe – ad avviso di chi scrive – l’istituzione di una vera e propria “task-force” nazionale tra MIT e Ministero dell’ambiente, per fornire supporto alle Autorità di Sistema Portuale ai fini di un’omogenea implementazione nel territorio delle semplificazioni procedurali introdotte per la realizzazione degli escavi portuali. Da ultimo, uno dei possibili elementi di iniziativa potrebbe essere quello di valutare l’istituzione a livello centrale di un apposito Ufficio Dragaggi del Sistema Portuale Nazionale avente funzioni di monitoraggio, orientamento e raccordo tra i vari enti centrali per fornire l’adeguato supporto sopracitato alle AdSP interessate.

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Pubblicato il
22 Giugno 2019

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