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AdSP e tensioni interne

LIVORNO – Proviamo a capire che cosa sta succedendo in alcune (molte?) AdSP in vista delle scadenze naturali dei presidenti; viste le indiscrezioni che circolano su quanto l’attesa riforma portuale comporterà nelle scelte dei vertici, compreso il bau-bau della privatizzazione (parziale o addirittura totale).

La nota del presidente dei porti di Roma Musumeci, che abbiamo pubblicato nell’ultimo numero, sui conflitti di competenza con il segretario generale, scoperchia una specie di vaso di Pandora, dentro il quale si sono fino ad oggi stivati analoghi conflitti in altre AdSP. Comprensibili, anche se i segretari generali sono nominati su fiducia dei presidenti e in teoria possono essere sfiduciati dagli stessi: ma vivendo con la spada di Damocle della magistratura sempre sul cranio, le diverse opinioni su atti più o meno dovuti, spesso sono la conseguenza di preoccupazioni (legittime o meno) proprio per possibili incriminazioni. 

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È una storia vecchia ma sempre attuale. E basta a volte un atto voluto da un presidente – come un generalizzato aumento di stipendi ai funzionari, per esempio – però ritenuto a rischio da un segretario generale, per innescare tensioni al vertice. Che si riflettono sia sulla serenità interna, sia su certe aspirazioni, queste certamente legittime, di sostituirsi sulla prima poltrona. L’elenco delle auto-candidature, richieste e presentate a fine settembre al MIT per le AdSP in scadenza, è significativo: non senza qualche sorpresa.

Sul tema più generale, si registrano anche passaggi di esponenti di spicco delle AdSP dalle cariche pubbliche a quelle di aziende private. Il caso del bravo Mario Sommariva, chiamato a garantire serenità nelle imprese Spinelli squassate dal “pasticciaccio” genovese, è solo la punta di diamante, perché altri ce ne saranno a breve. Molto a breve, ci dicono. 

(A.F.)

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Pubblicato il
5 Ottobre 2024
Ultima modifica
7 Ottobre 2024 - ora: 10:49

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