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CONFCOOPERATIVE

Le coop in campo contro la desertificazione dei servizi nelle aree “deboli”

Le donne rappresentano più della metà della forza lavoro

La presentazione della ricerca Confcooperatuve

FIRENZE. Una coop su quattro in Toscana lavora nelle aree interne, i progetti sono sì economici ma hanno anche radici socio-cultuali e soprattutto servono a «contrastare la desertificazione dei servizi e lo  spopolamento». In queste realtà senza le quali migliaia di cittadini rimarrebbero privi di servizi essenziali – spicca il ruolo leader delle cooperative di comunità, presenti quasi all’80% nelle aree interne. È la “fotografia” che salta fuori dall’assemblea di Confcooperative Toscana: appuntamento all’Indigo Hotel di Firenze. Titolo: “Una buona regione per cooperare”.

La ricerca di FondoSviluppo per conto di Confcooperative Toscana sullo stato di salute del settore fissa lo sguardo dalla fine del decennio scorso fino al dicembre scorso. prende in esame il periodo 2019-2025. Non è tutto: la cooperazione – viene fatto rilevare – si conferma il settore «a più alta intensità di lavoro femminile». In concreto: le coop “rosa”, cioè guidate da donne, sono cresciute «fino al 23% del totale regionale». Ma a destare impressione è  soprattutto il dato occupazionale: più della metà (52%) della forza lavoro totale di Confcooperative Toscana è composto da donne. Con una sottolineatura: nella base sociale pesano per il 42,3%, le presidenti invece crescono sì ma sono sempre in netta minoranza e si fermano al 28%.

Dall’identikit a suon di cifre si nota che è in atto «una profonda trasformazione strutturale del movimento cooperativo in Toscana»: tra il 2019 e il 2025 il numero di cooperative attive ha subito una contrazione del 31,3% (da 3.456 che erano, adesso non arrivano a 2.400). Ma nell’analisi questo non è stato visto come un un semplice declino: semmai è «un processo di “ripulitura” e razionalizzazione del mercato». Vale a dire che la selezione naturale «ha colpito duramente le micro-imprese meno strutturate»: ha lasciato spazio a «un sistema che, seppur numericamente più esiguo, appare oggi più solido, resiliente e capace di generare massa critica». Resta però l’allarme per il crollo delle cooperative giovanili: erano il 4,7%, ora “pesano” meno della metà e risultano il 2,2% dell’insieme. «È questo un segnale – è stato detto – riguardo al quale si rendono necessari interventi urgenti».

Nel corso dell’assemblea sono state rinnovate le cariche delle federazioni dell’associazione, con tre donne su sei a guidarle. Sono stati eletti presidente:

  • Massimo Nucci per Fedagripesca Toscana,
  • Francesca Farolfi per Federsolidarietà Toscana,
  • Lorenzo Giuntini per Confcooperative Lavoro e Servizi Toscana,
  • Francesca Caderni per Confcooperative Cultura turismo e sport Toscana,
  • Alessandro Tatò per Confcooperative Habitat Toscana,
  • Anna Batini guiderà il coordinamento Confcooperative Sanità.

L’intervento di don Giovanni Momigli all’Assemblea Confcooperatuve

I nuovi presidenti di federazione hanno “interrogato” il presidente della Regione Eugenio Giani, la vicepresidente Mia Diop, gli assessori regionali Alberto Lenzi (lavoro) e Cristina Manetti (cultura, turismo culturale e pari opportunità) e il sottosegretario alla presidenza della Regione Bernard Dika su sei parole chiave: tempo, benessere, identità, competenza, rigenerazione e opportunità. L’assemblea era stata aperta dai saluti di don Giovanni Momigli, direttore dell’Ufficio per i problemi sociali e il lavoro della Diocesi di Firenze, dell’assessore al welfare del Comune di Firenze, Nicola Paulesu, della presidente del Consiglio regionale Stefania Saccardi, del portavoce delle opposizioni nell’assemblea toscana Alessandro Tomasi e del deputato al Parlamento europeo Francesco Torselli.

Alberto Grilli, presidente di Confcooperative Toscana

Queste le parole del presidente di Confcooperative Toscana, Alberto Grilli: «Malgrado le difficoltà generalizzate del settore, le nostre cooperative mostrano anche segnali in controtendenza rispetto ad una serie di temi sociali che caratterizzano il Paese. Oggi più che mai siamo presidio in quelle zone di frontiera, geografica e sociale, dove altri non arrivano. Garantiamo alti livelli di occupazione femminile e riusciamo davvero ad integrare i migranti attraverso il lavoro. Adesso abbiamo bisogno di costruire un passaggio di testimone, intervenendo sul dato che riguarda i giovani, per assicurarci che i nostri servizi alle comunità proseguano grazie al ricambio generazionale».

Pubblicato il
24 Aprile 2026

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