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UNIVERSITÀ

Si è spento il prof. Riccardo Lanzara, intelligenza fra economia e innovazione

L’attenzione alle ricadute della tecnologia sulla crescita del territorio

Il professor Riccardo Lanzara si è spento all’età di 78 anni

PISA. Si è spento il professor Riccardo Lanzara, per lunghi anni ordinario di economia e gestione delle imprese dell’università di Pisa (Dipartimento di Economia e Management). La sua è stata una figura di economista che, grazie forse anche alla laurea in ingegneria meccanica, ha saputo allargare lo sguardo al di là dei confini canonici degli approcci tradizionali: l’ha fatto riuscendo a «coniugare nella propria formazione e attività accademica la cultura tecnologica e quella manageriale», come ricordano I colleghi e le colleghe del Dipartimento.

A darne notizia è l’ateneo pisano, segnalando che lo studioso, classe 1948, certificato di nascita targato Pontedera, nel corso della sua carriera ha insegnato economia e gestione delle imprese, marketing e gestione dell’innovazione all’Università di Pisa. A ciò si aggiunga che ha svolto attività didattica alla facoltà di ingegneria del medesimo ateneo, alla Scuola Superiore Sant’Anna, nelle Università di Cagliari e di Sassari e alla Luiss di Roma.

«La sua attività scientifica . così viene ricordato dalla comunità accademica – si è concentrata sui processi di innovazione, sul trasferimento tecnologico, sul marketing industriale e territoriale e sulle relazioni tra imprese, università e sistemi produttivi». Non è un caso che tra i suoi lavori più rappresentativi venga indicato il volume “La rosa e il sensore. Tradizione e innovazione nell’impresa dinamica” (Franco Angeli Editore): è un lavoro nel quale emerge «la sua capacità di interpretare il cambiamento tecnologico senza separarlo dalla storia, dalle competenze e dalla cultura delle imprese».

Il professor Lanzara non si è rinchiuso dentro il recinto dell’accademia: si è occupato di insegnamento e di ricerca ma anche di mettere il suo sapere al servizio del territorio. Ad esempio, dall’ateneo pisano ricordano che come presidente di Pont-Tech ha contribuito a «mettere in relazione il sistema universitario, le istituzioni e il tessuto produttivo locale, promuovendo progetti di ricerca industriale, trasferimento tecnologico e sostegno all’innovazione». Lo stesso dicasi anche nel ruolo di presidente del comitato scientifico del Movet («ha continuato a occuparsi delle trasformazioni tecnologiche e della competitività dell’industria toscana»).

Il quotidiano “Il Tirreno”, che lo definisce «livornese d’adozione», indica il professor Lanzara particolarmente attento a promuovere «progetti avanzati dedicati alla mobilità sostenibile, all’idrogeno e all’impiego dell’ammoniaca come vettore energetico». Fino ad arrivare al primo veicolo ibrido italiano alimentato ad ammoniaca (progetto Savia). Il prototipo è stato presentato a Bruxelles nel corso di una iniziativa sotto il segno delle energie sostenibili in tandem con l’auto a idrogeno sviluppata dall’Università di Pisa.

«Era questa – dice il giornale livornese – la cifra del suo impegno: trasformare il sapere scientifico in una leva di crescita per il territorio». Aggiungendo poi: «Non soltanto ricerca teorica, dunque, ma applicazioni pensate per rispondere ai temi dell’energia, dell’ambiente e della mobilità del futuro». Come nel caso del veicolo costituito da «un ibrido elettrico-ammoniaca dotato di un sistema di estensione dell’autonomia installato su un autocarro da 35 quintali, allestito per la raccolta porta a porta dei rifiuti». L’idea-chiave: un generatore di energia elettrica basato su «un motore capace di utilizzare ammoniaca liquida arricchita, nella fase di iniezione, da una piccola percentuale di idrogeno». Secondo quanto viene messo in luce, la scelta dell’ammoniaca rispondeva a uno dei problemi più complessi legati all’idrogeno, quello dello stoccaggio: «Conservare l’idrogeno direttamente richiede volumi molto elevati, mentre l’ammoniaca consente una maggiore densità energetica e può essere mantenuta allo stato liquido a temperatura ambiente e a pressioni simili a quelle del gpl».

«Chi ha avuto l’opportunità di lavorare con lui – torniamo qui a far parlare i suoi ex colleghi – ne ricorda anche la personalità aperta, informale e affettuosa, la naturale inclinazione al sorriso e il piacere di unire le collaborazioni professionali alla qualità delle relazioni umane. Il suo modo di rapportarsi agli altri era diretto e coinvolgente, privo delle barriere spesso associate al ruolo, allo status accademico o alla seniority. Era sempre disponibile al confronto e capace di apprendere anche dai colleghi più giovani, ai quali offriva fiducia, ascolto e autentiche occasioni di crescita».

Di Lanzara viene ribadito che «nutriva una profonda passione per l’insegnamento, inteso non come semplice trasmissione di conoscenze, ma come occasione di dialogo e coinvolgimento degli studenti». Puntava sulla partecipazione e su una didattica attiva («fondata sull’analisi dei casi, sull’esperienza operativa e sul confronto con i problemi concreti delle imprese e delle organizzazioni»).

Così si conclude il ricordo affettuoso che gli viene riservato: «A chi ha lavorato e studiato al suo fianco ha trasmesso la passione per la ricerca e le sue applicazioni nel mondo reale, insegnando che le gerarchie contano meno dell’onestà intellettuale e della bravura, con una capacità di distacco sorridente verso il proprio ruolo. Svincolato dalle logiche clientelari, ha sempre sostenuto la libertà intellettuale e di azione dei propri collaboratori, infondendo in loro un profondo senso di responsabilità accademica e professionale».

Pubblicato il
3 Agosto 2026

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