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STUDI

Così l’accesso alla ricerca universitaria sarà pubblico, libero e aperto

La Scuola Normale alla testa di una alleanza di nove atenei

Ingresso esterno a scalinata della Scuola Normale Superiore di Pisa

PISA. “Italian Research Monitor” è un progetto pilota nazionale che ha l’ambizione di far nascere «una base comune di dati e indicatori aperti, utile a osservare la ricerca, l’accesso aperto e le pratiche di Open Science senza dipendere esclusivamente da fonti commerciali». Se la Scuola Normale Superiore di Pisa lo ricorda è per annunciare la scelta di partecipare allo sviluppo di questa idea. Di più: è proprio l’università pisana d’eccellenza la prima firmataria di questo progetto al quale hanno finora aderito alcune fra le università italiane:

  • Politecnico di Torino,
  • Università di Milano,
  • Università di Milano-Bicocca,
  • Università di Modena e Reggio Emilia,
  • Università di Padova,
  • Università del Piemonte Orientale,
  • Università di Torino,
  • Università di Trento.

L’hanni fatto in nome di «un impegno condiviso a migliorare l’informazione sulla ricerca e il monitoraggio della “scienza aperta” a livello nazionale». In effetti, come viene sottolineato, questo progetto è decollato in «collaborazione con Open-Aire, infrastruttura europea per la scienza aperta».

Tutto questo ha alle spalle un problema tangibile per chiunque lavori su questa frontiera: «In Italia i dati sulla ricerca sono spesso frammentati tra archivi, sistemi locali e fonti spesso non interoperabili», come dicono dal quartier generale dell’istituzione universitaria pisana. Ma proprio per questa ragione risulta spesso problematico leggere «in modo aperto, trasparente e condiviso» la produzione scientifica nazionale: viceversa, è proprio questo che ha in animo di favorire “Italian Research Monitor”.

Dalla Scuola Normale si mette in evidenza che gli atenei italiani producono e rendono già disponibile «una vasta quantità di informazioni sulla ricerca, che spaziano dai risultati scientifici, come pubblicazioni, dataset e software, ai costi, ai progetti e alle competenze». Aggiungendo Poi: «Gran parte di queste informazioni è distribuita tra repository istituzionali, sistemi Cris, case editrici universitarie, data repository, infrastrutture open science e piattaforme chiuse o commerciali». Quanto basta – viene ribadito – per poter affermare che «la sfida quindi non è la scarsità di informazioni, ma l’aggregazione e la connessione con un strumento facile da utilizzare e libero».

La piattaforma in corso di sviluppo cosa ha? Contiene gli “output” della ricerca – pubblicazioni, dataset, software – ma anche «collaborazioni e progetti, indicatori sull’andamento, costantemente aggiornato, della ricerca italiana»: sono elementi che «finora non era possibile avere». Secondo quanto viene precisato, il monitor esporrà «sia i dati aggregati a livello nazionale sia i dati disaggregati relativi alle 9 istituzioni partecipanti».

Pubblicato il
29 Giugno 2026

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