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SOSTENIBILITÀ

Come catturare la CO2 con una soluzione a base di ammine

La proposta di Ecospray: garantiamo di intercettarne l’80%

Maurizio Archetti, presidente di Ecospray

ALZANO SCRIVIA (Alessandria). È da un borgo di quattrocento anime incastonato fra Tortona e la Lomellina che potrebbe arrivare un interessante contributo alla decarbonizzazione. La sede operativa di Ecospray è a Alzano Scrivia, nel cuore di un territorio che anche in decenni e secoli lontani ha dovuto vedersela con i cambiamenti causati dall’impatto con i grandi sconvolgimenti naturali: basti dire che qui non c’è angolo del territorio municipale che non sia alto più di un metro sul livello del mare (peraltro distante un centinaio di chilometri), basti dire che uno dei paesini è stato chiamato “Alluvioni Cambiò”, proprio così.

Ecco, con una tal storia alle spalle non c’è da meravigliarsi poi troppo che una azienda attiva nello sviluppo di tecnologie integrate per la riconversione sostenibile delle industrie marittime e terrestri abbia messo radici qui con la propria sede operativa (quella legale è a Voghera, lontana un quarto d’ora d’auto ma in altra provincia e in altra regione). Si chiama Ecospray e adesso annuncia il lancio sul mercato della sua soluzione di “carbon capture” per il settore navale con tecnologia a base di ammine. Ecospray è stata fondata nel 2005 ed è leader di mercato nei sistemi di trattamento dei gas di scarico per motori diesel marini (Egcs); dal 2013 fa parte del gruppo Carnival.

Le enormi emissioni di anidride carbonica di ogni attività umana sono uno dei problemi più importanti che il pianeta deve affrontare se non vuole andare a sbattere: negli ultimi anni si è fatta largo l’idea di “catturarla”. Cosa ha dalla sua Ecospray? Prima di tutto, – spiegano del quartier generale dell’azienda, il nuovo sistema si caratterizza per «l’elevata efficienza energetica»: è in grado di «ridurre i consumi energetici fino al 50% rispetto a tecnologie simili», è un «importante passo in avanti verso una cattura della CO2 più competitiva e sostenibile per il settore marittimo».

L’azienda spiega che il sistema è «progettato per essere integrato facilmente a bordo di navi esistenti, in condizioni operative specifiche» e promette di permettere di «catturare fino all’80% della CO2 emessa durante la navigazione».

La tecnologia di “cattura” dell’anidride carbonica per ridurre le emissioni nel settore navale – viene fatto rilevare – si basa sull’«assorbimento chimico della CO2 mediante una soluzione di ammine». Cosa distingue la tecnologia di Ecospray? La risposta è questa: «Il suo innovativo processo di rigenerazione a bassa temperatura, che consente di trasformare il calore di scarto proveniente dai motori delle navi in una risorsa preziosa». È un approccio che Ecospray sottolinea in grado di assicurare «non solo un notevole risparmio energetico rispetto ai metodi tradizionali ad alta temperatura, ma anche una semplificazione dell’integrazione della tecnologia a bordo e una significativa riduzione dei costi operativi».

L’azienda alessandrina segnala che la propria soluzione è stata «già testata con successo a bordo nave nel 2023». Negli ultimi 18 mesi Ecospray ribadisce di averla «ulteriormente perfezionato». Con un doppio risultato: migliorate le prestazioni migliorate e più compatto il design così da renderlo «ancora più adatto a una diffusione su larga scala nel settore navale».

Maurizio Archetti, presidente di Ecospray, evidenzia «la vasta esperienza maturata nel trattamento dei gas» e come questa è stata «combinata con nuove tecnologie di cattura chimica». Scopo: offrire una soluzione concreta, «già pronta per essere adottata». Per il numero uno dell’impresa piemontese, ci si deve focalizzare sul fatto di rendere la “cattura” dell’anidride carbonica «non solo possibile, ma anche economicamente sostenibile per gli armatori». Ecospray assicura che la sua soluzione lo è, anche perché facile da collocare nella situazione data: «Questa tecnologia, ora disponibile sul mercato, è progettata per integrarsi facilmente in una strategia più ampia di decarbonizzazione, consentendo alle navi esistenti di abbattere in modo significativo le emissioni e rispettare gli obiettivi di riduzione della CO2 fissati dall’Imo».

Archetti tiene a sottolineare che, «indipendentemente dal percorso tecnologico scelto per ridurre le emissioni», la “cattura” della CO2 resta «uno strumento essenziale per i prossimi 20-30 anni al fine di raggiungere gli obiettivi climatici fissati a livello internazionale». Per riuscire a farcela a rispettare davvero gli obiettivi che il mondo si è dato in fatto di decarbonizzazione, – questo è il suo argomentare – risulta «fondamentale che questa tecnologia venga integrata con urgenza e in modo chiaro nel framework normativo, consentendone l’applicazione su larga scala e accelerandone l’adozione».

Le tecnologie per la “cattura” delle CO2 sono solo un ultimo passo in avanti nel percorso verso una maggiore sostenibilità del settore marittimo: Ecospray lo rioete, rivendicando il fatti che «da anni supporta gli armatori nella scelta delle soluzioni più efficaci per ridurre l’impatto ambientale, a livello globale, dell’industria navale». Ad esempio, con i sistemi Egcs (scrubber) come «punto di partenza per l’adozione delle tecnologie di “carbon capture”. Oltre a ridurre significativamente emissioni nocive come gli SOx e il particolato, gli scrubber «pretrattano i gas di scarico, migliorando l’efficienza e la durata dei sistemi di “carbon capture” installati successivamente. A ciò si aggiunga che «raffreddano i gas di scarico fino a temperature inferiori ai 50° gradi («è la condizione necessaria per la cattura della CO2») eliminano «la necessità di sistemi di raffreddamento aggiuntivi».

Anche i sistemi per la riduzione del “methane slip” – viene sostenuto – sono «centrali nel percorso di transizione sostenibile». In questo caso, il sistema sviluppato da Ecospray utilizza la tecnologia di ossidazione catalitica per rimuovere il “methane slip” dai motori “dual fuel” ed è progettato per ridurre fino al 95% il livello di emissioni grazie all’utilizzo di substrati catalitici a base di Pgm (metalli del gruppo del platino) per ossidare il metano.

Pubblicato il
5 Giugno 2025
Ultima modifica
6 Giugno 2025 - ora: 19:16

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