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DIRETTIVA DA RIVEDERE

Ets, l’Authority di Palermo chiede correttivi: ecco come

Costa 20 milioni annui sulla Genova-Palermo e 11 sulla Napoli-Palermo

La presentazione dello studio sull’impatto degli Ets, a destra la presidente dell’Authority Annalisa Tardino

PALERMO. Sulla rotta Genova-Palermo l’impatto economico del sistema europeo di scambio delle quote di emissione, cioè l’Ets, una sorta di “tassa sugli inquinanti”, pesa per «quasi 20 milioni di euro l’anno» di costi extra. Non solo: «oltre 11 milioni» sulla Napoli-Palermo e, «qualora non sia rinnovata la deroga in vigore per le isole minori», più di un milione sul collegamento fra Porto Empedocle e Lampedusa. Sono le cifre che mette nero su bianco il dossier sugli effetti economici targati Ets che si possono determinare sui collegamenti marittimi della Sicilia: parola dell’Autorità di Sistema portuale del Mare di Sicilia occidentale. Lo studio l’ha messo a punto la società TiM10 con la supervisione scientifica di Giovanni Satta, professore associato di economia e gestione delle imprese presso il Dipartimento di Economia (Diec) e membro del Consiglio del Cieli (Centro Italiano di Eccellenza sulla Logistica Trasporti e Infrastrutture) dell’Università di Genova, intervenuto in collegamento per illustrare il progetto, introdotto dalla presidente dell’istituzione portuale palermitana, Annalisa Tardino.

Stiamo parlando di una terra per la quale il collegamento marittimo – viene messo in evidenza – rappresenta «una componente strutturale dell’accesso alla terraferma» e la nave costituisce per molti utenti «l’unica alternativa praticabile rispetto al trasporto aereo o altre modalità, soprattutto per i territori e le utenze più periferiche». Senza dimenticare il contraccolpo che l’aumento del costo del biglietto può avere in termini di percezione della distanza economica così da «ridurre l’accessibilità effettiva ai collegamenti di mercato».

La presentazione della ricerca arriva a pochi giorni dalla proposta di revisione dell’euro-direttiva  attesa il 17 luglio. “L’Eu Ets e il costo dell’insularità: gli effetti sui collegamenti marittimi tra i porti del Mare di Sicilia Occidentale, la terraferma e il potenziale impatto sulle isole minori”: questo il titolo del dossier siciliano punta però più in alto della semplice stima dei maggiori oneri che gravano sulle spalle delle compagnie di navigazione.Il costo sociale è un altro e ha conseguenze pesanti: accentua il costo dell’insularità («con ricadute sulla continuità territoriale, sull’accessibilità della Sicilia e delle isole minori e sulla competitività del trasporto marittimo»).

Nella ricerca balza agli occhi che gli oneri dell’Ets sostenuti dalle compagnie di navigazione possono «assorbire ogni anno fino all’11% del valore di una nuova nave a basse emissioni, a seconda della tratta». Il contraccolpo è intuibile: si riduce la capacità degli armatori di fare investimenti strategici e verdi nel rinnovo delle flotte, come viene fatto rilevare. E’ un effetto boomerang: «rischia di rallentare proprio quella transizione energetica che il sistema europeo intende favorire», come è stato messo in evidenza. Con una appendice: «Il ricorso al Gnl consente di ridurre l’impatto del meccanismo ma non di eliminarne le principali conseguenze economiche».

E’ per tutta questa serie di motivi che l’Autorità di Sistema palermitana lancia una proposta che porterà all’attenzione delle istituzioni europee nell’ambito della revisione della direttiva Ets: esentare dall’applicazione del sistema i collegamenti con le isole maggiori e prorogare fino al 2032 la deroga già prevista per quelli con le isole minori. «Evitando che la transizione ecologica si traduca in un ulteriore aggravio del costo dell’insularità».

Così la dichiarazione della presidente Tardino: «A partire dal mio insediamento l’Authority ha rilanciato il proprio impegno in sede europea ed internazionale. Voglio valorizzare il legittimo ruolo dell’Autorità di Sistema come ente di governance che ha una responsabilità non solo “verso l’interno”, cioè verso il mercato che le è affidato, ma anche “verso l’esterno”, cioè verso i centri decisionali che determinano le criticità del territorio e del mercato di cui siamo collettori e regolatori».

Tardino rimarca che «attraverso la partecipazione alle consultazioni della Commissione europea, come la “strategia per le isole”, e il costante confronto con le istituzioni dell’Unione, abbiamo portato all’attenzione di Bruxelles il tema dell’impatto della direttiva Ets sulla connettività delle isole e sul diritto alla mobilità dei cittadini. Lo studio conferma con dati oggettivi quanto avevo rappresentato nelle sedi istituzionali già durante il mio mandato da parlamentare europea: l’attuale applicazione dell’Ets determina un aggravio dei costi che rischia di ricadere su cittadini, famiglie e imprese, penalizzando soprattutto i residenti e gli spostamenti legati al lavoro, allo studio e alla salute. Allo stesso tempo sottrae risorse agli armatori, riducendo la loro capacità di investire in nuove navi e tecnologie a basse emissioni, con un effetto che rischia di essere in contrasto con gli stessi obiettivi della transizione ecologica». Tardino punta a ottenere «correttivi concreti»: ad esempio, estendendo alle isole maggiori il regime di deroga già previsto per quelle minori e «prorogandone la validità almeno fino al 2032». Lo studio è stato messo «a disposizione del governo e del ministro Matteo Salvini così come delle istituzioni europee»: perché possa offrire «un contributo scientifico al processo decisionale e favorire un equilibrio più efficace tra sostenibilità ambientale, competitività del trasporto marittimo e tutela delle comunità insulari», conclude Tardino.

Pubblicato il
9 Luglio 2026

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