Authority Palermo apripista nell’accesso ai finanziamenti per la formazione
Sbloccato l’utilizzo dei fondi Pnrr da parte di enti con contratti privatistici

Il porto di Palermo
PALERMO. Il principio che si è voluto affermare è semplice e complicato al tempo stesso: anche un ente pubblico non economico di rilevanza nazionale come una Autorità di Sistema Portuale («ai cui dipendenti si applica un contratto di lavoro privatistico») è legittimato a partecipare al finanziamento previsto dal Pnrr per i percorsi di formazione destinati al personale delle pubbliche amministrazioni, gestiti da Formez per conto dei ministero del lavoro e della funzione pubblica. Ce l’ha fatta l’Authority del Mare di Sicilia occidentale, quartier generale a Palermo e Annalisa Tardino presidente: ne dà notizia ritagliandosi un ruolo da apripista a livello nazionale.
L’istituzione portuale palermitana ha’AdSP ha ottenuto il finanziamento per un proprio progetto formativo: «al termine di un iter tutt’altro che scontato», come sottolineato. Basti dire che «in una prima fase aveva prevalso un’interpretazione restrittiva che escludeva l’ente dalla partecipazione, proprio in ragione della natura privatistica dei rapporti di lavoro del personale»: è stato «un orientamento successivamente superato», e questo permette «non solo l’ammissione al finanziamento, ma anche l’affermazione di un principio destinato a fare scuola».

Annalisa Tardino all’incontro nell’ambasciata italiana a Londra
Queste le parole della presidente Annalisa Tardino: «Ottenere questo finanziamento significa avviare un importante percorso di rafforzamento delle competenze interne e, al contempo, creare un precedente significativo: l’Autorità di Sistema portuale del Mare di Sicilia occidentale è, infatti, la prima istituzione portuale ad accedere a questa opportunità. Si tratta di un risultato rilevante, che rappresenta una leva concreta per sostenere la crescita della blue economy, affrontare le sfide del settore marittimo e generare valore pubblico. Ma è anche un passo avanti sul piano dell’equità, perché consente di non lasciare ingiustamente esclusa una parte importante dei dipendenti della pubblica amministrazione italiana».











