Come affrontare le crisi aziendali, istruzioni per l’uso
La Regione Toscana si attrezza (ed è un caso unico)

Da sinistra gli assessori Marras e Lenzi, il presidente della Regione Toscana Giani e il consigliere Fabiani
FIRENZE. Come evitare di rincorrere le crisi aziendali quando ormai l’emergenza è esplosa come una bomba e c’è solo da limitare i danni? È l’idea che sta dietro la nuova proposta di legge della Regione Toscana, che da Firenze presentano come una sorta di “unicum” nel panorama nazionale del settore: riuscire cioè a dare una veste organica a un «modello toscano di gestione e prevenzione delle vertenze aziendali sviluppato in questi anni» così da avere a disposizione qualche strumento in più per la tutela del lavoro. Ne è stato annunciato l’esame in giunta per poi essere trasmessa al Consiglio regionale.
Oggi come oggi la Regione Toscana ha davanti a sé una complessa mappa di vertenze. L’ultimo report dell’Unità di crisi lavoro, la struttura tecnica che affianca la giunta regionale nella gestione di tali vertenze, dice che «dall’inizio dell’attuale legislatura sono stati
- 62 i casi risolti positivamente (o con soluzioni occupazionali parziali), a tutela di 7.500 lavoratori»;
- 20 i casi di crisi aziendali tuttora attive o di recente convocazione del tavolo regionale di negoziato: in tutto riguardano 7.350 lavoratori in organico, incluso l’indotto;
- 7 i casi “in transizione” (720 lavoratori), con possibili sviluppi positivi;
- 24 sono i tavoli di monitoraggio preventivo (oltre 6mila lavoratrici/lavoratori coinvolti);
- 18 i tavoli chiusi (700 lavoratori), per i quali è attivo l’impegno regionale alla ricollocazione.
La proposta è stata condivisa con le parti sociali ed è stata presentata a Firenze nella sede di Palazzo Strozzi Sacrati: l’ha fatto il presidente Eugenio Giani insieme agli assessori Alberto Lenzi (lavoro) e Leonardo Marras (attività produttive Leonardo Marras) e al consigliere speciale per le crisi industriali Valerio Fabiani. Al loro fianco sta da tempo lavorando un gruppo interdirezionale degli uffici regionali.
Tra gli elementi di novità – viene sottolineato – figura l’istituzione di un fondo regionale per la gestione delle emergenze occupazionali: la dotazione attuale è «attualmente pari a circa 10 milioni di euro stanziati dall’assessorato al lavoro», spiega Lenzi. Lì convergeranno «le risorse destinate alle misure per la ricollocazione o il reinserimento occupazionale dei lavoratori coinvolti nelle crisi».

Foto di gruppo per l’unità di crisi del settore lavoro della Regione Toscana
L’Agenzia regionale per il lavoro (Arti), secondo quanto viene annunciato, metterà a punto «servizi specifici innanzitutto attraverso la leva della formazione per accompagnare il tentativo di rilancio delle aziende in difficoltà e scongiurare eventuali esuberi». Soprattutto in caso di ricollocazione esterna, si punta a evitare che vadano dispersi «saperi e competenze collettive dei gruppi di lavoratori investiti dagli effetti delle vertenze». Da sottolineare anche il potenziamento degli strumenti per la prevenzione e monitoraggio permanente delle crisi di impresa. Scopo: permettere di intervenire «prima che lo stato di difficoltà aziendale diventi irreversibile». Vale la pena di mettere l’accento sul fatto che «l’area dei lavoratori stagionali, precari o dell’indotto che spesso ruota, con numeri anche molto significativi, intorno alle crisi, sarà pienamente presa in carico dalla Regione», come è stato ribadito in sede di presentazione dell’iniziativa.
Fra le misure messe in campo c’è «il rafforzamento delle attività di scouting pubblico e accompagnamento istituzionale per attirare nuovi investimenti e rilanciare i siti produttivi in caso di cessazione delle attività». Resta da mettere in evidenza un aspetto particolare: la promozione e il sostegno dei percorsi di “workers buyout”, cioè la rigenerazione di un’impresa attraverso l’acquisizione da parte dei lavoratori.
Così il commento di Eugenio Giani, presidente della Regione Toscana: «Unica Regione in Italia, abbiamo ritenuto utile adottare un provvedimento che introduca nuove leve per fronteggiare le emergenze occupazionali, per prevenirle, per attrarre nuovi investitori». Con una sottolineatura: «Puntiamo a rendere il nostro modello regionale di intervento sempre più capace di operare sui diversi fronti della tutela del lavoro e del nostro sistema produttivo e industriale».
Questa è una fase contrassegnata dal riposizionamento di importanti settori dell’economia regionale, come ad esempio la moda e l’industria dell’auto. A giudizio dell’assessore Lenzi, l’intervento normativo si rende quanto mai necessario «alla luce dei numerosi tavoli attivi e delle caratteristiche del nostro sistema economico, contraddistinto da un tessuto produttivo di piccole e medie imprese che quindi non presentano i criteri per l’apertura di tavoli nazionali». Richiedono perciò – afferma – «risposte e strumenti di gestione interamente radicati sul territorio regionale».
Ecco le parole dell’assessore Marras: «A fianco agli strumenti contenuti nella proposta di legge finalizzati ad intervenire per affrontare la crisi aziendale ormai “conclamata”, la Regione Toscana ha attivato «altri strumenti per prevenire la crisi d’impresa e risolverla prima che si traduca in processo irreversibile». Come? «Dando indirizzi a Fiditoscana e approvando un protocollo con Unioncamere». Marras segnala che attraverso Fiditoscana e il coordinamento con Unioncamere sarà possibile «utilizzare al meglio tutte le opzioni messe a disposizione dal d. lgs. 14/2019 (composizione negoziata, accordo di ristrutturazione del debito, etc) per consentire all’impresa di affrontare la difficoltà temporanea e ricollocarsi sul mercato in condizioni di competitività riacquisita anche attraverso l’accesso ad aiuti specifici previsti dalla programmazione Fesr e dal bilancio regionale».
Il consigliere speciale Fabiani rincara: «La Toscana è una regione all’avanguardia sulla gestione delle crisi e la legge presentata rappresenta un ulteriore passo in avanti. Traduce in norma molte delle buone pratiche maturate in questi anni ai tavoli di crisi della Regione e introduce innovazioni fondamentali per gestire non solo le crisi, incluse le fasi che le precedono, in termini di prevenzione, e quelle che le seguono, quindi sia sul fronte della possibile reindustrializzazione sia per la ricollocazione delle lavoratrici e dei lavoratori».











