Caccia a due tonnellate di cocaina che galleggiano in mezzo all’Atlantico
Trovata (e sequestrata) l’altra metà del carico del blitz anti-droga nell’oceano

L’altra meta delle tonnellate di cocaina trovate a galleggiare in mezzo all’Oceano Atlantico dopo l’operazione anti-droga
BRESCIA. Due tonnellate di cocaina a galleggiare per giorni e giorni al largo fra le onde dell’Oceano Atlantico. È una quantità enorme, praticamente l’altra metà del carico sequestrato nel corso di uno dei blitz più importanti contro il narcotraffico che era scattato lo scorso 24 luglio alcune centinaia di miglia a ovest dello stretto di Gibilterra di cui la Gazzetta Marittima ha già dato notizia (qui il link https://www.lagazzettamarittima.it/2026/07/27/catturati-in-alto-mare-i-narcotrafficanti-del-gommone-ultraveloce/).
Le indagini avevano preso le mosse da una iniziativa giudiziaria della Procura Distrettuale Antimafia di Brescia con le istituzioni italiane che si erano avvalse della collaborazione delle autorità anti-droga di Portogallo e Spagna: un team che aveva già dato ottimi frutti nei mesi scorsi, quando i militari italiani della Guardia di Finanza, grazie a un loro aereo particolarmente attrezzato, avevano dato una mano importante alla Guardia civil spagnola nel più importante sequestro di cocaina a livello europeo negli ultimi anni.
A parte quello storico sequestro che resterà negli annali, un’altra rilevante operazione era andata in scena lo scorso 24 luglio quando era stato intercettato un gommone oceanico ultraveloce del tipo “go-fast”: i controlli avevano portato all’arresto dei 4 membri dell’equipaggio (uno dei quali domiciliato in Italia, in provincia di Brescia, segnatamente a Desenzano del Garda). Erano stati sequestrati 2.627 chilogrammi di cocaina, grazie alle indagini della Dda bresciana che aveva delegato i finanzieri del locale nucleo di polizia economico-finanziaria, il Comando operativo aeronavale e gli 007 dello Scico, il pool Gdf contro la grande criminalità.
Gli accertamenti avevano portato a ipotizzare che il carico a bordo del gommone ultraveloce fosse ben maggiore del pur ingentissimo quantitativo sequestrato a bordo. Si potrebbe immaginare che fosse una “esca” per far cadere in trappola anche il resto della banda, fatto sta che il pool di investigatori italiani e portoghesi ha studiato le correnti marine per determinare dove avrebbe potuto essere finita un’altra parte di carico di cocaina: l’ipotesi era che i quattro a bordo, «nel tentativo di sfuggire al pattugliamento aero-navale e all’intervento della Policia Maritima», potessero aver «gettato in mare una parte consistente del carico prima del fermo».
Sono stati messi in preventivo pattugliamenti marittimi e la costante sorveglianza delle spiagge nelle zone dove si riteneva fosse più probabile un eventuale spiaggiamento della cocaina. Alla fin fine la costanza e la determinazione degli investigatori è stata premiata: è stato possibile individuare e sequestrare altri 2.085 chilogrammi di stupefacente. Appartengono al medesimo carico illecito: la riprova sta nella tipologia e nella forma dei panetti così come – viene fatto rilevare – nei loghi identici a quelli già rinvenuti sul gommone oceanico.
A questo punto, secondo quanto riferito dal quartier generale della Finanza, l’operazione è arrivata a metter le mani su un carico di 4,7 tonnellate di cocaina: equivalenti a un valore economico di circa 150 milioni di euro se calcolati all’ingrosso ma a livello di piazze di spaccio, su scala decentrata, «si aggira intorno al miliardo di euro».











