Visita il sito web
Tempo per la lettura: 6 minuti
DATI SHOCK

Livorno è al 2° posto in Italia per infortuni mortali in rapporto agli occupati

Giù dal tetto di un capannone, ancora un morto sul lavoro

Carabinieri e vigili del fuoco sul luogo dell’inortunio mortale costato la vita a un operaio di 34 anni a Rosignano

ROSIGNANO (Livorno). Nemmeno dieci giorni separano l’ultima tragedia sul lavoro da quella precedente: l’altra volta a Altopascio (Lucca) nel piazzale di una ditta un operaio trentenne schiacciato da una pressa; adesso un lavoratore edile di 34 anni, originario della Tunisia e da anni con casa a Malgrate (Lecco), precipitato giù dal tetto di un capannone  a Rosignano.

Si chiamava Faouzi Marweni, era al lavoro per una impresa lombarda che doveva occuparsi di sostituire alcuni pannelli della copertura: all’improvviso il tetto ha ceduto e l’uomo ha compiuto un volo di oltre sei metri, l’impatto al suolo gli è stato fatale. Secondo alcune fonti, il lavoratore era al primo giorno di trasferta  a Rosignano: non è escluso che stesse compiendo un sopralluogo preliminare per capire da dove cominciare il lavoro. Stando alle testimonianze, l’operaio indossava sia il caschetto protettivo sia l’imbracatura, ma a nulla è valso per salvargli la vita. Neppure i disperati tentativi dei soccorritori di rianimarlo.

Il 2026 si sta rivelando particolarmente tragico in provincia di Livorno sotto il profilo degli infortuni mortali sul lavoro: la morte di Marweni si aggiunge al terribile susseguirsi di morti durante l’attività lavorativa che in febbraio ha funestato a Livorno un piccolo ritaglio di pochi chilometri quadrati fra il Porto Mediceo (con la morte del marittimo del Corpo dei piloti), la periferia di Shangai (con un lavoratore ucciso dal braccio di una gru) e la zona accanto all’ex centrale Enel (con un operaio sessantenne fulminato da un malore). E non dimentichiamoci che in novembre la morte, dopo lunga agonia, di un operaio di 64 anni in un infortunio che per giorni era rimasto coperto da una cappa di silenzio.

In realtà, nei primi tre mesi dell’anno sono già 4 nelle statistiche i decessi sul lavoro (le analisi di Vega Engineering tengono fuori dal conto gli infortuni in itinere): quanto basta perché la “classifica” di questa società specializzara dedicata alla “geografia” territoriale degli infortuni mortali dice che nell’ultimo report la provincia di Livorno è al secondo posto per gravità della situazione in proporzione al numero degli occupati. E se la situazione di Livorno balza agli occhi come particolarmente  complicata, va detto che anche il resto dell’area di questo pezzo di Toscana costiera ha qualche problema: basti dire che Pisa è al 22° posto e Lucca al 37°. Se notiamo che Arezzo risulta al 9° posto e Pistoia a 29°, ecco che mezza Toscana mette in risalto più di un motivo di preoccupazione in fatto di sicurezza sul lavoro: quattro delle province citate sono catalogate in “rosso”, la categoria più grave, e Lucca si salva e finisce in “arancione” per il rotto della cuffia.

Non è sempre stato così, è vero: ma anche nell’arco dei dodici mesi del 2025 la provincia di Livorno ha visto sette morti sul lavoro e questo gli ha valso il 24° posto, dunque la “maglia nera” fra i territori della Toscana per indice di gravità.

I dati dell’ultimo report di Vega Engineering: una sorta di “classifica” che mostra Livorno al seco do posto in Italia per incidenza degli infortuni mortali rispetto al totale degli occupati: i dati sono agguiorrnati ai primi tre mesi dell’anno e sono stati pubblicati da poco

«Per troppe persone il lavoro continua a essere un luogo dove si può perdere la vita»: non potrebbe essere più amaro il commento del Coordinamento salute e sicurezza della Cgil livornese. Detto dell’abbraccio «alla famiglia del lavoratore deceduto, ai suoi colleghi e a tutte le persone coinvolte da un evento che lascia dolore, rabbia e sgomento», l’organismo sindacale torna a chiedere che «la sicurezza deve essere parte concreta dell’organizzazione del lavoro, non un passaggio marginale da affrontare solo dopo che la tragedia è avvenuta».

Da questo ragionamento secondo i sindacalisti Cgil discendono due indicazioni:

  • la sicurezza deve essere una condizione reale («prevista prima che il lavoro inizi; praticata durante ogni fase dell’attività; verificata concretamente nei luoghi dove i rischi sono maggiori»).
  • gli accertamenti vanno fatti in modo «rapido, completo e trasparente», accompagnandpli con «una verifica seria sulle condizioni di lavoro, sull’organizzazione delle attività e sulla reale applicazione delle misure di prevenzione».

L’idea del sindacato di base Usb è che questa tragedia «poteva e doveva essere evitata»: lo ripete segnalando di aver denunciato da tempo l’inadeguatezza degli investimenti in sicurezza e così  come l’assottigliarsi del personale predisposto ai controlli (sono in «diminuzione gli ispettori delle Asl e dell’Ispettorato del Lavoro»). Siccome «non bastano le dichiarazioni di circostanza», a giudizio di Usb occorrono «scelte politiche precise e interventi concreti»: a cominciare dall’introduzione del reato di omicidio sul lavoro.

Per Massimo Braccini, dirigente dei metalmeccanici Cgil, è indispensabile che «non resti alcuna zona d’ombra: questa ennesima morte sul lavoro ripropone con forza il tema della sicurezza negli appalti e nelle attività affidate a imprese esterne». I rischi si fanno maggiori nei siti industriali complessi, là «dove operano contemporaneamente aziende diverse, la tutela della salute e della sicurezza deve essere garantita attraverso un rigoroso coordinamento delle attività, una costante valutazione dei rischi, adeguata formazione, informazione e controllo delle condizioni operative».

Un’altra tragedia a distanza di così pochi giorni da quella di Altopascio mostra quanto sia «urgente l’impegno condiviso tra istituzioni, imprese e parti sociali per la sicurezza e la diffusione della cultura delle sicurezza sui luoghi di lavoro». Lo hanno ribadito il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, e l’assessore al lavoro, Alberto Lenzi: «Di fronte alle morti sul lavoro non dobbiamo né rassegnarci né abituarci, perché non possiamo continuare ad accettare che il lavoro costi la vita». A giudizio di Giani e Lenzi, «non bastano le parole: servono investimenti, innovazione, controlli, formazione continua e una responsabilità condivisa per costruire ambienti di lavoro sempre più sicuri».

«Questa morte si aggiunge al numero inaccettabile di vittime che continua a registrarsi nei luoghi di lavoro del nostro Paese: una vera emergenza sociale che vede mediamente circa due persone perdere la vita ogni giorno»: è questo quanto esprime Il sindaco di Rosignano Marittimo, Claudio Marabotti Lo ripete sottolineando che l’amministrazione ha inaugurato «una panchina bianca dedicata alla memoria delle vittime del lavoro». Aggiungendo poi: «Quel simbolo, però, non deve restare un semplice segno commemorativo: deve essere un monito permanente che richiami tutti – istituzioni, imprese, lavoratori e cittadini – alla responsabilità di investire costantemente, sia sul piano culturale sia su quello economico, per migliorare le condizioni di sicurezza nei luoghi di lavoro».

Da Palazzo Granducale la presidente della Provincia di Livorno, Sandra Scarpellini, e il consiglio provinciale tutto manifestano «commossa vicinanza» alla famiglia del lavoratore morto  e ai colleghi. «È compito della magistratura e degli organi competenti – si afferma – accertare le dinamiche e ogni eventuale responsabilità: nel momento drammatico del rispettoso silenzio, resta lo sbigottimento per un’altra morte sul posto di lavoro di un giovane uomo nella nostra provincia».

L’ambulanza intervenuta nell’azienda di Rosignano dove è morto l’operaio caduto dal tetto

ùPer il consigliere regionale Pd Alessandro Franchi, di fronte all’ennesima tragedia sul lavoro «le parole sembrano non bastare mai». Aggiungendo poi: «Ogni volta che una persona esce di casa per lavorare e non vi fa ritorno è una sconfitta che riguarda tutti», ha rimarcato, invitando a rafforzare le politiche di prevenzione e i controlli nei luoghi di lavoro. «Dietro ogni numero, dietro ogni statistica, – sostiene – c’è una persona, una storia, una famiglia che vede cambiare per sempre la propria vita».

La parlamentare forzista Chiara Tenerini mette in risalto che «la sicurezza sul lavoro non può essere considerata una pratica da archiviare, una firma su un modulo o una voce di costo»: a maggior ragione per lavori particolarmente delicati come quelli in quota o su coperture fragili che esigono il massimo livello di prevenzione, formazione e controllo.

Per il tramite della consigliera Irene Galletti il gruppo regionale M5s ha espresso vicinanza alla famiglia della vittima e alla comunità locale «Di fronte all’ennesima vita spezzata sul lavoro il lutto collettivo deve tradursi in un’assunzione di responsabilità altrettanto collettiva».

Il senatore leghista Manfredi Potenti avverte che in Toscana si contano troppe vittime sui luoghi di lavoro: «È urgente che tutte le istituzioni facciano fronte comune davanti a questa calamità sociale».

Il Pci Toscana manifesta «la propria rabbia e il proprio sdegno»: in una nota si sottolinea che «non è mai una fatalità ma il risultato diretto di un sistema che mette il profitto davanti alla vita umana». Per questo – si afferma – «non basta più indignarsi: la morte di un lavoratore è un attacco a tutta la classe operaia e richiede una risposta collettiva e conflittuale»

Anche l’Anmil, l’associazione che raggruppa gli invalidi del lavoro, sottolinea che «questo ennesimo, ingiustificabile, lutto di Stato» a Rosignano «precede di qualche ora la notizia di altri due incidenti occorsi oggi nello stabilimento ex-Ilva delle Acciaierie d’Italia a Taranto; due episodi, per giunta, non collegati tra di loro».

Pubblicato il
5 Giugno 2026
di M.Z.

Potrebbe interessarti

Cogito, ergo vedo nero

Provo a fare una sintesi di quanto emerso e sta emergendo dalle diatribe sulla Darsena Europa, con tanto di chiarimenti dal commissario/prefetto e gallinaio vario sulle aree pressoché completate. È un’analisi mia personale, condita...

Leggi ancora

Addio amico Giorgio

LIVORNO. Non è soltanto la scomparsa a 91 anni di un importante imprenditore del settore portuale: la morte di Giorgio Fanfani, avvenuta nella notte di domenica, segna la perdita di un altro pezzo dell’anima...

Leggi ancora

Il provvisorio permanente

Non sottovaluto, certo, i mille problemi che travagliano l’Autorità di Sistema Portuale del povero presidente Gariglio, stretto tra le morse della politica in zuffa continua e quelle degli operatori che pretendono scelte rapide e...

Leggi ancora
Quaderni
Archivio