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Spediporto e Trasportounito lanciano l’allarme autisti

GENOVA – “Non è certo facile entrare in una materia tanto complessa e delicata quale quella della prevenzione sanitaria, soprattutto in un momento di pandemia mondiale – scrivono in una allarmata nota Spediporto e Trasportounito – ma non possiamo neanche dimenticarci di chi, come autisti, drivers ed operatori della logistica, non hanno mai smesso di svolgere il proprio dovere consegnando, anche in pieno lockdown, generi alimentari, sanitari e di approvvigionamento, tanto per l’industria che per i comuni cittadini. Con il nuovo DPCM del 24/10/2020 sono ormai abbandonati a loro stessi.

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Giuseppe Tagnochetti – responsabile regionale ligure di Trasportounito Liguria – lancia l’allarme a Regione Liguria e MIT e così commenta i fatti: “Nei fine settimana si verifica uno scenario paradossale, che si ripete tutti i giorni: migliaia di autisti resteranno bloccati in porti, interporti, retroporti e zone di scambio logistico, senza la possibilità di avere alcun punto di ristoro accessibile o anche solo un servizio igienico da utilizzare. Il DPCM all’art. 2, let. F) infatti prevede la possibilità di apertura solo per gli esercizi di somministrazione di bevande ed alimentari siti lungo le autostrade e negli aeroporti (peraltro desolatamente vuoti) e non prevede invece l’estensione della medesima norma anche a porti, interporti, aree di scambio intermodali, aree di sosta attrezzate per veicoli industriali o nelle aree di rifornimento lungo le grandi vie di comunicazione internazionale”. Di fatto per decine di migliaia di operatori che oggi svolgono un servizio essenziale e continuativo per il paese – ricordiamo come la logistica infatti non si ferma mai neanche il Sabato e la Domenica – sarà impossibile trovare un posto dove consumare un pasto, comprare un caffè o anche solo avere una toilette a disposizione.

“È una situazione assurda che porta Regione Liguria a chiedere un emendamento della norma al MIT – commenta anche Giampaolo Botta direttore generale di Spediporto – il mondo della logistica non conosce sosta, lavora 24/7, questo per garantire a tutti gli italiani di trovare la mattina i supermercati riforniti, così come tutti gli altri negozi, e di dare continuità all’industria produttiva, ma i nostri lavoratori sono stati abbandonati. Chi ha scritto la norma probabilmente non sapeva che ogni giorno migliaia di persone lavorano all’interno di porti, retroporti, centri intermodali dove non vi è nulla se non qualche punto di ristoro per consumare un veloce pasto. È una questione di civiltà, nei confronti di tantissimi lavoratori, già costretti spesso a dormire per strada, nei propri veicoli ed ora senza la possibilità di avere un minimo di conforto. Questa norma è da rivedere, così come scritta è inaccettabile”.

La richiesta, già avanzata a livello nazionale dalle principali sigle dell’autotrasporto è quella di modificare la norma contenuta nell’art. 2, lett. F del DPCM estendendo la deroga lì contenuta anche a “gli esercizi di somministrazioni di alimenti e bevande siti nelle aree di sosta, nei porti, stazioni marittime, retroporti, interporti, piastre logistiche, nodi di scambio intermodale e nelle aree di sosta delle grandi direttrici di comunicazione ed in quelle non raggiungibili attraverso la rete autostradale.

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Pubblicato il
18 Novembre 2020

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