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AMBIENTE

Emissioni zero entro il 2050, il trasporto marittimo cerca il “miracolo”

Eni, Fincantieri e Rina: come decarbonizzare

Carlo Luzzatto, amministratore delegato e direttore generale di Rina

ROMA. Come raggiungere il traguardo di “emissioni zero” entro il 2050 e mettere in piedi un trasporto marittimo sostenibile? Per cercare la risposta è quantomeno dal protocollo del 25 marzo dello scorso anno che Eni, Fincantieri e Rina lavorano insieme: la prima è una multinazionale (ma con le radici italiane) nel settore dell’energia, il secondo è un gruppo globale nella cantieristica navale ad alta complessità, il terzo è un team internazionale di consulenza ingegneristica, certificazione e ispezione. Tutti e tre hanno messo nero su bianco un dossier avvalendosi del supporto tecnico di Bain & Company Italia: lo hanno presentato a Roma  alla presenza del ministro Gilberto Pichetto Fratin.

Il punto di partenza è chiaro:

  • il settore marittimo è responsabile di «circa il 3% delle emissioni globali di CO2» (e, come detto, punta a raggiungere «la neutralità carbonica entro il 2050»).
  • le navi attualmente utilizzano «prevalentemente combustibili tradizionali che costituiscono il 93% del consumo complessivo»: ci si sta indirizzando verso nuove forme di propulsione, nel 2023 quasi la metà degli ordini di nuove navi è stato indirizzato verso combustibili alternativi.
  • anche i porti stanno iniziando ad attrezzarsi con nuove infrastrutture «per supportare diverse opzioni tecnologiche e di combustibili», ma è ben palese che tuttavia «questi sforzi non sono ancora sufficienti».

C’è necessità di una “mappa dei tempi” realistica e affidabile. Per questo i tre soggetti guardano a definire prima di tutto «quali sono i vettori energetici in grado di ridurre, nel breve termine, le emissioni di CO2»:

  • il Gnl (gas naturale liquefatto), prodotto fossile a minore intensità carbonica, che però ha bisogno di «investimenti infrastrutturali di deposito, stoccaggio e rifornimento nei porti»;
  • i biofuel: Hvo («utilizzabile anche in purezza e senza necessità di investimenti infrastrutturali») e Fame («con significative limitazioni all’utilizzo in purezza»).
  • Nel lungo termine i biocarburanti, «anche grazie all’ingresso di bio-gnl e biometanolo», continueranno a essere la soluzione prevalente del segmento mercantile. Riguardo ai carburanti sintetici prodotti da idrogeno verde e l’idrogeno stesso, per determinati casi d’uso (ad esempio crociere di bassa e media potenza), potranno assumere un ruolo crescente grazie al progressivo aumento di competitività e sviluppo della catena logistica di approvvigionamento.

Il report presentato analizza tre scenari futuri in base a «diversi livelli di ambizione di decarbonizzazione, progressi tecnologici e disponibilità di combustibili e infrastrutture». Schematicamente, si può intanto dire che le previsioni indicano «una decarbonizzazione più rapida nell’Unione europea e negli Stati Uniti», mentre «in Asia-Pacifico e nel resto del mondo l’uso di combustibili fossili e Gnl continuerà a predominare, rappresentando circa il 70% del mix energetico entro il 2050».

Da sinistra: Pierroberto Folgiero (Fincantieri), Carlo Luzzatto (Rina), Tonia Cartolano (giornalista), Giuseppe Ricci (Eni) e Pierluigi Serlenga (Bain & Company)

Pubblicato il
3 Aprile 2025

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