Unatras: misure insufficienti, senza liquidità l’autotrasporto rischia di fermarsi
Brusca accelerazione del mugugno dei camionisti: ora il settore è una polveriera

Rifornimento di carburante a un camion
ROMA. A cinque giorni di distanza dalla precedente nota relativa ai rincari del carburante, il fronte delle associazioni dell’autotrasporto torna alla carica sulla questione e stavolta lo fa con parole ben più dure: «Non ci sono più scuse: la speculazione ha inciso ancora una volta e gli annunci del governo non hanno prodotto effetti concreti, migliaia di imprese stanno pagando il prezzo di una situazione che resta senza risposte adeguate». È un tono più aspro rispetto esprime alla «soddisfazione per l’intervento sulle accise e per le azioni volte a contrastare le speculazioni» rimarcato nel comunicato stampa del 19 marzo scorso in cui si segnalava che il governo aveva «accolto tempestivamente le richieste del settore».
In effetti, anche adesso la galassia delle imprese raccolte in Unatras, coordinamento guidato da un leader storico dell’autotrasporto come Paolo Uggè, manda segnali di apprezzamento per il confronto avviato dal ministero delle infrastrutture e dei erasporti («e le misure contenute nel decreto-legge carburanti»), tuttavia il fronte delle associazioni di categoria avverte che giudica «non sufficienti gli interventi finora adottati a rispondere alla crisi di liquidità che colpisce le imprese di autotrasporto».
C’è bisogno, a giudizio di Unatras, di «misure immediate e operative». Come? Vengono indicati: rinvio dei versamenti fiscali e previdenziali e utilizzo senza attese del credito d’imposta derivante dal rimborso delle accise. Aggiungendo poi: «Non chiediamo nuove risorse, ma strumenti temporanei che garantiscano liquidità reale per far fronte ai maggiori costi del gasolio». E ancora: «I proclami non bastano più: in assenza di interventi concreti, il rischio è la sospensione dei servizi di autotrasporto e un aumento della tensione nel settore».
Il coordinamento alza il tiro e mette nero su bianco una sottolineatura: ulteriori ritardi «sarebbero ingiustificabili e potrebbero alimentare proteste spontanee, determinate dall’esasperazione degli operatori». Il grido d’allarme è forte: «Serve una risposta immediata: senza liquidità, il sistema si ferma».











