Pierburg Livorno, a vuoto l’ennesimo incontro al tavolo del ministero
Il sindacato: niente risposte, solo tentativi di prender tempo

Stabilimento Pierburg di Livorno, ingresso della fabbrica
LIVORNO. «Dall’azienda e dalle parti interessate non è arrivata alcuna novità concreta: nient’altro se non l’ennesimo tentativo di prendere tempo. Noi del sindacato Fiom Cgil lo diciamo con chiarezza: il tempo è scaduto». Massimo Braccini, leader dei metalmeccanici Cgil, non si era fatto molte illusioni, meno ancora se l’erano fatte i 270 lavoratori dello stabilimento Pierburg – a Livorno, a due passi dal varco portuale Valessini – coinvolti nella cessione della divisione “power systems” al fondo Aequita da parte di Rheinmetall, il gigante tedesco che ha deciso di puntare tutto sul riarmo deciso dal governo di Berlino.
Era in agenda un faccia a faccia al tavolo del ministero delle imprese e del Made in Italy: l’esito «ha confermato tutti i nostri timori», dicono dal sindacato. L’operazione di cessione sta lasciando lo stabilimento livornese di Pierburg (e i suoi lavoratori) in «una situazione drammatica e insostenibile». Basti dire – lo spiegano dal quartier generale della Fiom Cgil – che la fabbrica labronica è «ormai al terzo anno di ammortizzatori sociali: i lavoratori stanno pagando a caro prezzo l’incertezza e la mancanza di prospettive sul futuro dello stabilimento».
A destare preoccupazione è il fatto che il soggetto acquirente «è un fondo finanziario e non un soggetto industriale: da solo non può garantire i carichi di lavoro necessari a salvaguardare l’occupazione e assicurare un futuro produttivo allo stabilimento di Livorno».
C’è anche un altro aspetto da sottolineare, e Braccini lo mette in risalto: «Mentre in Germania Rheinmetall ha concordato e formalizzato con il sindacato tedesco garanzie stringenti e strumenti di tutela per i siti interessati dalla cessione, in Italia agli stabilimenti come quello di Livorno vengono negate le stesse tutele, lasciando il sito privo di impegni industriali vincolanti». Il sindacato non intende alzare bandiera bianca: «Non possiamo accettare che i costi sociali di questa operazione ricadano interamente sui lavoratori livornesi».
E se è vero che il ministero ha comunque «richiesto di fissare una nuova data entro un mese» invitando l’azienda a <presentarsi al tavolo con soggetti titolati ad assumere decisioni sui piani industriali e sulle garanzie per i lavoratori», c’è da dire che dalla trincea sindacale si sottolinea che «la misura è colma: il futuro dello stabilimento e dell’occupazione non può essere affidato all’incertezza». Con una sottolineatura: «Pretendiamo risposte, impegni vincolanti e lavoro». Lo ripete Braccini: «Non servono dichiarazioni d’intenti, né ulteriori rinvii: servono investimenti certi, allocazione di volumi produttivi e garanzie occupazionali concrete».
Martedì 15 sono state messe in programma assemblee con tutte le lavoratrici e i lavoratori dello stabilimento Pierburg di Livorno. All’ordine del giorno: da un lato, il resoconto degli esiti del tavolo ministeriale; dall’altro, l’assunzione in modo democratico delle decisioni e delle iniziative di mobilitazione necessarie a sostenere e far avanzare la vertenza».











