Addio a Giorgio Fanfani, protagonista del porto di Livorno negli anni del boom
Aveva 92 anni, è stato ai vertici anche internazionali degli agenti marittimi

Giorgio Fanfani: l’imprenditore livornese si è spento all’età di 92 anni
LIVORNO. Gli occhi di Giorgio Fanfani si sono chiusi per sempre all’alba dell’inizio di settimana, mentre a Livorno si avvertono le prime avvisaglie dell’estate che verrà. La nuova stagione bussa alle porte e lui avrebbe festeggiato i 92 anni fra qualche mese. Era stato protagonista di primo piano delle stagioni che abbiamo alle spalle: l’avevano visto poco più che ragazzo cominciare a occuparsi delle cose di porto e di mare nella Livorno appena uscita a pezzi dalla seconda guerra mondiale. Colpita, distrutta, devastata: a maggior ragione nel porto. Bombardatissimo dall’aviazione alleata così come devastato dalle mine, dalle trappole esplosive e dagli affondamenti predisposti dalle truppe naziste in ritirata.
«C’era soltanto da rimettere in piedi tutto perché in piedi non c’era rimasto niente»: il virgolettato non è di Giorgio Fanfani bensì di un altro dei primattori di quegli anni. Ma la frase avrebbe potuto benissimo dirla Giorgio. Avrà avuto 17-18 anni: le macerie sbriciolate e le lamiere squarciate sembravano far parte del paesaggio quotidiano d’una città che aveva finalmente visto finire la guerra, solo che ora gli strascichi in tempo di “pace” erano ugualmente pesanti come l’Everest. Si pensi al fatto che sì, il porto stava sgombrando a tempo di record le darsene dai relitti perché gli ormeggi erano indispensabili alla logistica militare anglo-americana ma, al tempo stesso, il porto rimaneva in mano delle autorità militari e gli operatori erano ospiti in casa propria. Non solo: c’era proprio da inventarsi un altro mestiere, visto che la tradizione secolare del porto-emporio si era tramutata nel porto-industria ma subito era arrivata la guerra a far saltare in aria ogni disegno di sviluppo.
Giorgio Fanfani le ossa se l’è fatte in questa stagione incredibile di “rinascimento”: chissà se ne è stato uno degli architetti o forse dei capomastri. C’era da fare e non era tipo da mettersi medaglie e nastrini da solo. Ma se poi arriveranno il ruolo di console di Danimarca, la vicepresidenza dell’organizzazione mondiale degli agenti marittimi (Fonasba) e la presidenza nazionale della federazione degli agenti marittimi (Federagenti), oltre che, su scala livornese, dell’analoga associazione di categoria Asamar; se gli affideranno il timone a livello nazionale dell’imprenditoria marittima portuale riunita nel Comitato Italiano Utenti Portuali; se lo chiameranno a far parte dell’assemblea soci di Fondazione Livorno e del consiglio di amministrazione di Banca d’Italia; se, insomma, a fine carriera nel 2024 Federagenti lo individuerà fra i 24 “ambasciatori” scelti fra quanti per oltre 60 anni hanno svolto la professione di agente marittimo (e dunque per una vita intera sono stati punto di riferimento per la comunità marittimo-portuale). Ecco, se tutto questo e questo e questo: qualcosa vorrà pur dire, no?
Per noi della “Gazzetta Marittima” bisognerebbe anche aggiungere qualche rigo in più: Giorgio Fanfani è stato uno dei primattori della scena marittimo-portuale livornese che alla fine degli anni ’60 hanno deciso di unire le forze per avere una propria voce. La “Gazzetta Marittima” è nata così: è stato nel gruppo di soci che hanno dato vita a questa avventura editoriale che va avanti da quasi settant’anni, e ancora adesso la società della sua famiglia è socia del gruppo Neri nella casa editrice di questo giornale online.
La nostra testata ha visto, al fianco di Giorgio, una parabola che ha tempi sfalsati rispetto alla stagione standard del boom economico fra la fine degli anni ’50 e la prima metà del decennio successivo come da periodizzazione standard: in realtà, per Livorno l’exploit economico arriva un po’ più tardi, e dipende soprattutto dal fatto che è stato il primo porto a intuire cosa diventeranno le banchine con l’industrializzazione delle mansioni introdotta dai container. Fino a diventare lo scalo numero uno del Mediterraneo con gli “scatoloni” infilati un po’ dappertutto.
Forse non è una semplice coincidenza il fatto che quella stagione ha coinciso con l’ingresso in plancia di comando di una generazione nata negli anni ’20 (con le nuove leve come Giorgio Fanfani nella prima metà del decennio successivo). Eccoli insieme a lui: uno statista Carlo Azeglio Ciampi e uno scienziato-ministro come Umberto Colombo, la leva dei sindaci che dall’immediato dopoguerra fino agli anni ’70 guideranno la città (a cominciare da Diaz e Badaloni), figure di rango in campo religioso come il vescovo Alberto Ablondi e il rabbino Elio Toaff, dirigenti politici come Gianfranco Merli (democristiano e padre della prima legge antiinquinamento) e Bruno Bernini (comunista e comandante partigiano), ma anche il regista Luigi Squarzina e il produttore di Pasolini (Alfredo Bini), l’alto dirigente Rai Giuseppe Rossini e i fratelli giornalisti Gastone Ortona e Vittorio Orefice, il reporter Aldo Santini, solo per citarne un grappolo…
È una generazione che gli eventi hanno fatto crescere in fretta, quasi a tappe forzate: al di là della Storia con la “s” maiuscola, ci sono anche le vicende familiari e, poiché suo padre Guido si spegne all’improvviso, Giorgio Fanfani si ritrova a guidare l’azienda che il genitore gestiva insieme al figlio del fondatore, Thomas Bowring Carr.

L’arte di Giorgio Fanfani è stata quella di intuire un passaggio: la logistica è una catena e l’effetto complessivo si misura sull’insieme, dunque bisogna diversificare sia per compensare gli alti e bassi di ciascun segmento sia, soprattutto, per cercare di fornire al cliente un insieme di servizi coordinati. Ecco l’idea di strutturare un gruppo societario che sia in grado di seguire i vari pezzi della catena logistica: al tempo stesso, tenere le redini nelle mani di una realtà ad alto grado di personalizzazione com’è una famiglia. Tramite il Marchi Terminal, acquisito poi interamente dalla famiglia Fanfani qualche anno più tardi, entra nell’avventura della Darsena Toscana: il nuovo polo che porta Livorno nell’era delle banchine specializzate, nate a misura di container.
D’altronde, l’imprinting della storia è nelle aziende di Giorgio Fanfani da lunghissimo tempo: ha da pochi mesi spenti le 150 candeline sulla torta di compleanno la “William Shepherd srl”, nel registro londinese dei Lloyds Agent figura già dal 1875: Giorgio Fanfani l’ha rilevata mezzo secolo fa, è vocata ad assistere le navi da crociera.
Merita una sottolineatura anche un aspetto ulteriore: Giorgio Fanfani ha speso tante energie sul lavoro, per spalancare al mondo le proprie aziende. Ma ha avuto anche una forte passione per lo sport: calcio e soprattutto tennis. Con la racchetta se l’è sempre cavata molto bene, come racconta chi l’ha conosciuto: è stato uno dei fondatori del circolo di tennis di Banditella.
Giorgio Fanfani lascia la moglie Vanda, i figli Giuliana, Angela, Guido, Vincenzo e Marco più una galassia di tanti nipoti e bisnipoti. La famiglia informa che quanti lo hanno conosciuto e gli hanno voluto bene possono rendergli omaggio nella camera mortuaria del cimitero di Ardenza.











