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Il sogno dell’energia “democratica”

LIGNANO – Con lo svilupparsi delle produzioni energetiche rinnovabili, l’energia sarà più “democratica”, ma non troppo. Il mondo della produzione e distribuzione energetica, infatti, – secondo gli esperti – rimane ancora dominato dalle grandi aziende e gli investimenti richiesti nelle rinnovabili per poter centrare gli obiettivi al 2030 e 2050 (che nessuno, comunque, riuscirà a centrare) sono talmente ingenti da non poter essere affrontati se non da grandi investitori, fondi pensione e grandi aziende che hanno la liquidità necessaria.

È una strada complessa, difficile da affrontare in un paese come il nostro, individualista e frazionato. In ogni caso, solo la possibilità dei cittadini e delle piccole aziende di riunirsi in comunità energetiche o di realizzare piccoli impianti fotovoltaici, a biomasse o eolici, potrà avvicinare le fonti di produzione ai luoghi di consumo, portare sviluppo economico e lavoro ai territori e consentire qualche risparmio sulle bollette, quindi, una maggior “democrazia energetica”. Utopie?

Sono queste, in sostanza, le valutazioni emerse durante il terzo incontro di “Economia sotto l’ombrellone” 2024 a Lignano Sabbiadoro, che sul tema: “Energia democratica” ha visto gli interventi degli esperti di produzioni energetiche rinnovabili, Eros Miani, Marzio Ottone e Marco Tam.

“Le forti azioni di lobbying poste in essere dai petrolieri – ha detto in clcunsione Eros Miani, presidente di Fototherm di Udine – gli ostacoli spesso pretestuosamente frapposti dai governi (nazionali e locali) a uno sviluppo adeguato delle rinnovabili, oltre al timore dovuto al fatto che le tecnologie per la produzione di pannelli fotovoltaici e batterie sono per lo più in mani cinesi, impedirà con ogni probabilità di raggiungere gli obiettivi che l’Italia e l’Europa si sono poste per il 2030».

A sua volta Marzio Ottone, presidente di Quadrifoglio: “Oggettivamente oggi per molti paesi l’investimento in rinnovabili è più che altro greenwashing. Basti pensare che i paesi arabi, che come noto sono grandissimi produttori petroliferi, destinano alle rinnovabili solo l’uno per cento dei propri investimenti complessivi. Inoltre, è di pochi giorni fa – ha continuato Ottone – la notizia che nonostante la prorompente crescita delle rinnovabili in tutto il mondo, al momento le fonti fossili rimangono assolutamente in gioco e continuando con questi ritmi non riusciremo mai a centrare gli obiettivi di decarbonizzazione e di contenimento dell’innalzamento delle temperature previsti per il 2030 e il 2050”.

Pubblicato il
4 Settembre 2024
Ultima modifica
5 Settembre 2024 - ora: 11:45

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