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Piano Enel: soluzioni o problemi?

LIVORNO – Non siamo più, come porto, l’ombelico del Mediterraneo: quando “inventammo” il contenitore nello scetticismo generale, o quando eravamo il primo porto con i traffici verso gli USA. Però anche questa volta ci tocca una primizia: la decisione del colosso Enel di trasformare le centrali elettriche dismesse o in dismissione in piastre logistiche free-tax.

Ne abbiamo già scritto, riportando il comunicato ufficiale; che non riguarda solo la centrale di Livorno (nella foto, con in rosso nel dettaglio l’area portuale che occupa) ma almeno altre cinque centrali portuali. Vi ripubblichiamo il comunicato, perché ha aperto – ad oggi senza altre spiegazioni – non pochi interrogativi. Eccolo:

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“La realizzazione di una rete di depositi doganali testimonia la vicinanza di Enel alle comunità in cui opera e conferma il nostro impegno nella ricerca di nuove soluzioni per l’utilizzo delle aree e degli impianti che hanno terminato il proprio ciclo di vita e che non verranno più usati a scopi energetici – afferma Carlo Tamburi, direttore di Enel Italia”. “La costituzione della nuova società oltre a migliorare l’infrastruttura logistica del Paese, legata alla movimentazione e allo stoccaggio delle merci, rappresenterà un esempio concreto di economia circolare grazie al riutilizzo di infrastrutture esistenti e alla creazione di concrete opportunità di sviluppo per il territorio”.

“Con questo progetto si intende intercettare parte dei flussi di container che transitano nel Mediterraneo e che per la mancanza di infrastrutture proseguono verso il Nord Europa, dove avviene lo sdoganamento per poi essere trasferiti verso le destinazioni finali. I depositi doganali vengono utilizzati per sospendere l’imposizione tributaria delle merci in importazione, in attesa del trasporto e della consegna a destinazione finale. Ciò permette di effettuare lo stoccaggio, la manutenzione e la riparazione dei container oltre alle attività di distribuzione e smistamento e all’eventuale trasformazione in loco delle merci”.

“Il riutilizzo di strutture esistenti, nel rispetto dei principi dell’economia circolare, permetterà notevoli vantaggi ambientali, grazie all’estensione della vita delle aree che verranno riconvertite; economici, con la valorizzazione di competenze e asset esistenti; e sociali, attraverso la creazione di nuovi posti di lavoro”.

In tutti i porti dove l’Enel intende operare, si apre una prospettiva nuova, ma anche qualche problema. Il primo: il comunicato parla di container, ma se così fosse butterebbe all’aria la programmazione delle AdSP di ogni porto container, dove già operano terminal sui quali si è investito e si sta investendo molto. Il secondo problema riguarda il metodo: dopo il comunicato, risulta che Enel abbia scavalcato le comunità portuali illustrando i propri piani (molto generali per ora, per non dire generici) alle istituzioni, che si sono ben guardate di farne un atto pubblico. A Livorno, per esempio, c’è stata un’informativa tra AdSP, Comune e Regione ma né la commissione consultiva del porto né tanto meno il comitato portuale ne hanno discusso in maniera approfondita. L’Asamar ha espresso qualche dubbio, la Spedimar come sempre tace (o come diceva il vecchio motto “Quandoque bonus dormitat Homerus), l’interporto Vespucci si è detto preoccupato perché sarebbe una concorrenza pesante.

E allora, perché non se ne parla? Certo, la proposta Enel si proietta in un futuro lontano, per alcuni porti lontanissimo. Per demolire le vecchie centrali ci vorranno mesi di lavoro e anni di burocrazia. Poi ci sono le relative bonifiche. Risulta a Livorno – dove ovviamente siamo più informati – che all’acquisto di alcune delle aree affacciate sul canale industriale si fossero interessati anche i fratelli Bartoli, che appaiono poco ma hanno molte mani in pasta sulle aree portuali; ma abbiano desistito per il costo spropositato delle bonifiche. Sempre per Livorno ci sarebbe il problema della viabilità, di un indispensabile raccordo ferroviario, e specialmente della resecazione del Magnale dove tra l’altro corrono i tubi ENI del famigerato “microtunnel”. Già: vuoi vedere che anche con il piano di conversione della raffineria ENI – questo correttamente presentato e discusso in Comune – il microtunnel potrebbe rivelarsi inutile o almeno in posizione sbagliata?

Concludiamo: non sarebbe il caso di affrontare i due temi in un chiarimento allargato alla città (e alle città) invece di menarci il belin sulle vaghe stelle dell’Orsa?

A.F.

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Pubblicato il
20 Gennaio 2021
Ultima modifica
21 Gennaio 2021 - ora: 10:38

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