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UNIVERSITÀ

Hantavirus, sestuplicati i contenuti online: rischio di “infodemia”

E il ministero cosa fa? Tace. La ricerca di una équipe pisana

PISA. Nel giro di appena sette giorni i contenuti online relativi all’hantavirus si sono improvvisamente moltiplicati per sei: “colpa” dell’altissima attenzione dell’informazione con cui, nell’era del post-Covid ancvora da “digerire” del tutto, sono stati puntati i riflettori sulla vicenda dell’ornitologo olandese morto insieme a sua moglie dopo esser stato contagiato da un virus che il grande pubblico non conosceva. Questo boom di attenzione mette in rilievo «i primi inequivocabili segnali di una deriva infodemica».

A passare ai raggi x la “febbre” informativa dal 6 al 12 maggio è “Report infodemico per la sanità pubblica” (Risp) prodotto dal Pisa Public Health Research Lab dell’Università di Pisa: lo dirige la professoressa Caterina Rizzo e lo coordina Cesare Buquicchio, direttore scientifico del progetto “Comunicazione del rischio in emergenza per la Sanità Pubblica” (Cresp), realizzato da Francesco Gesualdo, Veronica Bartolucci e Diana Romersi.

“Infodemia” è un mix di parole che rende bene l’idea: una enormità di informazioni, che in realtà è un moulinex di notizie accurate e precise ma anche di fake news fuorvianti, che diventano una maionese impazzita in occasione di un’emergenza sanitaria. Risultato: una babele confusionaria, comportamenti scapestrati ma anche sfiducia in quel che dice la scienza, men che mai se parla tramite istituzioni sanitarie.

Peraltro, l’équipe pisana dice che, relativamente all’hantavirus, «in questa fase non si riscontrano ancora filoni strutturati di misinformazione o campagne di disinformazione organizzate nel nostro Paese».

In certo qual modo c’era da aspettarselo sulla scia dell’emergenza pandemia da coronavirus. Peraltro, secondo quanto reso noto, il report fotografa tre tendenze principali:

  • c’è «un riflesso condizionato alimentato dalla memoria del Covid-19 che genera una forte polarizzazione sui social media e sfiducia immediata verso esperti e istituzioni»
  • c’è anche, nel periodo analizzato, «una crescente pressione dei media generalisti»: alla ricerca di coinvolgimento emotivo del lettore, «tendono a sovradimensionare la reale portata epidemiologica dei contagi attuali»;
  • c’è la tendenza dei profili “creator” di lifestyle e generalisti che «usano l’hantavirus in chiave ironica o attraverso i “meme” decontestualizzando l’informazione sanitaria per generare visibilità personale».

C’è bisogno di “ascolto sociale”: intercettare quel che si muove nella “pancia” della società: «Non è solo un esercizio di monitoraggio, ma uno strumento per identificare le azioni prioritarie di comunicazione del rischio e contrasto alla disinformazione da mettere in atto», dice l’équipe dell’ateneo pisano. Aggiungendo poi: «È prioritario identificare e colmare tempestivamente i vuoti informativi che emergono dalla discrepanza tra l’elevato volume di ricerche da parte dei cittadini (sintomi, mappe di diffusione, rischi occupazionali) e la limitata disponibilità di contenuti informativi ufficiali e basati sulle prove scientifiche».

È proprio il gruppo di ricerca dell’università di Pisa a indicare un paradosso che rischia di essere un harakiri: da un lato, ai assiste a «una sovrabbondante produzione di contenuti online» sull’hantavirus; dall’altro, la comunicazione social del ministero della salute, quantomeno nel periodo osservato, non fa altro che «un solo post su hantavirus che rimanda alla sezione “Faq” sul sito». Eppure – viene sottolineato – la storia delle recenti emergenze sanitarie l’ha dimostrato: «Ogni spazio lasciato vuoto dalla comunicazione istituzionale viene rapidamente colonizzato da narrative distorte». Per questo i ricercatori pisani invitano ad «agire sui segnali precoci qui delineati»: è fondamentale per «prevenire la cristallizzazione di nuove distorsioni narrative nel dibattito pubblico».

Pubblicato il
15 Maggio 2026
di GIULIANO DONATI

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