Visita il sito web
Tempo per la lettura: 3 minuti

Vini: export USA nel caos per i minacciati dazi Trump

VERONA – I dazi aggiuntivi statunitensi creano forte incertezza, secondo i risultati dell’Osservatorio Vinitaly Nomisma Wine Monitor. E a farne le spese, a dicembre, non sono solo i paesi penalizzati in dogana ma anche l’Italia, minacciata da analoghi interventi.

È di 5,55 miliardi di euro infatti il valore complessivo del vino importato dagli USA nel 2019.

[hidepost]

La guerra commerciale USA-UE negli ultimi mesi – sottolinea l’Osservatorio – ha creato una serie di dinamiche negative nell’export del vino, e anche l’Italia è stata penalizzata da questa situazione. A dicembre l’export UE ha perso il 7% di valore rispetto al pari periodo dello scorso anno, con un -12% per i suoi vini fermi. Lo ha di nuovo rilevato l’Osservatorio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor, che ha elaborato i nuovi dati delle dogane USA sui 12 mesi del 2019. In questo circuito vizioso i produttori UE segnano il passo, con la Francia che negli ultimi due mesi vede i propri fermi cadere a -36% e la Spagna a -9%. Per contro, volano le forniture da parte del Nuovo Mondo produttivo, con la Nuova Zelanda che sale a +40% a valore e il Cile, a +53%.

Il mercato è confuso secondo il direttore generale di Veronafiere Giovanni Mantovani perché “contrassegnato prima da una corsa alle scorte e poi da grandi incertezze”. Si tratta di “Un clima che certo non giova agli scambi, fin qui molto positivi, e che speriamo possa cambiare il prima possibile” ha affermato Mantovani che auspica di “poter arrivare al prossimo Vinitaly in un rinnovato regime di pace commerciale con il nostro storico partner”.

“Ciò che emerge è uno scenario di forte incertezza sui principali mercati mondiali della domanda di vino, e questo è un fattore chiave da affrontare nell’anno in corso” aggiunge responsabile dell’Osservatorio Vinitaly Nomisma Wine Monitor, Denis Pantini .”Gli Stati Uniti ci consegnano un mercato che nel 2019 è aumentato nell’import globale, probabilmente anche più di quanto sia la reale crescita dei consumi, per effetto di aumento scorte a scopo precauzionale. Anche l’Italia chiude in crescita, sebbene continui a mantenere un prezzo medio nei fermi più basso della media, e con un traino forte degli spumanti”.

*

Riassumendo: è di 5,55 miliardi di euro il valore complessivo del vino importato dagli USA nel 2019, in crescita del 5,7% sull’anno precedente grazie alla corsa della domanda di spumanti (+11,1%). Tra i principali fornitori, è sempre testa a testa tra la Francia, a 1,92 miliardi di euro (+7,7%), e l’Italia (+4,2%) a 1,75 miliardi di euro, mentre è ottima la performance della Nuova Zelanda anche nei 12 mesi (+11,9). Tra le tipologie, faticano ancora i fermi & frizzanti italiani, in positivo dell’1,7% mentre sono convincenti una volta di più gli sparkling tricolori, anche lo scorso anno in doppia cifra a +13,7%.

Nel 2019, le importazioni totali di vino (a valore) nei mercati terzi sono cresciute quasi ovunque ad eccezione di Cina, Hong Kong ed Australia. Contestualmente, quelle dall’Italia, hanno registrato gli stessi trend per i medesimi mercati, salvo registrare un’ulteriore riduzione nel caso del Brasile. Gli USA hanno toccato il massimo storico in termini di vino importato (5,55 miliardi di euro) negli ultimi mesi probabilmente sostenuto dall’accennato accumulo di scorte in previsione dell’applicazione dei dazi sui vini europei (compresi quelli italiani) collegati al contenzioso Airbus-Boeing.

A dimostrazione di tale ipotesi, si rileva una chiusura annuale positiva per la Francia (+6% nell’import di vini fermi), mentre gli stessi scambi per l’ultimo bimestre (vale a dire nel periodo di applicazione dei dazi) evidenziano un calo cumulato del 36% rispetto allo stesso periodo del 2018. Se i dazi dovessero essere imposti anche sui vini italiani, si potrebbe verificare un analogo calo per il mercato USA. Un’altra pesate tegola per l’export italiano in un quadro di ormai evidente recessione mondiale.

[/hidepost]

Pubblicato il
15 Febbraio 2020

Potrebbe interessarti

Livorno, restituire è dura

Non c’è stato niente da fare: gli aumenti della retribuzione concessi ad alcuni funzionari dell’Authority del mar Tirreno settentrionale dall’allora presidente Luciano Guerrieri vanno restituiti. La Corte dei Conti, che su segnalazione dell’allora segretario...

Leggi ancora

Livorno, il maquillage del vecchio porto

Bisogna ammetterlo: c’è un impegno dell’Autorità di Sistema Portuale del mar Tirreno Settentrionale nella ripulitura, insomma di un tanto atteso maquillage, a Livorno all’area del Porto Mediceo, anche quella non impegnata dai grandi lavori...

Leggi ancora

Hormuz e le mine fantasma

Il dubbio, francamente, è venuto a parecchi: ma dove sono, se ci sono davvero, le micidiali mine navali che l’Iran avrebbe minato nello stretto di Hormuz? A incrementare le perplessità è arrivata una dichiarazione...

Leggi ancora

Gaudium Magnum, habemus Danieli (era ora!)

Mi dicono, dai recessi più profondi di Palazzo Rosciano, che finalmente stanno spolverano la poltrona del segretario generale dell’Authority livornese perché lunedì prossimo arriverebbe il nominato comandante Pierpaolo Danieli. Gaudium Magnum, recitano alla nomina...

Leggi ancora

Cogito, ergo vedo nero

Provo a fare una sintesi di quanto emerso e sta emergendo dalle diatribe sulla Darsena Europa, con tanto di chiarimenti dal commissario/prefetto e gallinaio vario sulle aree pressoché completate. È un’analisi mia personale, condita...

Leggi ancora
Quaderni
Archivio