Super-TAV ad Est?
BOLOGNA – Forse è perché al governo si sono scaldati con la speranza che arrivino i miliardi del “bazooka” della UE: forse perché ci sono ministri che partono per la tangente, lanciano idee grandiose ma che meritano il famoso titolo della commedia di Shakespeare (MidSummer Night’s Dream); o forse semplicemente perché serve, servirebbe, una grande opera, di quelle di cui c’è disperatamente bisogno per ripartire.
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Fatto è che quando il ministro del turismo Dario Franceschini ha rilasciato la settimana scorsa un’intervista al Corriere della Sera rilanciando l’idea di una ferrovia ad alta velocità – modello TAV – lungo la costa tra Bologna e Taranto, il coro dell’Adriatico è stato entusiasta. Rilancerebbe il turismo, che oggi è servito per tutta la costa Est d’Italia quasi esclusivamente da un’autostrada perennemente intasata; e aprirebbe la strada anche all’Alta Capacità (AC) cargo, mai abbastanza desiderata da tutti i porti che operano tra Ravenna, Bari e la stessa Taranto. Le imprese, gli stessi porti, lo shipping hanno benedetto le parole del ministro: anche perché l’idea non è nata oggi e viene coltivata a cicli carsici da anni. Adesso però i soldi ci sarebbero: e ci sarebbe prima di ogni altra cosa il bisogno disperato di mettere mano alle grandi opere infrastrutturali, per far ripartire il Paese.
Dov’è allora il problema? Franceschini ha glissato, ma gliel’hanno ricordato in tanti: con l’attuale Codice degli Appalti e se non si realizza la tanto sospirata – e tante volte promessa – riforma sostanziale della burocrazia, ci vorranno dai dieci ai quindici anni per fare questi circa 800 chilometri; con due terzi del tempo necessari per la sola burocrazia. E l’esempio del ponte ex Morandi di Genova, realizzato in un anno soltanto saltando tutta la parte burocratica e maccheronica? Fermi: il ministro delle Infrastrutture e Trasporti ha detto che non è un esempio ripetibile. Perché poi? Perché evidentemente va rispettata la Costituzione che dice: “l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro”. Postilla: “dei burocrati”. Amen.
A.F.
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