Visita il sito web
Tempo per la lettura: 3 minuti
REDDITI: MAPPA ACLI

Un lavoratore dipendente su sei guadagna meno di cinque anni fa

Metà delle buste paga non regge il ritmo dell’inflazione: ecco come e dove

Il dossier Acli analizza l’andamento dei redditi dei lavoratori dipendenti negli ultimi cinque anni

FIRENZE. Neanche la metà (49,9%) dei lavoratori dipendenti toscani ha visto il proprio reddito negli ultimi cinque anni farcela a reggere il passo di una inflazione che, nell’arco di tutto questo periodo di tempo ha visto il carovita salire di 18 punti percentuali cumulativi. Per più di uno su tre (34,0%) l’incremento di reddito è stato al di sotto del ritmo dell’inflazione, pur essendo cresciuto in termini numerici. C’è poi il caso di un lavoratore dipendente su sei (16,1%) che ha dovuto fare i conti con una diminuzione anche dei numeri sulla propria busta paga, cioè ha visto aumentare il reddito non solo non abbastanza per camminare al passo dell’inflazione ma proprio meno come numeri rispetto a quel che riceveva cinque anni prima.

È quanto mette in luce la nuova Ricerca Redditi di Acli e Iref, presentata durante la festa regionale di Acli Toscana al circolo San Prospero “L. Tellini” di Cascina: nel dossier si segnala che «il reddito medio dei lavoratori dipendenti toscani è passato dai 23.218 euro del 2020 ai 27.625 euro del 2025, con una crescita nominale del 19%, a fronte dei 29.346 euro della media italiana». Quanto al raffronto con il resto del Paese, va detto che grossomodo i dati sono simili: ad esempio, la percentuale di quanti hanno visto calare il reddito anche in termini nominali, proprio riscuotono meno come cifre rispetto a cinque anni prima, su scala nazionale si arriva al 15,9%, qualche briciola di punto in meno rispetto alla Toscana.

L’hanno definita “Toscana a due velocità” ma in realtà le “marce” sono forse il doppio, se misuriamo l’andamento guardando al reddito da lavoro dipendente negli ultimi cinque anni, guardando all’arco di tempo che va dal 2020 allo scorso anno. Soprattutto in buona parte delle province l’incremento è solo nominale perché non è stato in grado neanche di tenere il passo dell’inflazione.

Ce l’ha fatta la provincia di Firenze, che risulta il territorio toscano in cui il lavoro dipendente ha visto crescere di più il reddito: il 22,2% in più, passando cioè da 26.653 a 32.580 euro di reddito medio. All’estremo opposto invece c’è Grosseto: l’aumento dei redditi dei lavoratori dipendenti è stato pari al 15,3% (da 22.070 a 25.455 euro). Con una differenza di quasi sette punti percentuali e un divario che va visto aumentare da 4mila a 7mila euro la distanza media tra i redditi. Più diseguaglianza, insomma.

Sono riusciti a recuperare qualcosina al di sopra dell’inflazione (più 18% in un quinquennio, come detto) i lavoratori dipendenti non solo fiorentini ma anche delle province di Arezzo (più 19,8%), di Massa-Carrara (più 19,0%), Pisa (più 18,9%) e Lucca (più 18,2%). Hanno invece perso per strada un po’ del proprio potere d0acquisto i lavoratori che dichiarano redditi da lavoro dipendente in provincia di Livorno (più 17,5%, cioè mezzo punto in meno dell’inflazione cumulata), di Prato (più 17,3%), di Siena (più 16,4%) e di Pistoia (più 15,9%), infine come detto di Grosseto (più 15,3%).

Quanto ai livelli di reddito, nel 2025 a Firenze raggiunge i 32.580 euro di reddito medio, davanti a Livorno (32.320), Prato (31.184), Lucca (31.022) e Siena (30.358). Grosseto si colloca invece in fondo alla graduatoria con 25.455 euro, preceduta da Massa-Carrara (25.929).

Così il commento di Elena Pampana, presidente di Acli Toscana: «I numeri sulle province ci dicono che non esiste una sola Toscana quando parliamo di redditi da lavoro: Firenze e Grosseto rappresentano gli estremi di una distanza che non riguarda soltanto quanto si guadagna, ma anche la velocità con cui i redditi riescono a crescere. È un elemento che dovrebbe interrogarci sulle opportunità che i diversi territori riescono oggi a offrire a chi lavora e sulle condizioni che determinano queste differenze». A giudizio di Pampana, il dato più preoccupante è però quello del potere d’acquisto: «Una crescita del reddito non significa necessariamente stare meglio, soprattutto quando il costo della vita cresce più velocemente degli stipendi. In Toscana quasi un lavoratore su due non ha visto il proprio reddito crescere più dell’inflazione negli ultimi sei anni: significa che per una parte molto ampia delle persone l’aumento nominale dello stipendio non si è tradotto in una maggiore capacità di spesa. È qui che la fotografia dei redditi diventa una fotografia delle condizioni di vita: se il salario cresce, ma non abbastanza da tenere il passo con i prezzi, la percezione concreta è quella di avere meno risorse a disposizione».

Pubblicato il
22 Settembre 2026
di BOB CREMONESI

Potrebbe interessarti

Festìna lente, anzi lentissimo

L’antica saggezza del suggerimento dell’imperatore Augusto, sembra diventata la guida più seguita non solo dalla politica nazionale ma anche dall’Authority di Livorno e Piombino. Dopo quasi un anno dall’insediamento del nuovo presidente, dopo tutta...

Leggi ancora

Salone nautico dei sogni proibiti

Aveva voglia il Gattopardo – ovvero Tomasi di Lampedusa – a sostenere che bisogna cambiare tutto per non cambiare niente. Oggi, di fronte alle notizie d’anteprima per il prossimo, sempre più grande salone nautico...

Leggi ancora

In ricordo del sor Aldo

LIVORNO.  Forse perché invecchiando il presente richiama sempre di più il passato. O forse perché gli amici veri rimangono legami importanti anche se non ci sono più.  È così che ogni 15 settembre mi...

Leggi ancora
Quaderni
Archivio