Kayser, cosa cambia a 100 giorni dall’ingresso in Fae Technology
Ritocca il nome e il logo, e punta a sviluppare servizi in gravità quasi zero

Il quartier generale di Kayser all’estrema periferia di Livorno sulla strada provinciale per il Gabbro
LIVORNO. Non sono passati che cento giorni da quando l’azienda aerospaziale livornese Kayser Italia della famiglia Zolesi è entrata all’interno del gruppo bresciano Fae Technology, ed ecco che si trasforma in Kayser Space: dal quartier generale della capogruppo, a Gazzaniga (Bergamo), lo si indica come «una transizione strategica e industriale che apre una nuova fase di sviluppo all’interno della “new space economy”.
Non è solo un po’ di maquillage al nome e al logo: quest’ultimo viene ritoccato ma resta in campo rosso, solo che l’iniziale “K” assomiglia di più a due traiettorie nel cosmo (soprattutto, come tiene a evidenziare la comunicazione aziendale, mostra «continuità delle forme e l’assenza di spigoli, in un linguaggio capace di esprimere precisione, controllo e direzionalità»). Vengono riunite le attività attualmente svolte da Kayser Italia e dalla sua filiale britannica Kayser Space Ltd, e – viene spiegato – «ne completa il consolidato posizionamento nel settore delle missioni istituzionali con un crescente impegno verso la “new space economy”». Obiettivo: «estendere la propria presenza nel mercato spaziale commerciale». Non è un caso, insomma, se sparisce la parola “Italia”: ci si trasforma «da un’impresa focalizzata sull’Italia a un’azienda con una prospettiva internazionale e appartenente a un gruppo integrato operante sui mercati globali».
Il nuovo identikit di Kayser Space viene illustrato parlando di due filoni complementari:
- da un lato, «la progettazione e la realizzazione di tecnologie e sistemi per applicazioni spaziali»;
- dall’altro, «lo sviluppo di servizi in microgravità, che si sono evoluti in un’offerta completa volta a rendere accessibili le attività di ricerca e sviluppo sia agli operatori privati che alle agenzie spaziali».
Nell’insieme – viene messo in rilievo – queste competenze costituiscono «un approccio integrato per trasformare i concetti scientifici in sistemi operativi»: così da accompagnare le missioni «lungo l’intero ciclo di sviluppo, dalla progettazione iniziale all’esecuzione in orbita».
Gianmarco Lanza, l’amministratore delegato e presidente della capogruppo Fae Technology (e anche presidente di Kayser Space), la spiega così: «Kayser Space unisce oltre 40 anni di esperienza nel settore spaziale (con più di 100 missioni completate) alla capacità industriale del Gruppo Fae Technology». Proprio l’integrazione permette di «affrontare una nuova fase di sviluppo nelle numerose opportunità offerte dalla “new space economy”, attraverso un modello sempre più integrato e orientato al mercato».
Fae Technology – che come gruppo registra un valore consolidato della produzione pari a 75,5 milioni di euro per il 2024, in crescita del 18,2% rispetto al 2023 – è stata fondata nel 36 anni fa a Gazzaniga (Bergamo) da Francesco Lanza con una piccola impresa che produceva schede elettroniche: dal 2008 è guidata dal figlio Gianmarco Lanza. Fae ricorda di esser conosciuta «per l’attenzione all’innovazione, promuovendo l’innovazione aperta e la ricerca condivisa presso l’hub “Kilometro Rosso”», oltre «alla sostenibilità e alla responsabilità sociale d’impresa».
Viene ribadito che «l’integrazione con Fae, insieme agli investimenti già fatti e a quelli sulla rampa di lancio, è un fattore chiave di supporto». Gli ingredienti? «La complementarietà tra competenze avanzate nella progettazione elettronica, capacità di industrializzazione e sviluppo di soluzioni per ambienti ad alta complessità» – si sottolinea – rafforzano il ruolo di Kayser Space «lungo l’intera catena del valore, favorendo un modello più scalabile e orientato al mercato»
DALL’ARCHIVIO/1: qui il link all’articolo della Gazzetta Marittima in cui nel settembre scorso si annuncia l’accordo che porterà l’azienda aerospaziale livornese a essere acquisita da Fae Technology.
DALL’ARCHIVIO/2: qui il link all’articolo della Gazzetta Marittima in cui nel febbraio scorso si racconta come la Kayser abbia mandato sull’astronave di Elon Musk alcuni esperimenti d’avanguardia

L’evoluzione si vede nelle attività di Kayser Space: nel progettare e sviluppare tecnologie e sistemi per applicazioni spaziali. In particolare con lo sviluppo “end-to-end” degli esperimenti: dall’idea iniziale all’esecuzione in orbita. L’azienda aerospaziale livornese ha dalla sua una lunga tradizione di collaborazioni con scienziati e astronauti e questo può permettere a Kayser Space di «sviluppare tecnologie sperimentali proprietarie a supporto della ricerca avanzata e del modo di trasferire l’innovazione ad applicazioni terrestri. In quali campi? Salute, industria e quotidianità.
È da aggiungere che, in parallelo, Kayser Space offre anche servizi di ricerca in microgravità (cioè con gravità talmente ridotta da risultare minima): risultano basati su un approccio strutturato che abbraccia l’intera catena operativa. Coprendo «tutte le fasi dell’esperimento», come viene specificato: «dalla valutazione di fattibilità e definizione della missione allo sviluppo dell’hardware, alle certificazioni di sicurezza, alla preparazione al lancio e alle operazioni in orbita». Tocca a un team multidisciplinare di scienziati e ingegneri assicurare il coordinamento tra i requisiti tecnici, operativi e normativi. È un percorso che si allinea con «gli attuali codici di comunicazione dell’industria aerospaziale, sempre più orientata al mercato».
Ecco perché – viene messo in risalto – il rinnovamento del marchio non cambia l’ambito di attività, semmai è una evoluzione nella maniera in cui sono presentati: Kayser Space può farsi forte di una esperienza quarantennale nel settore, avendo alle spalle «più di cento missioni completate» e un patrimonio di conoscenze sulle quali poter edificare la nuova fase di crescita», mentre il contesto vede «una crescente presenza di operatori privati che lavorano su infrastrutture in orbita e nuove applicazioni industriali e scientifiche».











