Riforma della riforma, Assiterminal invita a «un percorso di emendamenti»
Ferrari: ben venga il coordinamento, ma quanti interrogativi da risolvere

Foto di gruppo per il consiglio direttivo di Assiterminal
GENOVA. Primo interrogativo: «La “Porti d’Italia spa” può pianificare, progettare, eseguire lavori e dare concessioni sotto un’unica veste giuridica?». Secondo (doppio) quesito: «Il meccanismo della concessione duale che viene proposto, non rende troppo complesse le procedure, e comunque siamo certi che questo modello sia compatibile con le norme europee?». Terza domanda, diciamo un dubbio: «Laddove anche lo fosse, di quali risorse economiche necessiterebbe senza andare sul mercato, con conseguenti profili di concorrenzialità non semplici da gestire?».

Alessandro Ferrari, direttore di Assiterminal
Sono le questioni che Assiterminal ha indicato nel corso dell’audizione in commissione trasporti alla Camera relativamente all’iter del disegno di legge con cui il governo vuol riformare la “riforma (Delrio) della riforma” degli anni ’90. E, detto per inciso, con l’istituzione della “Porti d’Italia spa”, mira a far decollare un nuovo assetto della portualità italiana nell’era del centrodestra. In quella sede il direttore di Assiterminal Alessandro Ferrari ha presentato e discusso un “position paper”.
In realtà, Ferrari ha argomentato con pragmatismo, senza prendere a sberle l’impostazione governativa né applaudirla: meglio una analisi senza ideologismi, questo il riferimento di fondo. E comunque, ben venga – questo il suo orientamento – l’idea del governo di «delineare una governance più coordinata a livello nazionale» e di «garantire procedure uniformi in tutto il Paese, spingendo per investimenti strategici, come più volte ribadito dal viceministro Rixi». Non è tutto: Ferrari ha anche segnalato di voler «cogliere positivamente alcune recenti conferme in merito al rafforzamento del coordinamento centrale, senza privare i singoli scali della loro autonomia territoriale, valorizzandone le singole vocazioni».
Dalla sponda di Assiterminal si nota nell’impianto del progetto di riforma «l’esigenza di omologare i servizi, le procedure e l’interpretazione delle normative, lasciando la gestione di alcune funzioni in ambito locale». Al pari, Ferrari rileva «la volontà di puntare a creare un sistema portuale efficiente e competitivo a livello globale» e la spinta perché il Paese possa «di investire e operare anche all’estero attraverso la creazione di una nuova società pubblica, la “Porti d’Italia spa”».
A giudizio di Ferrari c’è da guardare all’evoluzione dell’impianto normativo attuale («non è rimasto statico negli ultimi 30 anni»), che «in diverse parti» non ha di fatto «mai visto una compiuta applicazione». Un esempio? Dall’organizzazione dei terminalisti si indica «il non efficace funzionamento della “conferenza di coordinamento”» come pure «il carente coinvolgimento delle associazioni, comparativamente più rappresentative del settore, nel costruire una visione, una programmazione e una pianificazione degli investimenti cosiddetti strategici». L’impianto proposto – aggiunge – però non risolve: «non entra nel merito della semplificazione e dell’uniformità del funzionamento del sistema», resta tutto concentrato sul tema degli investimenti.
Ferrari riprende la recente sentenza del Tar Lazio sui canoni concessori, ricordando che Assiterminal aveva «già vinto in Consiglio di Stato nel 2024 e ora attende una nuova pronuncia dallo stesso Tar»: è questo «uno dei temi su cui non c’è ancora chiarezza». Lo stesso dicasi per «l’opportunità di uniformare la disciplina di operazioni e servizi portuali finalizzata a dare maggiore consistenza anche ai piani di impresa delle imprese portuali». E ancora: «Abbiamo un’ultima chance per realizzare il fondo per il prepensionamento dei lavoratori portuali, anche per dare dignità al contratto collettivo dei porti che sarà rinnovato nei prossimi mesi».
Assiterminal, contando che la discussione non finisca qui, annuncia che presenterà «dettagliate proposte». È una direzione di marcia sulla quale Ferrari ipotizza si possa anche andare con un percorso di emendamenti per «rendere lo strumento della “Porti d’Italia” funzionale al disegno del Governo». Per dirne una, mette in campo l’ipotesi che «intanto che per manutenzioni straordinarie la “Porti spa” si dedichi ai dragaggi e alla manutenzione delle opere che andrà a realizzare, tenuto conto che il regolamento sulle concessioni del 2022 prevede già che la manutenzione straordinaria sia a carico del concessionario». Lo ribadisce pensando al fatto che «è necessario che siano garantite tutele per quei terminal che hanno già concessioni in essere o assunto impegni di investimento anche sulla base di iter amministrativi preesistenti».
Di più: la “Porti d’Italia”, una volta realizzata l’opera, dovrebbe passarla nelle mani delle Autorità di Sistema Portuale, è un «concetto peraltro ribadito dall’ufficio legislativo» in una recentissima riunione con gli stakeholder al ministero delle infrastrutture. Anzi, «meglio ancora se realizzasse solo opere “fredde” o, al più, integrasse, interagendo con il ministero dell’economia, risorse aggiuntive nelle fattispecie di partnership pubblico private per quelle opere inserite nel “piano strategico” che le Autorità di Sistema e l’operatore interessato non riescano a finanziare interamente». Per Ferrari secondo questa modalità «si terrebbero separate le funzioni di concedente e concessionario ovvero tra esercizio di attività amministrative e svolgimento di attività economiche».











