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IN TANDEM CON LA “ZLS”

Gariglio vuol scommettere sulla “zona franca doganale”

«È la risposta possibile di fronte alla sfida logistica del Mediterraneo»

Il presidente dell’Authority livorneese Davide Gariglio e il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani durante una visita in porto a Livorno

LIVORNO. Lo chiamano “nearshoring” ed è la spinta che negli ultimi anni, dopo che il Covid ha mostrato quanto possano essere fragili le catene logistiche troppo lunghe, punta a rilocalizzare in spazi più ravvicinate le filiere industriali dall’Asia verso l’area euro-mediterranea. Da tradurre così: a poca distanza dalle coste del Bel Paese stanno nascendo grandi poli logistici. «Penso alla Suez Canal Economic Zone, caratterizzata da aree totalmente integrate e da una deregulation pressoché assoluta, con l’unico vincolo che la forza lavoro straniera non superi il 10%. Penso all’Algeria, che sta realizzando infrastrutture portuali mastodontiche, e soprattutto al Marocco con Tanger Med, oggi il primo porto del Mediterraneo con 8,5 milioni di teu, capace di attrarre nel proprio retroporto ben 1.409 imprese con fatturati miliardari, andando a strappare persino la produzione di Renault alla Francia». Parole e musica di Davide Gariglio, numero uno dell’Authority livornese di Palazzo Rosciano.

È da questo contesto che bisogna partire secondo il presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Settentrionale: “Port News, il giornale online dell’ente, rilancia quanto ha detto al convegno che a Livorno è stato dedicato alla “zona logistica semplificata”, anzi nella fattispecie alla “Zls Toscana” fra «strumenti, procedure e vantaggi per imprese e territorio». Fra gli intervenuti, anche l’assessora regionale Alessandra Nardini, i sindaci Luca Salvetti (Livorno) e Sara Paoli (Collesalvetti), l’assessore livornese Federico Mirabelli.

Spoiler: per provare a cambiare il contesto andando al contrattacco, il “timoniere” della portualità labronica torna a sguainare l’idea di una “zona franca doganale interclusa”. In particolare, secondo quanto viene indicato, si tratta di:

  • esenzione da Iva e dazi su merci non unionali «con notevole risparmio finanziario»;
  • stoccaggio a tempo indeterminato senza costi aggiuntivi;
  • facilitazioni per la riesportazione verso mercati extra-Ue senza oneri fiscali;
  • regimi agevolati come il perfezionamento attivo e l’ammissione temporanea, senza necessità di immediata dichiarazione doganale.

Indicazione stradale porto di Piombino

Gariglio è dell’opinione che l’assetto geografico del porto di Piombino calzi a pennello con l’ipotesi di sperimentare una “zona franca doganale interclusa”. Lo dice prendendo le mosse da quanto, dalla sponda delle Dogane, sostenuto dal direttore territoriale Davide Bellosi, ma ammettendo: «L’esperienza italiana ha mostrato storicamente qualche difficoltà intrinseca ma lo spazio prospettato da Bellosi è significativo, specie laddove si parli di attività manifatturiere e produttive. E il pensiero va subito all’area di Piombino e alle imprese della siderurgia».

Al tirar delle somme cosa resta in mano: l’idea che le “Zls” in accoppiata con le “zone franche doganali” «potrebbero potenziare la competitività del sistema portuale italiano», spera Gariglio, e lo ribadisce annunciando il massimo impegno. «Abbiamo un’opportunità: è meno di quanto offrono altri Paesi, ma – avverte – è il massimo che la legge ci consente». I passi da fare: «Lavoreremo insieme alla struttura di supporto del Comitato di Indirizzo affinché questo esperimento porti frutti concreti e duraturi alla costa toscana».

Ma riprendiamo il filo da dove l’avevamo lasciato: all’evoluzione del Mar Mediterraneo. «Oggi – dice il presidente dell’istituzione portuale – è molto meno “nostrum” di quanto lo fosse un tempo:  le aree logistiche semplificate si stanno diffondendo in modo impressionante, specialmente nella sponda nord del continente africano». Queste dinamiche pongono il nostro Paese a dover fare i conti con un contesto assai aggressivo dal punto di vista della competizione sui costi: «Le nostre imprese sul mercato si confrontano con realtà dove la deregolamentazione e la tutela del lavoro seguono logiche radicalmente diverse», dice Gariglio.

Il presidente dell’istituzione portuale labronica non ci gira intorno: «Chi vuole delocalizzare trova sulla sponda sud del Mediterraneo opportunità amministrative che nessun Paese europeo può pareggiare». Alzare bandiera bianca e arrendersi? Gariglio intanto tiene a mettere in evidenza che «non sono poche le aziende che desiderano investire in Italia, in un ambiente in cui è confortevole vivere e lavorare».

Però c’è un “però”: ben venga il fatto che sia possibile ma l’unica chance per farcela a reggere è una forte determinazione nel «garantire risposte in tempi certi». Non solo: «Dobbiamo fare di più per far conoscere i vantaggi della semplificazione: ho la percezione che l’ “autorizzazione unica” sia un valore aggiunto non ancora pienamente compreso dal mondo privato e persino da una parte del personale interno che deve gestirla». Vale la pena di ricordare l’importanza della sinergia istituzionale con la Regione Toscana e la collaborazione con l’Autorità di Sistema di La Spezia all’interno del Comitato di indirizzo della Zls regionale: «Grazie alla lungimiranza della Regione, siamo diventati l’autorità competente per il rilascio dell’ “autorizzazione unica” in ambito portuale. Questa centralizzazione della gestione è un elemento fondamentale di valore per l’attrattività del nostro territorio».

Il problema principale sta nella certezza dei tempi, lo dicono tutti financo sulle cantonate. Ma ecco l’autogol: «È vero che la norma sulle Zls prevede la riduzione di un terzo dei tempi per le autorizzazioni ambientali e il dimezzamento dei termini per i pareri tecnici, ma non è previsto un tempo massimo per il completamento definitivo del procedimento. È un paradosso normativo su cui dobbiamo riflettere ed intervenire con urgenza».

Gariglio, forte forse anche dell’esperienza da parlamentare (dem), ricorda che «l’approvazione di una legge costituisce solo l’avvio di una politica». È la prima metà della mela, l’altra metà è l’attuazione operativa: «Il vero sviluppo – afferma – avviene dopo, con l’azione amministrativa che grava sulle spalle della Regione, dei Comuni e delle Province interessate. È lì che avviene la messa a terra ed è lì che dobbiamo misurarci con quello che succede altrove».

E a questo proposito non manca qualche sottolineatura di aspetti che proprio non quadrano: a cominciare dal fatto che il sistema italiano è diviso tra “Zes” al Sud e “Zls” al Nord. «Credo che questo modello vada profondamente rivisitato: la “Zls” ha una capacità attrattiva nettamente inferiore rispetto alla “Zes”, penalizzata dalle rigide normative europee sugli aiuti di stato».

Non basta, c’è anche un problema con i piani regolatori portuali: «Spesso pongono vincoli così rigidi – dice Gariglio – che l’insediamento di una nuova azienda non esplicitamente prevista apre iter lunghissimi, privandoci della flessibilità necessaria sul mercato».

Nei dati economici 2025 la Toscana mostra indicatori complessivi positivi? risulta rilevante il numero di imprese che chiedono di beneficiare del credito di imposta? Gariglio punta a mettere una pulce nell’orecchio: «Guardando ai porti, notiamo che le imprese che hanno effettivamente ottenuto i benefici del credito d’imposta sono meno di quelle che sappiamo aver investito nei nostri scali nell’ultimo anno. L’Agenzia delle Dogane non ha reso noti i nominativi delle aziende agevolate, ma sarebbe di estremo interesse capire perché alcune realtà abbiano rinunciato o se abbiano riscontrato difficoltà insormontabili nell’accesso alla misura».

***

A giudizio del Comune di Livorno, la “zona logistica semplificata toscana” è un valido «strumento strategico» grazie – viene segnalato – a «un insieme di semplificazioni amministrative, incentivi agli investimenti, integrazione infrastrutturale e innovazione nei processi logistico-doganali». Anche per via del carattere policentrico di una “Zls” che «integra i porti di Livorno, Piombino, Marina di Carrara e Portoferraio, l’Interporto di Guasticce e quello di Prato e l’aeroporto Galilei di Pisa» nel nome di «una rete coordinata di infrastrutture capace di migliorare la connessione tra trasporto marittimo, ferroviario, stradale e aereo».

Per l’assessore comunale Mirabelli l’appuntamento livornese ha portato a «un confronto concreto e partecipato tra istituzioni, Autorità di Sistema Portuale, Agenzia Dogane e Monopoli, professionisti, associazioni di categoria e imprese». Con uno scopo preciso: approfondire le potenzialità di un qualcosa che «può fare la differenza per la competitività del nostro sistema economico».

Così come ha fatto l’Authority, anche da parte di Palazzo Civico si mette l’accento sul funzionamento dell’ “autorizzazione unica”. Tra i principali vantaggi di questo strumento:

  • la riduzione di un terzo dei tempi di alcuni procedimenti ambientali e autorizzativi;
  • la riduzione del 50% dei termini per l’acquisizione dei pareri delle amministrazioni coinvolte;
  • l’applicazione del principio del silenzio-assenso in caso di mancata risposta nei termini previsti;
  • una maggiore certezza dei tempi per gli investitori.

Da segnalare anche il nuovo ruolo del Consorzio Zona Industriale Apuana (Zia),che la Regione Toscana ha indicato come «soggetto di supporto alle imprese nella fase preliminare di valutazione preventiva»: non è una istruttoria tecnica di merito ma permette di verificare in via preventiva se questo o quel progetto può ricadere sotto l’”autorizzazione unica”. Con una procedura «standardizzata su tutto il territorio regionale», che prevede «una sola richiesta di integrazione documentale» e va conclusa «entro venti giorni dalla presentazione della documentazione completa».

Vale la pena di aggiungere che il credito d’imposta è stato esteso agli investimenti effettuati dal 2026 al 2028: la dotazione a livello nazionale è di «100 milioni di euro per il 2026».

L’assessore livornese Mirabelli ha preso un impegno a nome dell’amministrazione comunale: far nascere «un tavolo tecnico permanente con le categorie economiche e gli ordini professionali per seguire passo dopo passo l’evoluzione della “Zls”». A partire dalla riperimetrazione e dall’aggiornamento del “piano strategico”, precisa. Aggiungendo poi: «Vogliamo accompagnare questo percorso in modo condiviso, affinché le opportunità offerte dalla “Zls” possano tradursi in investimenti concreti, sviluppo e nuova occupazione per il nostro territorio».

 

Pubblicato il
2 Luglio 2026
Ultima modifica
3 Luglio 2026 - ora: 08:41

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