Rebus segretario, Danieli in pole position per Palazzo Rosciano
Chi è, cosa ha fatto finora e perché il toto-nomina lo indica alla vigilia del comitato di gestione

Pierpaolo Danieli, classe ’81, ufficiale delle Capitanerie al fianco dell’ammiraglio Pettorino e più recentemente in ascesa al ministero delle infrastrutture: fino a diventare subcommissario a Trieste
LIVORNO. Alla vigilia del comitato di gestione decisivo, si scatena il tam tam delle indiscrezioni sul toto-nomina del segretario generale dell’Authority livornese che il presidente Davide Gariglio proporrà nella seduta in agenda fra meno di 24 ore. In pole position c’è il nome di Pierpaolo Danieli, che accomuna in sé la figura istituzionale di ufficiale della Guardia Costiera e al tempo stesso l’inquadramento nei ranghi più in vista del ministero delle infrastrutture. Talmente nella fiducia dei vertici del dicastero da esser stato inviato a Trieste con l’inedita mansione di “subcommissario” in appoggio a un altro uomo “forte” del ministero guidato da Matteo Salvini, Donato Liguori, anch’egli in sensibile ascesa.
Per capire quanto nella nomenklatura del dicastero siano ritenute pedine di primo o primissimo piano (ma con ruoli diversi), basti dire che questo tandem ministeriale era stato mandato con la massima urgenza a occuparsi del porto di Trieste: prima di riuscire a trovare la quadra attorno a Marco Consalvo ma inventando una soluzione a tambur battente perché l’ex segretario generale Rosario Antonio Gurrieri ha all’improvviso, di punto in bianco, deciso di chiamarsi fuori da tutto, mentre la sua nomina stava passando al vaglio della commissione parlamentare per l’ultimo sì.
Da Roma era stato inviato Liguori per tamponare l’emergenza ma a mezzo servizio perché la scelta era stata improvvisa e dunque c’erano ancora molte cose aperte sul tavolo di Liguori al ministero. Ovvio però che non si potesse immaginare di governare un porto rilevante come Trieste con un dirigente part time per quanto capace possa essere: ne è conseguita l’ “invenzione” di questa sorta di braccio destro – Danieli, appunto – per riuscire a tenere in piedi la situazione. Oltretutto Trieste aveva già alle spalle più di 400 giorni a bagnomaria, dopo le dimissioni di un presidente-leader come Zeno D’Agostino, anch’esse inattese.
Prima di proseguire oltre, vale la pena di segnalare che a questo punto sembrerebbe uscire di scena Gianmarco Mancini, la cui nomina era pure fortissimamente caldeggiata dalla Lega (che, ricordiamolo, ha in mano il ministero vigilante con Matteo Salvini ministro-vicepremier e Edoardo Rixi viceministro). Il condizionale è d’obbligo, dopo che giusto la nomina di Mancini data da tutti per scontata si è tradotta in una fumata nera all’ultimo momento per il “gran rifiuto” di Gariglio di sottoporne il nome al comitato di gestione.
Certo, è difficile credere – a meno che il gossip politico sul toto-nomine sia del tutto a sua insaputa – che una brillante figura a cavallo fra carriera militare e ascesa nella dirigenza del ministero si faccia triturare se non ha il viatico del suo ministero. Oltretutto, non è un segreto che a Roma stiano cercando di costruire una classe dirigente amministrativa nelle Autorità di Sistema proprio di questo tipo: la riprova sta proprio in alcune nomine.
Danieli, 45 candeline ancora da spegnere (compleanno nello stesso giorno del dirigente Dc Arnaldo Forlani e dell’icona pop Jim Morrison), ha il curriculum di un ufficiale che non si accontenta del tran tran e inanella una sequenza di corsi e master che vanno dal brevetto di paracadutismo lancio vincolato alla sopravvivenza e salvataggio in mare e antincendio avanzato, dalla guardia in plancia sulle unità navali delle Capitanerie all’ investigatore sui sinistri marittimi. Del resto, è stato l’ufficiale superiore al fianco di una figura come l’ammiraglio Giovanni Pettorino prima a Genova alla direzione marittima e poi a Roma al comando generale del Corpo.
È grossomodo da lì che la sua carriera militare si è intersecata con quella al ministero. A Trieste l’abbiamo detto, ma non è una nomina spot: è capo segreteria del capo di gabinetto del ministro, sta nel collegio dei revisori dei conti dell’Authority messinese.

Davide Gariglio, presidente dell’istituzione portuale labronica, qui sotto l’imponente busto mamroreo settecentesco del granduca Ferdinando che trineggia nella sala grande di Palazzo Rosciano dedicata al compianto Giuliano Gallanti
DALL’ARCHIVIO/2: qui il link all’articolo della Gazzetta Marittima in cui si dà conto dello scontro sulla nomina del segretario generale dell’Authority livornese
Per lui, originario della Puglia, quello a Livorno sarebbe un ritorno. Certo, tutti gli ufficiali delle Capitanerie sono ovviamente passati dall’Accademia navale che forma i quadri. Ma se i tradizionali corsi nell’istituzione militare sul lungomare labronico per lui sono finiti nel giorno di santa Giulia del 2005, non è vero che i rapporti con Livorno sono finiti lì: il periodo del tirocinio post-formativo, poi sempre a Livorno il corso di paracadutismo, nel 2009 due mesi di corso di perfezionamento come ufficiale di Capitaneria e, quattro anni più tardi, un corso specialistico pre-comando per ufficiali del Corpo delle Capitanerie di Porto.
Dunque, se questo è il nome più accreditato, non è del tutto da escludere l’eventualità che saltino fuori colpi di scena all’ultimo istante: altre ipotesi vanno in quella stessa direzione, cioè di figure già transitate nei ranghi dell’alto funzionariato di altre istituzioni portuali o, in caso di soluzioni interne, l’ipotesi del dirigente Marilli.
Mauro Zucchelli











