Meloria, ritorna il parco boe

ROMA – Ma i divieti assoluti di navigazione ed ancoraggio nelle aree marine protette sono davvero la soluzione migliore per difendere la natura? Il tema se lo stanno ponendo alcune riviste nautiche, sulla base della crescente voglia di accedere a luoghi bellissimi: voglia accompagnata alla cultura necessaria a non danneggiarli.

In Spagna – cita l’ultimo numero di In Vela – si può ormeggiare. Lo splendido parco naturale di Cabrera, a sud di Maiorca (Baleari), offre libero accesso con la propria barca. Il parco è stato istituito nel 1991, l’ancoraggio avviene tramite un sistema di boe che proteggono le praterie di Posidonia presenti nella baia del porto, l’accesso avviene tramite una autorizzazione del Parco, da richiedere online.

Lungo le coste italiane ci sono tesori spesso inaccessibili ai diportisti, le Aree Marine Protette. Gestite diversamente – scrive il giornale – diventerebbero un patrimonio inestimabile da sfruttare per il turismo nautico, preservando l’ambiente. Qual è la reale situazione e cosa va fatto per navigare in paradisi oggi preclusi? In Italia 228mila ettari di mare, 700 chilometri di costa, sono tutelati dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica. Sono oltre 30 le Aree Marine Protette, dette AMP: molte delle quali sono totalmente chiuse ad ogni tipo di navigazione da diporto, alcune an che alle barchette a vela o a remi.

Ci sono, anche in Italia, eccezioni importanti. Tra queste l’area protetta delle secche della Meloria, 3 miglia fuori dal porto di Livorno, dove il Parco di Migliarino e San Rossore – che ne ha la gestione – ha organizzato per quest’estate un nuovo e più capiente parco boe dove ormeggiare le barcaiole preservando il fondale di posidonia. La gestione delle boe, con la posa in opera, la ciclica manutenzione e poi il ritorno invernale, è stata affidata all’Assonautica di Livorno tramite i volontari di Marevivo. Un esempio da imitare.

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