Pierburg, i lavoratori chiedono «garanzie prima della cessione»
Un fondo della finanza tedesca è in trattativa per comprare il gruppo

Sciopero operai Pierburg
LIVORNO. Il presidio degli operai davanti allo stabilimento di Livorno, la protesta sindacale che ha mobilitato la fabbrica “consorella” di Lanciano, in Abruzzo. I lavoratori della Pierburg non ci stanno ad assistere alla vendita della loro azienda senza far altro che guardare dalla finestra: per questo motivo lo sciopero di due ore. Obiettivo: riprendere la parola e conquistare garanzie che questo passaggio di mano non si trasformi in una Caporetto dei diritti. «Per stabilimenti analoghi in Germania sono state previste tutele precise, non esistono ragioni per cui ai lavoratori italiani debbano essere riconosciute condizioni inferiori»: questa l’affermazione-chiave della piattaforma sindacale per lo sciopero tanto a Livorno come in Abruzzo.
Com’è noto, la casa madre Rheinmetall vuol puntare tutto sulle produzioni militari in linea con le strategie del governo tedesco per uscire dalla crisi dell’industria metalmeccanica, sopattutto auto. Risultato: in vendita tutto quel che non è produzione per il settore difesa e armamenti, dunque dismissione di tante attività in campo civile, compreso lo stabilimento livornese di Pierburg Technology Italy.
A quanto riferito dal sindacato dei metalmeccanici Cgil, adesso le trattatuve sembrano in fase avanzata con il fondo Aurelius, realtà della finanza tedesca che negli ultimi tempi si è mostrata interessata a varie acquisizioni – talvolta riuscite, talvolta solo tentate – nel nostro Paese, a cominciare da Plasmon con Nipiol e Dieterba (prodotti per l’infanzia), Fiamm Energy Technology (batterie), Dayco (componentistica auto), Riello (caldaie e climatizzatori).
Sia a livello aziendale con la rsu sia su scala territoriale con la Fiom Cgil provinciale, il sindacato vuol reagire all’ipotesi che la questione sia affrontata solo nelle diatribe fra consigli d’amministrazione. Rsu e Fiom chiedono che, «prima della sottoscrizione di qualsiasi atto di cessione, vengano formalizzate garanzie vincolanti a tutela dell’occupazione, del perimetro produttivo e del futuro industriale del sito livornese». Aggiungendo: «È inaccettabile che si proceda alla vendita senza clausole di salvaguardia occupazionale pluriennale, senza impegni chiari su investimenti e volumi produttivi, senza mantenimento dell’attuale perimetro industriale e senza garanzie sulla continuità contrattuale e societaria».
Il sindacato chiede a gran voce che si arrivi a «una convocazione urgente al ministero delle imprese e del Made in Italy»: c’è bsogno – si afferma – che «le garanzie vengano definite prima della conclusione dell’operazione: il lavoro e il futuro industriale del territorio non possono essere subordinati a operazioni finanziarie prive di responsabilità sociale».











