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Per le flotte mondiali, “Navigare necesse est”

GENOVA – La crisi mondiale del Covid-19 e la conseguente pandemia economica che sta coinvolgendo tutto il trade anche e specialmente sul mare, non ferma i programmi delle grandi compagnie di navigazione. Che all’insegna del famoso motto di Gneo Pompeo “Navigare necesse est” stanno elaborando tra nuovi arrivi e nuovi noleggi la composizione delle proprie flotte container.

Dalla tabella che pubblichiamo qui sopra si evincono alcune interessanti considerazioni. La prima è che rimane incontrastata in testa alla classifica l’europea APM-Maersk, anche come numero di navi di proprietà; incalzata dall’altra europea, la MSC al secondo posto come capacità di TEUs, ebbene la sua flotta sia costituita in buona parte da navi noleggiate (74,5%). La terza posizione di Cosco la dice lunga sui cinesi, anche se per gli ordini la compagnia rimane relativamente prudente. Al contrario della taiwanese Evergreen che ha scalato la classifica fino al 7° posto ed ha il record di navi ordinate, ben 61 per il 42,3% della flotta. Al contrario di Zim che dopo la cura di rilancio non ha navi in ordinazione e segue la politica di operare con la quasi totalità di navi noleggiate (93,3%).

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Mancano ad oggi i dati sulla tipologia delle navi, specie per i tipi di motorizzazione, anche se sta crescendo a ritmi incalzanti l’ordinazione di navi “ibride”, cioè in grado anche di utilizzare il GNL come carburante.

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La compagnia di navigazione danese Maersk intanto ha abbattuto il primato della nave portacontainer ceduta per scrap fino ad oggi, superando un primato fatto segnare appena poche settimane fa.

Dopo la recente cessione per demolizione (riciclo) delle due navi portacontainer Kokura e Kawasaki (ex-Katrine Maersk ed ex-Kirsten Maersk) da 7.403 TEUs e 23 anni d’età (entrarono sul mercato nel 1997), la shipping company danese ha infatti appena dismesso anche la Sine Maersk da 9.600 TEUs di capacità costruita nel 1998 (22 anni). Secondo Alphaliner quest’ultima nave, gemella delle altre due recentemente demolite ma con maggiore capacità a seguito di un intervento di allungamento durante la sua storia professionale, sarà la più grande (per capacità di TEUs) portacontainer mai demolita fino ad oggi.

Sempre secondo quanto rivelato da Alphaliner la Sine Maersk verrà fatta a pezzi in un cantiere turco, ad Aliaga, e non in Asia, ottenendo circa 100 dollari in meno per ogni tonnellata di acciaio riciclabile.

Oltre alla notizia del primato dimensionale, anche il fatto che Maersk opti per una demolizione meno redditizia ma più eco-compatibile rappresenta un’evoluzione importante all’interno del mercato dello shipping perché si traduce per l’armatore in una rinuncia a diversi milioni di dollari.

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Pubblicato il
11 Luglio 2020

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