Così siamo rimasti galla navigando nella tempesta
Occhio però: incombono “inverno demografico” e “fuga dei cervelli”

Da sinistra la ricercatrice Raffaella Antonini e il presidente Riccardo Breda
LIVORNO. C’è un problemone grande quanto una montagna che grava sulle possibilità di rimettere in carreggiata lo sviluppo: lo chiamano l’inverno demografico e sembra una roba da preti. In realtà, un capitale umano spappolato significa qualcosa di peggio di debolezza del mercato o fragilità dell’export: manca proprio chi quella merce dovrebbe produrla. Si assottigliano le classi di età che con le attività economiche creano la “torta” della ricchezza da redistribuire in forma di redditi e/o stato sociale. Per converso, si amplia la galassia degli anziani che sono fuori dal circuito produttivo e semmai quelle risorse consumano. Non solo: se le generazioni giovani sono meno folte significa anche che ci sono meno persone in età per fare figli e, dunque, di conseguenza si aggrava la riduzione del numero di forze giovani nel sistema in ha spirale difficile da modificare.
I migranti sono un problema ma sono anche la risposta reale a quest’altro tipo di problema: lo sanno tutti benissimo che non esiste politica di incentivo alla natalità che risolva questo guaio se guardando fra vent’anni, quando cioè i nati di stamani entrerebbero nel circuito produttivo. Ma l’impossibilità di trovare manodopera adeguata non è forse denunciata oggi come la difficoltà numero uno per lo sviluppo di qualsiasi impresa in crescita?
Questo è un aspetto relativo alla quantità di manodopera ed è già enorme soprattutto in prospettiva. Ma in quel che denunciano le imprese c’è anche un elemento che parla di qualità. La scuola è l’unico osservatorio reale per capire quali saranno le tendenze del futuro ma nessuno sa guardare davvero cosa accade lì dentro: qualunque analisi è piegata alle esigenze della propaganda immediata e , a dirla tutta, non è neanche una analisi ma solo quattro righe buone per i social o una dichiarazione tv.
Ebbene, bisognerebbe avere la forza di vedere che in ciascuna classe la fragilità psicologica e cognitiva è tale che, oltre ai bambini certificati per il sostegno, ce ne sono almeno il doppio se non il triplo che hanno bisogno di alleggerimenti e facilitazioni di vario tipo. Risultato: in una classe tipo da 25 alunni ce ne sono al massimo quattro o cinque bravi o molto bravi, il resto se va bene per metà la sfanga girovagando un po’ sopra o un po’ sotto la sufficienza, l’altra metà – almeno una decina di ragazzi e ragazze hanno per mille motivi bisogno di aiutini e aiutoni anche solo per arrivare in fondo a strappare un qualche pezzo di carta. E parliamo di licenza media, mica del dottorato a Yale. Tradotto: se domattina arrivassero dieci nuove fabbriche che volessero insediarsi sul territorio avrebbero il problema di doversi inventare i lavoratori ma proprio da zero o quasi.
Il pistolotto iniziale dice che c’è un “elefante nella stanza” ma chiunque preferisce parlare d’altro. Non il presidente della Camera di Commercio Riccardo Breda e il suo team di ricercatori. Se l’analisi di un dossier annuale deve di necessità tenere lo sguardo fisso sul breve termine, comunque si prende al volo l’opportunità per indicare anche qualcosa che va al di là del domani e del dopodomani. E qui, al di là delle divagazioni del cronista, c’è attenzione a questioni sempre più fondamentali:
- l’ “inverno demografico”: caratterizzato dal fatto che il saldo naturale (la differenza fra nascite e decessi) è «costantemente negativo»,
- l’invecchiamento accentuato,
- una fuga di residenti spesso giovani (riguardo a quest’aspetto, il dossier firmato Migrantes dice che ormai stabilimente fra le città al di sopra dei 100mila abitanti Livorno è fra quelle dalle quali più forte è la quota di emigrati).

La tabella del report Cciaa mostra l’evoluzione dell’andamento demografico nei territori toscani
Al tirar delle somme, – viene fatto rilevare – si ha «una progressiva riduzione della popolazione in età attiva». Di più: si riscontra un disallineamento che non ha precedenti. Eccone l’identikit: «il 67,9% delle imprese a Livorno e il 72,4% a Grosseto prevedono assunzioni», peccato che «quasi un candidato su due (il 43,3% a Livorno e il 48,7% a Grosseto) risulta introvabile per le imprese». Cosa dice l’analisi dell’équipe camerale? «Mentre il mercato richiede massicciamente operai e tecnici specializzati, i giovani della “new generation” puntano alla stabilità, a un bilanciamento vita-lavoro e ricercano professioni intellettuali».
Ci sarebbe da chiedersi anche se le pretese stiano anche dalla parte delle imprese e non solo dal lato dei giovanotti “bamboccioni”: magari piegando i tirocini e le nuove forme di alternanza scuola-lavoro per farne semplicemente manodopera a bassissimo costo, senza badare a formare la manodopera del futuro; magari contando di pagare 500 euro o anche nulla per mansioni dequalificate senza chance di crescita o, all’opposto, per avere a disposizione figure che parlino tre lingue straniere…
Il presidente Breda mette l’accento su un altro elemento: «Se le imprese non sapranno adattare la propria organizzazione interna offrendo flessibilità e welfare reale, continueremo ad assistere alla drammatica “fuga dei cervelli” dei nostri giovani». Così il commento del numero uno dell’istituzione camerale: «I dati statistici e le analisi del rapporto sono uno strumento di consapevolezza collettiva finalizzata all’azione: non possiamo scegliere la direzione o l’intensità delle tempeste macroeconomiche globali che investono i nostri territori, ma abbiamo il dovere di comprendere queste forze per orientare – e riecco Seneca – le vele del nostro sistema produttivo, salvaguardando il lavoro, l’innovazione e la coesione sociale».
C’è comunque anche dell’altro. Come detto, puntando l’ “occhio di bue” dei riflettori a distanza più ravvicinata, ecco che a tutto questo si aggiungono gli altri guai che conosciamo, e bene ha fatto Breda a metterli in fila: con una visuale a raggio più immediato, nel qui e ora, c’è da fare i conti con:
- un clima di forte incertezza globale per i conflitti in Ucraina e Medio Oriente,
- la crisi della logistica legata al Mar Rosso,
- l’impatto del ritorno al protezionismo,
- l’inflazione che in Italia si mangia il potere d’acquisto,
- le conseguenze che tutto questo ha nell’appassimento della domanda interna.

Il dossier della Camera di Commercio mostra per ciascuna classe di età la consistenza numerica nell’area Livorno Grosseto
«Nonostante questo, il sistema produttivo delle province di Livorno e Grosseto si mostra resiliente», segnala Breda. Lo ripete infilando un tris di percentuali che significano pur qualcosa: si riscontra «una lieve flessione delle sedi d’impresa registrate (meno 0,3%)», si nota che «crescono le unità locali (più 1,9%)», emerge che aumentano le società di capitali (più 2,2%).
Breda lo traduce così: «Il tessuto imprenditoriale sta assorbendo l’urto dei mercati riorganizzandosi in strutture più solide, complesse e capitalizzate: in questo scenario di transizione le nostre province hanno saputo dimostrarsi preziose “isole di resilienza”, almeno all’interno del contesto regionale».
Dal quartier generale della Camera di Commercio si spende una citazione attribuendola a Seneca («non possiamo dirigere il vento ma possiamo orientare le vele»): chissà se il virgolettato è proprio del filosofo iberico, che doveva essere in fissa con gli spinnaker e il libeccio se è vero che scolpì un altro virgolettato simile («non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare»). L’ente camerale coglie al balzo la suggestione e il report messo a punto dal centro studi della Camera di Commercio – segnatamente da Federico Doretti e Raffaella Antonini – lo intitola proprio “Navigare l’incertezza”. Occhi puntati sull’andamento dell’economia nel corso del 2025 nelle province di Livorno e di Grosseto, che sono i territori di riferimento geografico dell’ente camerale della Maremma e del Tirreno.
Il dossier del centro studi della Camera di Commercio posa lo sguardo anche su una analisi settore per settore. Ecco cosa dice.
- AGRICOLTURA. Il settore primario – viene sottolineato – «guida le transizioni verde e digitale: oltre il 40% delle imprese che investe nel “green” e a Grosseto nelle tecnologie digitali». Ma con una dinamica opposta tra le due province: da un lato, Livorno segna «un boom del valore aggiunto (più 9,0%) legato a produzioni d’eccellenza»; dall’altro, al contrario, Grosseto «soffre una flessione (meno 5,1%) dovuta ai costi di produzione e al calo delle semine».
- INDUSTRIA. Sotto gli occhi dei ricercatori si materializzano le evidenze di «una frenata produttiva del manifatturiero, condizionata dalla crisi del Mar Rosso e dai costi della logistica» che porta a «un forte ricorso alla cassa integrazione straordinaria».
- EDILIZIA. L’incubo della crisi in arrivo – si afferma – è stato dribblato grazie «alla spinta del Pnrr sulle opere pubbliche». Attenzione, però, a non farsi illusioni sul dopo: si sconta «un crollo dei finanziamenti oltre il breve termine, segno di un calo degli investimenti e delle commesse». Previsioni per i dodici mesi successivi, cioè per il 2026 che stiamo vivendo? Ben che vada, una «stagnazione occupazionale».
- SERVIZI. È da tener ben presente che il terziario genera otto euro ogni dieci della ricchezza locale in termini di valore aggiunto. Anche qui, s’intravede qualche elemento di debolezza: si segnala «un calo della produttività reale del lavoro», senza contare che «prosegue un certo affanno nel commercio», anche osservando all’andamento del debutto di nuove ditte e dell’abbassamento di tante saracinesche in modo definitivo.
- TURISMO. Balza agli occhi che nel territorio dell’ente camerale questo settore «corre a due velocità», dice la ricerca. C’è l’espansione di Livorno (con un netto incremento delle presenze, più 4,6%) che viene «trainata dall’extralberghiero, con una permanenza media di 5,3 notti». Viceversa, Grosseto mostra «una marcata contrazione dei flussi» (meno 11,3% di presenze totali, soprattutto quelle straniere che scendono del 13,3%).
- ARTIGIANATO. L’analisi indica che «spicca la resilienza del settore artigiano locale: con 12.996 sedi d’impresa registrate (7.095 a Livorno e 5.901 a Grosseto)». Diversamente da quanto accade in Toscana (dove si registra un arretramento di quasi due punti) e nel resto d’Italia (meno 1,4%), nell’area Livorno-Grosseto questo comparto evidenzia «una sostanziale tenuta» con una flessione quasi impercettibile (meno 0,1%).











