L’omaggio di Bari a Dalfino, il sindaco che accolse i disperati del “Vlora”
1991: L’esodo biblico di 20mila albanesi su una nave in fuga dal crollo del regime

I 20mila migranti giunti in porto a Bari nell’agosto 1991 dopo la fuga dall’Albania
BARI. «Sono persone». Così disse il sindaco di Bari, Enrico Dalfino, nell’estate ’91 di fronte all’apocalisse di 20mila uomini, donne e bambini – praticamente quasi una città – che a bordo del mercantile Vlora, partito da Durazzo, si presentarono al Molo Carboni del porto di Bari dopo esser fuggiti dalla sconvolgente crisi economica che stava travolgendo l’Albania, dopo il crollo della dittatura comunista. Per meglio dire, la citazione completa è questa: «Sono persone, persone disperate: non possono essere rispedite indietro, noi siamo la loro unica speranza».
In quell’8 agosto di 35 anni fa si è abbattuta su Bari un’ondata migratoria che non aveva precedenti in Italia e non sarebbe stata eguagliata successivamente: in poche ore un evento enorme per dimensioni e complessità da gestire «trasformò il porto di Bari nel simbolo internazionale dell’accoglienza, della solidarietà e dell’impegno civile», come ricordano ora dal quartier generale dell’Authority barese.
In quelle ore drammatiche, Enrico Dalfino – viene sottolineato – affrontò l’emergenza ponendo al centro la dignità delle persone. Quelle sue parole-simbolo («Sono persone») sono diventate negli anni l’emblema di «una visione dell’azione pubblica fondata sull’umanità, sulla responsabilità istituzionale e sul rispetto della dignità di ogni individuo».
Si badi bene, Dalfino non era un pericoloso sindaco sovversivo: era uno stimato ordinario di diritto amministrativo all’Università di Bari, un giurista prestato alla politica sotto le insegne della Democrazia cristiana. Diventerà sindaco di Bari e per quell’accoglienza fu aspramente criticato dal presidente della Repubblica Francesco Cossiga perché Dalfino aveva avuto il coraggio politico di alzare la voce contro i vertici del governo Andreotti perché non si impegnavano abbastanza di fronte a un tale esodo biblico.
La sua non è stata una improvvisata nel segno del buon cuore: durante il suo mandato – ricorda l’ente portuale – ha promosso l’approvazione dello Statuto comunale che definiva Bari una “comunità aperta”, «anticipando principi di inclusione, solidarietà e dialogo tra i popoli destinati a caratterizzare l’identità della città».

Un ritratto di Enrico Dalfino, sindaco democristiano di Bari negli anni ’90
Nel 35° anniversario di quel giorno, sabato 8 alle 9, nelle adiacenze della Stazione Marittima, al Molo San Vito del porto di Bari (accesso Varco della Vittoria), è prevista una cerimonia per commemorare il coraggio del professor Enrico Dalfino, al timone del Comune di Bari durante i giorni dello storico sbarco della nave Vlora.
Si tratta di una iniziativa che non guarda solo al passato: l’ha fortemente voluta il presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Meridionale, Francesco Mastro, in nome dell’omaggio ad «una figura che ha segnato una delle pagine più significative della storia contemporanea della città e del porto di Bari».
Non è la prima volta che la “sua” Bari gli tributa un plauso: l’ha fatto sia collocando un suo busto nell’aula consiliare sia utilizzando quelle parole (“sono persone”) in codice morse per farne una scultura.
«La memoria è un patrimonio collettivo e ricordare l’operato del professor Dalfino e il ruolo del porto di Bari quale luogo di approdo, di speranza e di umanità – dice Mastro – non solo rinsalda e riaccende il senso di comunità ma funge anche da esempio e da sprone per le giovani generazioni. Abbiamo il dovere di conservare e di tramandare il ricordo di chi, in uno dei momenti più complessi della storia della città, seppe interpretare il proprio ruolo istituzionale con coraggio, equilibrio e profondo senso dello Stato».

Francesco Mastro, presidente dell’Authority di Bari











