Cessione Pierburg, qualcosina in più e (tanta) strada da fare
Fiom: per la prima volta in campo i vertici di Rheinmetall. Operai in assemblea

Massimo Braccini leader dei metalmeccanici Cgil livornesi davanti allo stabilimento Pierburg
LIVORNO. I dirigenti sindacali non lo definiscono un “passo in avanti” e nemmeno, nel gergo di settore, un “passettino” o anche solo uno “spiraglio”. Ma nell’aspra vertenza sulla cessione del ramo non-militare di Rheinmetall (che coinvolge a Livorno lo stabilimento a due passi dal varco portuale Valessini e 250 famiglie) sembra di cogliere nell’incontro al tavolo del ministero delle imprese e del Made in Italy qualcosa di leggermente differente dalla liturgia degli appuntamenti precedenti. Massimo Braccini, leader dei metalmeccanici Cgil livornesi, segnala che «per la prima volta» erano seduti nella stanza «i vertici di Rheinmetall e i rappresentanti del fondo acquirente Aequita». Aggiungendo: «Nel corso del confronto, un rappresentante del settore Power Systems, il ramo del settore auto di Rheinmetall destinato alla cessione, ha illustrato un progetto che è ancora in una fase preliminare».
Si rileva cioè un certo qual cambio di registro, però – viene sottolineato dal quartier generale del sindacato – «si tratta di una ipotesi che richiederebbe tempi medio-lunghi di attuazione e investimenti specifici, sui quali non sono state fornite indicazioni chiare». Tradotto: «Questi aspetti dovranno essere definiti attraverso ulteriori passaggi tra Rheinmetall e il fondo Aequita, prima del closing definitivo previsto entro la fine dell’anno», dice Braccini puntualizzando tuttavia che «ad oggi, però, non è stato presentato alcun piano industriale».
Come si vede, ce n’è ancora di strada da fare: certo, rispetto al niente e al nulla con cui la controparte si era presentata finora al tavolo romano è già qualcosina. Resta da capire se siamo al “bon ton” o a qualcosa di concreto. È di questo che si parla martedì 20 ottobre nelle assemblee con tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori dello stabilimento Pierburg di Livorno: saranno illustrati gli esiti del confronto ministeriale e saranno prese democraticamente «le decisioni e le iniziative necessarie a sostenere e far avanzare la vertenza».
Ma il sindacato torna sempre lì: «Servono:
- investimenti certi, con risorse e tempi definiti;
- volumi produttivi chiari e verificabili;
- garanzie occupazionali concrete;
- impegni vincolanti sul futuro industriale di tutti i siti coinvolti».
Il segretario della Fiom labronica ripete: «Il futuro dello stabilimento di Livorno e degli altri siti italiani non può essere affidato a semplici promesse. Servono certezze, impegni formali e garanzie esigibili». Anche perché – metto in risalto –«a Livorno siamo ormai al terzo anno di ammortizzatori sociali: le lavoratrici e i lavoratori stanno pagando un prezzo altissimo a causa dell’incertezza e della mancanza di prospettive per il futuro dello stabilimento».
Per adesso, secondo quanto viene riferito dalla Fiom, gli esponenti del fondo hanno «illustrato il modello di business di Aequita». La delegazione sindacale ha replicato battendo il tasto di «tutte le riserve e le preoccupazioni maturate anche alla luce delle esperienze e dei riscontri avuti nei rapporti con i fondi di investimento». A giudizio di Braccini la responsabilità «torna in capo a Rheinmetall: deve garantire un passaggio societario capace di tutelare concretamente il futuro industriale e occupazionale degli stabilimenti italiani». Come? È presto detto: «Nessuno ha imposto a Rheinmetall di vendere. Per questo chiediamo che agli stabilimenti italiani siano riconosciute le stesse condizioni concordate e formalizzate con il sindacato tedesco, attraverso garanzie stringenti, strumenti concreti di tutela e impegni vincolanti».
Il nuovo round è previsto di nuovo nella sede del ministero il 30 novembre: «in quella sede l’azienda dovrà presentarsi con un piano industriale chiaro, dettagliato e verificabile, che dia risposte concrete alle preoccupazioni delle lavoratrici e dei lavoratori». Con una sottolineatura: «Il tempo sta scadendo e non siamo più disposti ad accettare rassicurazioni prive di impegni verificabili».











