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Caro logistica, cercasi diagnosi e terapie

LIVORNO – Noli alti, container ancora disputati a prezzi un tempo inconcepibili, alleanze che vanno avanti come rulli compressori, ma anche che cominciano a lasciare qualche fianco scoperto agli indipendenti più intraprendenti: il mondo della logistica marittima è di questi tempi instabile più che ai tempi della pandemia al top. Ne risente tutta la catena, per finire sui banchi della spesa e ai distributori di carburante. Era tanto che la benzina, per fare un esempio, non costava come oggi.

C’è chi subisce, ma non tutti. Come abbiamo scritto di recente, riferendolo nell’intervista ad Andrea Monti di Sogese, c’è chi si sta organizzando per charterizzare navi fuori dalle alleanze con una serie di operatori che mettono insieme singoli carichi di TEUs, specie dalla Cina al Mediterraneo. Le associazioni di categoria degli spedizionieri a loro volta non stanno con le mani in mano, pur dovendosi muovere con prudenza, data la evidente capacità dei grandi player dello shipping di creare proprie reti autonome anche nel campo delle spedizioni. In sostanza, è in corso un tentativo di riassetto generale della catena logistica che, complice o conseguenza della pandemia di Covid-19, può andare lontanto: nel semplificare la stessa catena, ma anche nel rimodulare ruoli di ogni singolo suo anello, con il rischio di eliminarne qualcuno.

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Ci aspettiamo chiarimenti dal vero diluvio di webinar annunciati, e in parte già in atto. Dai Propeller Club alle stesse associazioni di categoria, il tema del momento è proprio come cambia il mondo della logistica marittima. E come indiretta conseguenza, come potrebbe cambiare – o forse è meglio dire: come cambierà – anche il mondo della portualità, in particolare quello italiano che per molti versi è rimasto legato a metodi di lavoro e di intermediazione forse da rivedere. Aspettiamo con fede. Si fa per dire…

A.F.

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Pubblicato il
26 Maggio 2021

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