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LAVORI PUBBLICI

Per sistemare le banchine arriva l’intelligenza artificiale (anche un po’ manuale)

A Ravenna gli interventi di Valente spa per cambiare la fisionomia del porto

Da sinistra: Luca Menoncello e Alberto Menoncello

RAVENNA. L’adeguamento delle banchine, la sistemazione del nuovo terminal Trattaroli (a cominciare dalle rotaie): sono alcuni dei passaggi che hanno visto negli ultimi due anni il porto di Ravenna cambiare qualche tratto della propria fisiognomica infrastrutturale. Parte dei lavori sono in mano all’azienda milanese Valente spa, che spiega di aver utilizzato «in molte fasi di lavorazione» applicativi di intelligenza artificiale per «ottimizzare e velocizzare i processi». A confermarlo è l’amministratore delegato Alberto Menoncello,  annunciando che «ora stiamo finendo la seconda tranche: l’adeguamento della banchina Yara».  Il numero uno dell’azienda annota: «Potremmo parlare di “intelligenza manuale”: conoscere il lavoro artigianale che si fa porta a ingegnarsi per sviluppare soluzioni nuove, che lo velocizzano e migliorano. Il nostro capitale più grande, al netto dell’enorme supporto della digitalizzazione, resta quello umano».

Valente ha nello scalo romagnolo una delle commesse più importanti. Realizza rotaie soprattutto per impianti di sollevamento nei porti: quando si pensa ai binari, vengono subito in mente treni e stazioni. In effetti, la società lombarda opera anche in ambito ferroviario, ma si occupa principalmente di economia del mare e movimentazione portuale: ad esempio, a Ravenna – come viene fatto rilevare dall’istituzione portuale locale – ha costruito «un sistema di trasporto interno su rotaia per permettere spostamenti al personale, per movimentare merci o grandi infrastrutture, come gru per il sollevamento di carichi imponenti».

La scelta delle rotaie più adatte? L’hanno fatta grazie a «un configuratore sviluppato con Made, il competence center per l’industria 4.0 del Politecnico di Milano, nato per facilitare la trasformazione digitale delle imprese». Bisogna inserire una serie di dati tecnici e il sistema trova la soluzione più adatta tra tutte quelle che l’azienda può fornire. «Prima ci basavamo su “best practice” consolidate negli anni, ora invece – spiega Menoncello – grazie a questo software, possiamo essere ancora più precisi».

Stiamo parlando di una azienda ultracentenaria, che nel 2019 ha spento le sue prime cento candeline. Però, per stare al passo coi tempi, ha dovuto vincere «la sfida della digitalizzazione, senza però rinunciare a un’artigianalità da old economy», come viene sottolineato.

«I lavori al porto di Ravenna hanno dimostrato, una volta in più, che innovazioni importanti possono provenire anche dal lavoro artigianale», racconta Menoncello: «Per questa commessa, abbiamo sperimentato un metodo alternativo – ribadisce – per predisporre la posa delle rotaie e fissazione dei bulloni di fondazione: i tempi di lavorazione sono stati abbattuti del 30%».

 Stefania Moretti

Pubblicato il
10 Ottobre 2025

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