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Leonardo: c’è guerra c’è business

ROMA – Sarà anche cinismo: ma l’attuale proliferare dei conflitti in metà del mondo sta spingendo in alto il business delle armi, con un aumento della produzione (e della quotazione in Borsa) anche per la multinazionale italo-francese Leonardo. Più produzione, più utili, più posti di lavoro. E non è detto che le armi di per sé siano “cattive”. Dicevano i saggi della Roma imperiale: “Si vis pacem para bellus”. Se vuoi la pace, preparati a combattere, cioè armati in modo da dissuadere chi vorrebbe assalirti.

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Belle parole e anche bel concetto. Sul piano reale, tutto il mondo si sta riarmando e Leonardo non rimane indietro. L’ultimo successo è l’acquisizione di una commessa per la Navy USA dal valore di 3 miliardi di dollari attraverso la controllata Drs. In questo caso non si tratta di armi ma di apparati di propulsione elettrica per una nuova e letale classe di sottomarini in grado di lanciare missili balistici anche con testate nucleari. L’esperienza di Leonardo nella propulsione elettrica subacquea è eccezionale: basta ricordare i siluri della fabbrica di Livorno ex Whitehead, assorbita da Leonardo dopo svariati passaggi anche come Wass Sistemi Subacquei. A Livorno, nel più completo (e comprensibile) riserbo, si lavora oltre che sugli apparati dei siluri anche su droni sottomarini ed elettronica bellica avanzata. L’eccellenza dell’eccellenza. (A.F.)

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Pubblicato il
17 Gennaio 2024

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