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LIVORNO: DARSENA EUROPA

Per il prefetto commissario è fatta: anche la Camera dà semaforo verde

Cosa ha detto Dionisi e cosa il Pd dopo la cannonata. Dietro le quinte

Cantiere della Darsena Eropa nel porto di Livorno: nell’ottobre 2025 il sopralluogo. Qui da sinistra: il presidente dell’Authority livornese Davide Gariglio, il ministro vicepremier Matteo Salvini, il prefetto (e commissario in pectore) Giancarlo Dionisi, il contrammiraglio Giovanni Canu, direttore marittimo della Toscana e comandante della Capitaneria di Porto di Livorno

LIVORNO. Nessun colpo di scena nel voto che segna il passaggio definitivo dell’atto di governo n. 329 nell’una come nell’altra commissione parlamentare: riguarda il prefetto di Livorno, Giancarlo Dionisi, e il fatto che il governo gli affidi il ruolo di commissario per portare a termine la realizzazione della Darsena Europa al posto di Luciano Guerrieri.

«Dopo aver incassato l’ok dal Senato, Giancarlo Dionisi ha ottenuto il via libera anche dalla commissione trasporti della Camera», dice “Port News, il giornale online dell’Authority livornese. Lo ripete annunciando che «il prefetto di Livorno sarà quindi nominato a breve commissario straordinario della Darsena Europa: la firma del sottosegretario di Stato, Alfredo Mantovano, è attesa per i prossimi giorni».

È accaduto che anche a Montecitorio – così come 24 ore prima al Senato – il sì e il no  hanno ricalcato la geografia degli schieramenti. Si poteva azzardare che la cannonata del centrosinistra alla vigilia del voto i commissione sperasse di trovare qualche sponda all’interno del centrodestra, magari nelle consuete crepe fra Lega e Fratelli d’Italia, magari dopo le fibrillazioni post-referendum? In effetti, i toni dell’attacco erano stati particolarmente duri ed erano scesi in campo il “governatore” Eugenio Giani e il sindaco livornese Luca Salvetti più una decina di parlamentari Pd e il consigliere regionale Franchi. Ecco, se nel biliardo questo doveva essere il colpo di rinterzo per rimettere in moto i giochi, non sembra aver scompaginato le linee avversarie: quantomeno per ora, del diman non v’è certezza salvo per il fatto che Dionisi sarà commissario. Con Mancini segretario generale dell’Authority smontando il “gran rifiuto” del presidente Davide Gariglio? o  al fianco di Dionisi nella struttura commissariale?

Il prefetto si presenta con aplomb moderato-istituzionale

Quel che vale la pena notare adesso è semmai l’atteggiamento del prefetto nell’audizione in commissione trasporti: profilo moderato-istituzionale e nessun accento all’insegna dell’”adesso vengo a mettervi in riga”. L’attenzione è più sul compito (la Darsena Europa), su quel che occorre (ma niente accenno al fabbisogno di finanziamenti in più), sulla propria adeguatezza (le figure prefettizie sono adattissime e perché, ho l’esperienza giusta per fronteggiare situazioni complesse e il mio curriculum lo attesta così).

Però, perlomeno di fronte ai parlamentari, l’identikit che mostra di sé nella postura e nelle argomentazioni è quella istituzionale. Ad esempio, dice che dal lavoro degli ispettori ministeriali non saltano fuori «situazioni patologiche» (tradotto: magagne al limite del penale e forse oltre), semmai evidenzia «una complessità gestionale elevata e, in alcuni casi, non pienamente ottimizzata». A cominciare dalla «sovrapposizioni di funzioni tra struttura commissariale e Autorità portuale», con «una non sempre chiara definizione dei centri di responsabilità», nonché «disomogeneità in alcune procedure amministrative e negli affidamenti». Ci sono, insomma, aspetti che, «se non adeguatamente affrontati», possono «incidere sulla linearità dei processi decisionali», perché determinano «rallentamenti nell’attuazione e una riduzione dell’efficacia complessiva dell’azione amministrativa».

Idem per quanto riguarda i rilievi della Corte dei Conti: è perfino soft rispetto a passaggi della comunicazione dei magistrati contabili nell’invito a controdedurre. Le sottolineature riguardano l’esigenza di «coerenza tra programmazione e stato di avanzamento dell’intervento», di «tenuta del cronoprogramma» e di «rafforzare i meccanismi di monitoraggio e controllo»: appunto – sottolinea il prefetto in questa sorta di manifestazione d’intenti prossimi venturi – il “controllo concomitante” ha così «una funzione di prevenzione», cioè avverte tempestivamente di «eventuali criticità» sotto il segno di «un più elevato livello di efficienza». Di più: rispondendo ai commissari, Dionisi giunge a parlare di «lavoro eccezionale del commissario Guerrieri» in una fase di avvio in cui «giustamente si sono fatte coincidere la figura del presidente e quella del commissario»: adesso però siamo in un’altra fase e c’è bisogno di qualcosa che potremmo definire “cambio di passo” o “salto in avanti”. Una accelerazione, diciamolo.

DALL’ARCHIVIO/1: qui il link all’articolo della Gazzetta Marittima in cui si riferisce del voto in commissione al Senato e del match incrociato riguardante il commissario della maxi-Darsena e il numero 2 dell’Authority

DALL’ARCHIVIO/2: qui il link all’articolo della Gazzetta Marittima in cui si dà conto del durissimo attacco del Pd contro la nomina del prefetto Dionisi come commissario della Darsena Europa

DALL’ARCHIVIO/3: qui il link all’articolo della Gazzetta Marittima in cui si segnala la reazione del presidente dell’Authority Gariglio al pressing per fargli accettare Mancini come segretario generale

Giancarlo Dionisi, classe ’59, romano, prefetto di Livorno dal luglio 2024, durante l’audizione a Montecitorio in commissione trasporti

A Montecitorio non usa toni da apocalisse o resa dei conti

Come si vede, gira al largo da toni da duello all’Ok Corral. Li aveva invocati la politica dalla sponda di centrodestra, principalmente la Lega: l’interrogazione del senatore livornese Manfredi Potenti va giù durissimo sulla gestione Guerrieri indicando quanto a suo giudizio c’è stato di sbagliato nei soldi extra assegnati ad alcuni dirigenti dell’Authority chiamati a lavorare per la struttura commissariale ma in forme giudicate improprie e poco trasparenti, senza selezione e senza controlli successivi (anzi, segnalando che gli ispettori ritengono proprio un errore aver aggiunto quegli extra). E fin qui contro Guerrieri, ma per Potenti Gariglio non è esente da colpe: non foss’altro perché non ha raddrizzato la situazione.

Si potrebbe rilevare che può apparire paradossale che si appelli alla Corte dei Conti proprio il centrodestra che quella magistratura contabile l’ha messa in ginocchio con la riforma di pochi mesi fa: le forze di maggioranza lo fanno per blindare il tandem (Dionisi commissario e Mancini segretario generale) e indicarli come il castigamatti delle malefatte dei “rossi”, non è però questo l’atteggiamento che ha avuto il prefetto in commissione facendo attenzione a smarcarsi da ogni cosa potesse farlo apparire politico invece che istituzionale.

Si potrebbe annotare, al tempo stesso, che il prefetto indica quanto poco o nulla si sia fatto per l’ altra metà dell’operazione Darsena Europa, cioè le connessioni con strade e ferrovie. È solo per non sforare i dieci minuti che non ha fatto cenno al fatto che la nuova maggioranza con Meloni premier ha tolto dal tavolo di Livorno i 300 milioni stanziati per le connessioni ferroviarie nella legislatura precedente. Dirà il deputato dem Marco Simiani: «Dite che l’hanno dirottati altrove perché mancava il progetto definitivo? Anche al Ponte sullo Stretto manca, eppure lì va tutto bene…».

La seduta della commissione trasporti della Camera dedicata all’audizione del prefetto Dionisi in vista della sua nomina come commissario per la realizzazione della Darsena Europa

L’altra metà della maxi-Darsena, quella lato terra

Detto per inciso, bisognerebbe tener presente che l’espansione a mare della Darsena Europa non è semplicemente la costruzione di un terminal container in più bensì qualcosa di ben più strutturale: da un lato, significa l’eliminazione delle strozzature geografiche d’accesso al porto (in profondità e in ampiezza); dall’altro, è l’innesco di una manovra tipo “rompicapo delle 16 caselle” che consentirebbe di dare risposta alla fame di spazi di altre tipologie di traffico, a cominciare dalle “autostrade del mare”.

Ma la sottolineatura del prefetto Dionisi non è campata per aria: una infrastruttura di questo tipo ha bisogno anche di progettare il lato terra come una parte fondamentale, ne sono parte lo “scavalco” della direttissima porto-interporto e il “raccordo” che proprio attorno all’interporto di Guasticce costruirebbe le linee (fino al bypass di Pisa che serve per farla finita con un collegamento fra porto e Firenze simile a quello di mezzo secolo fa).

Non saltano fuori accenni al fatto che mancano risorse per completare la maxi-Darsena, e in effetti le parole del viceministro Edoardo Rixi nel bel mezzo di una polemica con la Regione Toscana non autorizzano grandi speranze. Del resto, a “Shipping Italy” proprio Rixi l’aveva confidato: invece che un terminal container facciamolo intanto diventare un piazzale (per le “autostrade del mare” presumibilmente). E si sa che in Italia niente è più magicamente eterno che il provvisorio. Peraltro, prima o poi si dovrà pure capire come, per dirne una, si possa immaginare gli altri porti stare alla finestra mentre un enormissimo flusso di spesa pubblica – quasi paragonabile al fabbisogno per il Ponte sullo Stretto – converge su Genova fra viabilità, nuova diga kolossal e infrastrutture di retroporto chissà dove. O mentre torna ogni tanto a galla l’idea di fare di Trieste l’altro grande maxi-porto nazionale quando quasi il 70% del tonnellaggio è costituito dai petroli.

Foto di gruppo in occasione del sopralluogo al cantiere della Darsena Eiuropa nel porto di Livorno nell’ottobre scorso in occasione della visita del ministro Matteo Salvini

L’idea (sbagliata) della Darsena Europa a scampoli

Dalla sua scrivania nel Palazzo del Governo, esempio di razionalismo anni ’30 nel cuore di Livorno fra il duomo e la “fortezza” dei portuali, il prefetto Dionisi non ha interpretato il ruolo come quello d’un passacarte notarile. Anzi, sul fronte della Darsena Europa ha in passato espresso – in linea con gli orientamenti del viceministro Rixi, ad esempio – il convincimento che la Darsena vada messa a reddito quanto più alla svelta possibile, anche per lotti parziali. Potrebbe essere un ragionamento di buon senso, se non fosse che:

  • un terminal contenitori e un terminal ro-ro hanno infrastrutturazioni differenti, a cominciare dai sottoservizi, ed è ben poco probabile far lavorare qualcuno nella costruzione del terminal se il piazzale è occupato dall’operatività di un operatore.
  • Il canone concessorio viene pagato dall’assegnazione, non da quando il terminal è operativo: dunque semplicemente c’è da accelerare la procedura per selezionare l’investitore nel nuovo terminal contenitori anziché anticipare l’introito per avere l’introito grazie a una assegnazione provvisoria. E poi: anticipare di quanto tempo? Un anno?

Cioè, contando sugli standard al metro quadro, si crea una procedura anticipatrice provvisoria che va sui piedi dell’investitore effettivo, e tutto questo forse per qualche centinaio di migliaia di euro a fronte di una operazione che complessivamente non andrà lontana dal miliardo di euro? Ma è sicuro che ci sarà un terminal contenitori a Livorno in grado di essere all’altezza di Genova o La Spezia o perfino di Napoli, ma anche solo di Savona o Salerno (che fanno la metà dei teu attuali di Livorno)?

Ne avevamo già dato conto fin dall’aprile dello scorso anno: la Gazzetta Marittima aveva parlato del “mistero buffo della fretta che rallenta tutto”: qui il link a quell’articolo.

La forte attenzione al nuovo ponte dello Scolmatore

Resta il fatto che una parte della relazione è assorbita dall’esigenza di realizzare il nuovo ponte mobile sullo Scolmatore: gli si riserva una «valenza strategica diretta proprio in relazione alla Darsena Europa, in quanto rappresenta un elemento funzionale alla sua piena operatività e alla sua integrazione nel sistema portuale».  Nella sua memoria scritta il prefetto dedica al ponte sullo Scolmatore sei capoversi, anche se in realtà la (giusta) attenzione è più relativa al bisogno di sbocco a mare che hanno gli yacht e i serbatoi Gnl realizzati nell’area industriale pisana lungo il Canale dei Navicelli.

Battendo il tasto della «necessità di un rafforzamento della governance», Dionisi rivendica quel che può offrire in termini di professionalità una figura di prefetto, proprio perché abituato «al coordinamento interistituzionale, alla gestione di procedimenti complessi e alla composizione di interessi pubblici plurimi». È capitato già più volte: e spende due riferimenti, l’uno a Francesco Paolo Tronca alla guida dell’Osservatorio di monitoraggio delle grandi opere commissariate e a Franco Gabrielli nella gestione della ricostruzione post-sisma in Abruzzo. In particolare, ricorda il proprio curriculum con «una lunga esperienza al ministero dell’interno», compresa la partecipazione al team organizzativo del “G7” made in Itay del 2017.

Cantiere della Darsena Europa nel porto di Livorno: al lavoro per la realizzazione della nuova diga foranea

Cosa dice il centrosinistra dopo aver minacciato fuoco e fiamme

E il Pd? L’opposizione, i numeri per sbarrare il passo non li ha e Simiani non fa neanche teatro con le dichiarazioni roboanti del caso. Anzi, dice: «Il punto non è chi fa il commissario ma per fare cosa e con quale mandato». Tradotto: la Darsena Europa, il prefetto Dionisi è chiamato a completarla o no? L’accordo di programma scaduto nel 2025 lo rifinanziate o no? E a Piombino dove Metinvest annuncia un investimento da tre miliardi, la banchina la fate o no? Dietro questi interrogativi, ce n’è un altro: gli “sherpa” della diplomazia dei contatti è già al lavoro fra le linee? Fatto sta che alla cannonata non ne è seguita in commissione un’altra.

Però una cosa c’è da ribadirla, e lo fa l’altra voce dem che si alza in commissione, quella di Valentina Ghio. Non è che la Darsena Europa adesso siano chiacchiere e distintivo: sono già stati realizzati «quasi un chilometro di nuova diga foranea, 330mila metri quadri di piazzali, 10mila colonne riempite di ghiaia» per il consolidamento delle vasche di colmata…

Dalla sponda della maggioranza, la coalizione tiene a mandare un messaggio implicito: non ci sono creoe fra noi. Maria Grazia Frijia (Fdi) rimarca i «forti ritardi» e il fatto che il prefetto rappresenti «una figura terza di garanzia»: comunque, «questa è un’opera strategica, l’hanno detto anche il ministro Salvini e il vice Rixi». Il forzista Alessandro Cattaneo si dice «sorpreso per tutte queste polemiche su una figura istituzionale di garanzia com’è un prefetto». Anche Elena Maccanti (Lega) segnala che il prefetto è «la scelta più alta».

Ma nella chiusa torniamo con il microfono al prefetto: «Quello che oggi serve non è cambiare il progetto, ma cambiare il passo. La Darsena Europa rappresenta una grande opportunità per il Paese, ma richiede una governance forte, unitaria e autorevole». Nella nota scritta che gli ha fatto da canovaccio non compare la parola container o contenitori: non aggrappiamoci però alle parole. Ora sarà la bussola di Dionisi a tracciare il destino dell’espansione a mare che rappresenta una novità nella storia di Livorno: è da qui che si parte, anzi si va avanti perché un chilometro di diga è laggiù davanti. E se le parole avessero un peso reale, dovrebbe tranquillizzare il fatto che la nota ufficiale del ministero delle infrastrutture, annunciando il voto favorevole del Parlamento che spalanca la strada alla nomina di Dionisi, indichi in quest’opera «un volano di sviluppo, occupazione e competitività»: con il voto su Dionisi «si compie un passo concreto verso la sua piena realizzazione». Dunque: realizzazione. Dunque: piena. Poi arriva Trump fa il bischero sui social perché non ha nessun adulto che li tolga lo smartphone, e chissà.

Mauro Zucchelli

Pubblicato il
16 Aprile 2026
di MAURO ZUCCHELLI

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