Bruxelles scopre le terre rare e ha bisogno di un porto: Ravenna si candida
Alto Adriatico in fermento per diventare il polo dei materiali critici

Da sinistra Giorgio Guberti, presidente della Camera di Commercio Ferrara-Ravenna e Francesco Benevolo, presidente Authority Ravenna
RAVENNA. Gira che ti rigira, alla fine per fortuna l’Unione Europea l’ha capito: guai se non raggiunge l’autonomia strategica sulle materie prime critiche, cioè quei materiali che sono indispensabili per le tecnologie avanzate che già oggi sono il domani. Ecco che attraverso il “Crwa” (Critical Raw Materials Act) si è data l’obiettivo di ridurre drasticamente la dipendenza che in questo campo ha in fatto di approvvigionamento da aree extra-europee.
Gli obiettivi? Entro il 2030:
- Estrazione: le attività estrattive all’interno del perimetro degli stati membri dell’Unione Europea deve garantire almeno il 10% del consumo annuo dell’Unione Europea
- Trasformazione: la attività di trasformazione devono essere collocate all’interno del perimetro degli stati membri dell’Unione Europea per almeno il 40% del consumo annuo dell’Unione Europea
- Riciclo: dev’essere proveniente da riciclo interno almeno il 15% del consumo annuo dell’Unione Europea
- Indipendenza: non più del 65% del consumo annuo dell’Unione Europea di ciascuna materia prima strategica, in qualsiasi fase pertinente della trasformazione, può provenire da un unico paese terzo.
È facile capire che però tutto questo significa anche una cosa: uno sforzo altrettanto imponente sotto il profilo della logistica. Tradotto: ci vuole un sistema portuale che riceva e invii queste materie prime critiche. Anzi, di più: faccia anche da polo di stoccaggio, ma non solo con proiezione di mercato bensì come dotazione infrastrutturale a servizio dell’autonomia strategica del Vecchio Continente. Logico che la cosa stia diventando interessante e che sia scattata la corsa a farsi avanti.
Oltretutto, l’Italia ha in pugno il ruolo di coordinatore del team di lavoro europeo che guarda agli aspetti logistici e organizzativi del progetto: giustamente ci si è messi in campo per ospitare il primo centro europeo di stoccaggio strategico. Questo è un risiko sul quale si sono buttati i porti dell’Alto Adriatico: pochi giorni fa era stato il ministro Urso, lui veneto e in una iniziativa con il voto di Venezia alle porte, a fare il nome del porto veneto come candidato insieme a Ravenna e Trieste. Anche se non è chiarissimo perché dovrebbe essere l’Alto Adriatico a occuparsene, visto che i traffici stanno per gran parte dal lato tirrenico.
Fatto sta che adesso è Ravenna a mettere l’accento sulla propria vocazione a ricoprire questo ruolo di “porto delle terre rare”: in occasione dell’evento “Deportibus” l’idea è stata ribadita da Francesco Benevolo, numero uno dell’Authority ravennate. Su questo torna alla carica Giorgio Guberti, presidente della Camera di Commercio di Ferrara-Ravenna, che invita a «mettere a frutto la capacità del nostro territorio e delle nostre istituzioni di saper lavorare in squadra». Indica la candidatura del porto di Ravenna come «condivisa con Venezia-Marghera»: farne un polo europeo delle terre rare e delle materie prime critiche, indispensabili per le nuove tecnologie.
La Camera di commercio ravennate-ferrarese si schiera al fianco dell’Authority e della Regione Emilia Romagna «nel portare avanti questa candidatura». «È una grande opportunità per fare dell’Alto Adriatico un sistema integrato per approvvigionamento, deposito, trasformazione e riciclo delle terre rare al servizio del Paese e di tutta l’Europa», dice Guberti, segnalando che stiamo parlando di «un tema sempre più al centro del dibattito economico e delle strategie europee ed internazionali». Questi minerali e metalli sono impiegati «soprattutto nei manufatti ad elevato contenuto tecnologico: nell’elettronica, nell’energia, nella difesa, nell’aerospaziale e nei mezzi di trasporto, nell’intelligenza artificiale e nella robotica», dice il presidente dell’ente camerale. Lo fa mettendo l’accento su un aspetto: «Non c’è dubbio, quindi, che giochino un ruolo centrale nella partita per lo sviluppo industriale, e siano un obiettivo centrale per ridurre la dipendenza da paesi come la Cina e per rafforzare l’autonomia industriale ed energetica».
Guberti lo sottolinea con vigore: «Con il passaggio da pratiche di economia dell’usa e getta a quelle dell’economia circolare diventa inoltre centrale il tema dello sfruttamento intelligente di queste risorse preziose che deve conciliare l’estrazione mineraria responsabile con l’uso efficiente e circolare di ogni possibile materiale». Aggiungendo poi: «Ravenna dispone di know how e di aree logistiche già disponibili vicino al porto dotate di collegamenti stradali e ferroviari ed è il fulcro della “zona logistica semplificata” che, non dimentichiamolo, può offrire vantaggi e semplificazioni a chi voglia investire sul nostro territorio».











