«Sos Hormuz, inviate le navi della Marina a proteggere le petroliere italiane»
Appello ai ministri: dal Golfo arriva il 13% dell’import di prodotti energetici

Una delle petroliere centrate dalla reazione iraniana non lontano dallo stretto di Hormuz
ROMA. Dai Paesi del Golfo Persico l’Italia ha importato 14,3 milioni di tonnellate di prodotti energetici, cioè «oltre il 13% delle importazioni energetiche complessive», tutto in arrivo via nave. Lo dice il centro studi di Confitarma, il fronte confindustriale degli armatori segnalando che non è solo il nostro Paese a esserre nei guai bensì l’intero pianeta. Lo stretto di Hormuz – si afferma – è una delle strozzature più importanti al mondo sotto il profilo della garanzia degli approvvigionamenti: normalmente vi passa «il 38% dell’export mondiale di petrolio trasportato via mare, pari a circa il 20% dell’offerta energetica globale, oltre al 30% del commercio marittimo di Gpl e il 20% di quello di Gnl».
Di fronte ai venti di guerra che stanno agitando i destini di quella zona del mappamondo dopo l’attacco di Usa e Israele all’Iran, il presidente di Confitarma Mario Zanetti ha preso carta e penna per chiedere «il rafforzamento del dispositivo nazionale di presenza e sorveglianza marittima nelle aree interessate dalla crisi». Qualcosa di più di un invito generico: si suggerisce di valutare «il possibile dislocamento in mare di unità della Marina Militare a tutela della libertà di navigazione e della sicurezza del traffico mercantile». In sostanza, di mandare le navi della Marina militare italiana a proteggere «gli interessi nazionali coinvolti» e il ruolo che «la flotta operata dall’armamento italiano svolge per garantire la sicurezza degli approvvigionamenti e la fluidità continuità degli scambi commerciali».
«Un tale presidio – dicono dal quartier generale di Confitarma – contribuirebbe a rafforzare le condizioni di sicurezza per il naviglio commerciale e per i marittimi imbarcati, oltre a rappresentare un segnale concreto di attenzione alla tutela degli interessi strategici del Paese e alla stabilità delle rotte marittime internazionali».

Mario Zanetti, numero uno di Confitarma, organizzazione di armatori
Secondo quanto annunciato, la richiesta è stata indirizzata al ministro della difesa Guido Crosetto oltre che, per conoscenza, al ministro delle infrastrutture e dei trasporti Matteo Salvini e alle altre autorità competenti. Con uno scopo: richiamare l’attenzione delle istituzioni sull’«escalation del rischio per i marittimi impiegati sul naviglio mercantile impegnato nell’area». Anche perché – si sostiene – in tale contesto, «il naviglio mercantile (e soprattutto i marittimi imbarcati) si trova ad operare in condizioni di rischio crescente, con potenziali ripercussioni sulla sicurezza delle rotte commerciali e sulla continuità delle catene logistiche internazionali».
Zanetti lo dice ribadendo «l’apprezzamento dell’armamento nazionale per l’azione che la Marina Militare e il Corpo delle Capitanerie di Porto Guardia Costiera da sempre svolgono quotidianamente per la tutela della sicurezza marittima e degli interessi nazionali», ha evidenziato quanto lo Stretto di Hormuz rappresenti uno snodo strategico per il commercio marittimo ed energetico mondiale.
«La sicurezza della navigazione e dei marittimi rappresentano priorità assolute per il nostro Paese», mette in evidenza il numero uno dell’organizzazione degli armatori: di fronte a queste «forti tensioni geopolitiche», per Zanetti «è fondamentale garantire il libero svolgimento del traffico mercantile internazionale». Confitarma sottolinea «il proprio impegno nell’ambito del Comitato Interministeriale per la Sicurezza Marittima (Cism), al quale partecipa sin dalla sua istituzione», e ha contribuito nel corso del tempo al «confronto con le amministrazioni competenti sui temi della sicurezza della navigazione».











