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Idrovolanti, soltanto… dinosauri estinti?

Nella foto: Un celebre Fiat idro RS 14 progettato nel 1937 e costruito a Marina di Pisa dalla CMASA, licenziataria dei Dornier. Sfiorava a vuoto i 400 km/h.

La presentazione fatta recentemente su queste colonne del bel libro sull’idroscalo di Livorno, dove fino agli anni antecedenti alla Seconda Guerra Mondiale operavano idrovolanti civili e militari, destato qualche curiosità tra i nostri lettori. Come ci ha chiesto sia mail Gianfranco Forzati da Palermo:

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Mi sono spesso chiesto perché gli idrovolanti siano totalmente estinti. Eppure in alcuni casi potrebbero essere ancora molto utili, evitando aeroporti e costose attrezzature a terra.

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La domanda esige una risposta in due parti. La prima: gli idrovolanti non si sono affatto estinti, anzi esistono e vengono giornalmente utilizzati sia in Australia, sia gli Usa e anche in Sud America e in Africa come abbiamo potuto constatare personalmente. Sono in genere piccoli velivoli a elica, abbastanza rustici a sopportare atterraggi in prati e anche in sassaie, ma in grado di trasportare fino a 8/10 persone o incarico equivalente in peso. In Italia operano ancora sui laghi del nord, sia per turismo che come executive, in genere dotati anche di ruote sotto i galleggianti per poter atterrare oltre che ammarare.

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I grandi idrovolanti, bestioni degli anni ’20 o ’30, erano splendide macchine per l’epoca, con una riconosciuta eccellenza italiana (Piaggio, Savoia Marchetti, Fiat Avio, etc) ma anche tedesca con i giganteschi Dornier esa-motori.

Italo Balbo divenne celebre in tutto il mondo per le sue traversate dell’Atlantico con flotte di grandi idrovolanti, che ammaravano ogni tanto per rifornirsi di carburante da navi cisterna appositamente dislocate. Il successivo progresso dei motori a turbina, con velocità sempre più alte, richiedeva sagome più aerodinamiche che i grandi “scarponi” non consentivano. E fu la fine.

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Pubblicato il
23 Settembre 2023
Ultima modifica
26 Settembre 2023 - ora: 20:38

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