Ineos vende la fabbrica Inovyn di Rosignano: ecco l’identikit di chi l’ha comprato
Si tratta di Esseco, già presente in Toscana nell’industria chimica

Francesco Nulli amministratore delegato di Esseco Group e presidente di Esseco Industrial
ROSIGNANO (Livorno). Nel complicato risiko delle grandi fabbriche chimiche europee l’ultima mossa riguarda un importante stabilimento della costa labronica, una trentina di chilometri a sud del capoluogo: si tratta di Inovyn Produzione Italia spa che ha in mano gli impianti produttivi presenti in Toscana a Rosignano (Livorno) e in Lombardia a Tavazzano (Lodi).
L’acquirente Esseco Industrial rende noto di aver raggiunto un accordo in base al quale rileva le quote dalla controllante Ineos Inovyn. Lo ribadisce segnalando che nei due stabilimenti si producono «sostanze chimiche che costituiscono la base di settori strategici, tra cui farmaceutico, energetico, trattamento acque, alimentare, difesa e costruzioni». Vale la pena di rilevare che il sito industriale di Rosignano rappresenta «il più grande stabilimento nazionale di cloro-alcali»: vi si producono soda caustica e cloro dando lavoro a più di 160 dipendenti. L’impianto di Tavazzano invece è specializzato nella produzione di ipoclorito di sodio e vede al lavoro oltre 25 dipendenti.
Ora serve l’ok delle autorità regolatorie
Adesso la transazione deve passare al vaglio per ottenere «le consuete approvazioni regolatorie degli organi competenti»: in caso di esito positivo, dovrebbe essere «completata nel corso del 2026». Fino al via libera definitivo, entrambi i siti – viene reso noto – continueranno ad essere «gestiti da Ineos Inovyn senza variazioni agli accordi esistenti con clienti e fornitori».
È da aggiungere che non tutta l’attvità presente nella fabbrica di Rosignano passerà nelle mani di Esseco: le attività di ricerca e sviluppo che fanno attualmente parte del sito produttivo rosignanese saranno «oggetto di scorporo e rimarranno sotto il controllo di Ineos Inovyn, subordinatamente ad eventuali procedure di consultazione previste dalla normativa applicabile».
DALL’ARCHIVIO/1: qui il link all’articolo della Gazzetta Marittima in cui l’imprenditore britannico proprietario di Ineos fa le carte all’industria chimica euopea dicendo che è sull’orlo dell’abisso
DALL’ARCHIVIO/2: qui il link all’articolo della Gazzetta Marittima in cui si mette in luce la reazione del sindacato e della Regione Toscana riguardo al futuro dello stabilimento Ineos di Rosignano

Jim Ratcliffe, l’ingegnere-magnate britannico al timone del colosso Ineos
La denuncia di Ratcliff: industria chimica europea ko
Non è un segreto per nessuno che questa sia una fase assai delicata per l’industria chimica europea. Anzi, a scaraventare il sasso nello stagno era stato proprio il padre fondatore di Ineos, l’imprenditore britannico sir Jim Ratcliff: una singolare figura di ingegnere-tycoon conosciuta al grande pubblico non solo per il fatto che “Forbes” lo indica come l’uomo più ricco d’Inghilterra ma anch e forse soprattutto per il suo ruolo nel team Mercedes di Formula Uno o come azionista del Manchester United nel calcio oppure come esploratore in ambienti estremi e come maratoneta. Proprio Ratcliff aveva nei mesi scorsi dettato una sorta di sentenza di morte per la chimica europea, sottolineando la sfilza di chiusure di impianti industriali. A suo giudizio, tutta colpa – la “Gazzetta Marittima” l’avevamo segnalato in un pezzo mesi fa – dell’incapacità dell’Europa di reggere la concorrenza internazionale e principalmente di non riuscire a tenere abbastanza bassi i prezzi dell’energia. Figuriamoci cosa vuol dire questo per l’Italia che, all’interno perfino della stessa Europa, è uno dei Paesi con i più alti standard in fatto di costi energetici.
A dare battaglia sulle sorti della fabbrica chimica di Rosignano avevano pensato i sindacati: una mobilitazione che aveva portato a chiamare in causa la Regione Toscana.
Chi è l’acquirente
Adesso è apparso sulla scena Esseco Industrial: non è un soggetto sconosciuto sul palcoscenico dell’industria chimica toscana. La “Gazzetta Marittima” ne aveva parlato per segnalare che il progetto di ottenere carbonato di potassio mediante cattura della CO2 (sviluppato nello stabilimento di Saline di Volterra) dalla propria controllata Altair Chemical era stato premiato nello scorso autunno da Federchimica, così come pochi mesi prima era emerso alla ribalta delle cronache l’innovazione come primo esempio concreto di trasporto elettrico in Italia relativo a prodotti industriali chimici. Il numero uno Francesco Nulli segnala che «operazioni come questa sono fondamentali per rafforzare la nostra scala industriale e continuare a competere in uno scenario dominato da operatori di dimensioni globali». Nulli sottolinea che «continuiamo a investire in Italia e nei territori in cui operiamo, consolidando la nostra presenza produttiva, riducendo la dipendenza dalle importazioni e ottimizzando organizzazione, servizio e qualità produttiva per allinearci ai più elevati standard di mercato».
L’acquirente Esseco Industrial presenta il proprio identikit come «holding industriale di Esseco Group, gruppo industriale italiano giunto alla quarta generazione e con una storia ultracentenaria». È presente in dieci Paesi con 8 stabilimenti produttivi, tra cui quelli di cloro-alcali a Pieve Vergonte (Piemonte) e Saline di Volterra (Toscana): Esseco Industrial impiega circa 725 dipendenti e serve 2.500 clienti offrendo prodotti e servizi per l’industria chimica organica e inorganica, specializzata in zolfo derivati e cloro-alcali.
La sua controllata Altair Chemical rappresenta, con 188 dipendenti, la divisione cloro-alcali di Esseco Industrial: ha stabilimenti produttivi a Saline di Volterra, in provincia di Pisa, e a Pieve Vergonte, nel Piemonte della val d’Ossola: quello volterrano è «il primo in Europa ad utilizzare le celle a membrana per la produzione di derivati dell’elettrolisi di cloruro di potassio e sodio»; quello piemontese è stato rilevato da un tavolo di crisi ministeriale nel 2019 e specializzato, con una spiccata sostenibilità energetica, in derivati dell’elettrolisi di cloruro di sodio e di potassio, acido cloridrico e derivati organici del cloro.

il quartier generale di Esseco Industrial in provincia di Novara
Parla l’uomo che ha guidato l’operazione di acquisto
Queste le parole di Francesco Nulli, amministratore delegato di Esseco Group e presidente di Esseco Industrial, 53 anni appena compiuti, certificato di nascita targato Milano: «Questa acquisizione ci consente di rafforzare ulteriormente la nostra divisione cloro-alcali Altair Chemical, raddoppiando la capacità produttiva e ampliando la nostra presenza sul mercato europeo sia nei derivati del sodio sia in quelli del potassio». Aggiungendo poi: «Attraverso specifici progetti di ottimizzazione, i siti produttivi saranno progressivamente integrati e specializzati, con un miglioramento complessivo dell’efficienza, al fine di servire al meglio la clientela nazionale e internazionale». In particolare, nelle intenzioni della società acquirente il sito di Tavazzano assumerà «il ruolo di polo logistico per il Nord Italia».
Un po’ di storia del gruppo che ora ha in mano lo stabilimento di Rosignano
Esseco è un gruppo di realtà imprenditoriali che ha radici lontane, ha da poco spento le candeline del primo secolo di attività: quanta strada rispetto a quando agli inizi degli anni ’20 del secolo scorso con l’ingegnere Piero Nulli insieme allo zio Angelo Ferrario entrano in società nella “Cappuccini spa”, una impresa che costruiva impianti frigo in una fabbrica nel polo industriale milanese della Bovisa (che poi diventerà uno “stabilimento del sapere” con l’attuale presenza di atenei). Proprio il know how da “ing.” del signor Piero sposta il baricentro sulla chimica in certo qual modo com’è adesso: si mette a produrre anidride solforosa che è utile alla refrigerazione. Ma anidride solforosa significa anche un occhio al mercato del vino.
Lì c’è il nocciolo dell’identità del gruppo Esseco, il cui ramo “Industrial” ha il quartier generale a una spanna dalle sponde del Ticino ma lato piemontese, in zona Trecate (Novara): è da quelle parti che nel ’69 viene avviata la prima linea di produzione di anidride solforosa da pirite. L’imprinting familiare è rimasto quello: la chimica. «Oggi siamo alla quarta generazione, con la quinta già in formazione», ha detto l’uomo-guida del gruppo in un recente incontro promosso da Confindustria, associazione delle aziende familiari e università Bocconi (sotto il segno di una evoluzione che mira a «coniugare visione imprenditoriale, struttura manageriale e responsabilità verso il futuro»).
Sul finire degli anni ’80 prende il nome Esseco e alla metà del decennio successivo rileva un sito produttivo in provincia di Pavia che è specializzato nella macinazione e nella micronizzazione dello zolfo. Se fin qui si è rimasti all’interno di un territorio abbastanza ristretto, diciamo nel raggio di un centinaio di chilometri, l’inizio del nuovo secolo cambia il paradigma territoriale: l’internazionalizzazione comincia dagli Usa sbarcando nel New Jersey (a Parsippany), poco più d’un batter di ciglia ed ecco l’arrivo in Gran Bretagna, acquisendo una fabbrica a Wakefield.
Nel corso del decennio passato arriva il tempo per rilevare uno stabilimento a Saline di Volterra: nello storytelling aziendale qui si compie una svolta perché stiamo parlando della realtà industriale che «ha rivoluzionato il panorama europeo come primo produttore di potassa caustica e derivati del cloro mediante elettrolisi a membrana»: viene presentata come una delle soluzioni ancora «fra le più avanzate al mondo» (è stato altresì eliminando il mercurio dai prodotti). Non è tutto: da un tavolo di crisi viene rilevato lo stabilimento di Pieve Vergonte (Verbania) che offre l’incremento della capacità produttiva nel settore cloro-alcali, oltre a portare in dote «due centrali idroelettriche di proprietà al servizio dell’azienda».
Non si ferma neanche l’espansione all’estero: in Brasile, in Francia e in Spagna più una struttura commerciale in America Centrale. L’acquisizione della società chimica tedesca Addcon porta all’interno del gruppo una fabbrica in Germania e una in Norvegia, alle quali si sommano tre filiali (Hong Kong, Cina e Thailandia) per la distribuzione nel continente asiatico.

L’interno dello stabilimento Ineos Inovyn a Rosignano
Il Pd: è una sorpresa, accelerazione inaspettata
Sulla vicenda sono intervenuti a tambur battente da Rosignano il consigliere regionale dem Alessandro Franchi e il segretario del Pd locale Nicola Di Paco: «Seguiamo con estrema attenzione e preoccupazione l’evolversi della situazione nel comparto della chimica», ribadiscono segnalando che già nei mesi scorsi avevano espresso «forte inquietudine per un quadro internazionale segnato da dazi e da una crisi energetica che colpisce duramente la competitività delle nostre imprese».
Franchi ricorda di aver promosso l’iniziativa che ha portato all’istituzione di un tavolo regionale permanente. Adesso, di fronte alla notizia del passaggio di mano, i due esponenti dem non nascondono la sorpresa: «È una vera doccia fredda: non avevamo avuto avvisaglie di questa accelerazione, proprio mentre è in corso un percorso di monitoraggio che la Regione Toscana ha attivato su nostra sollecitazione e siamo ancora in stretto contatto con il consigliere del presidente Giani per le crisi aziendali, Valerio Fabiani». A ciò si aggiunga che domani mercoledì 22 «è già in programma una riunione specifica presso il ministero delle Imprese e del Made in Italy, dedicata a Ineos e al futuro della chimica: sarà quello il momento per pretendere risposte chiare». La bussola resta quella, dicono Franchi e Di Paco: 1) «garantire la continuità industriale del sito di Rosignano»; 2) soprattutto, «tutelare ogni singolo posto di lavoro». Lo dicono promettendo che «restiamo in attesa di conoscere nel dettaglio il piano industriale dell’azienda, pronti a fare la nostra parte per difendere il futuro produttivo e occupazionale della nostra comunità».

Alessandro Franchi, consigliere regionale Pd











