L’export italiano cresce nei mercati extra-Ue: più 5,8% nei primi 9 mesi
Questi i Paesi dove gli affari del made in Italy sono andati benissimo

Matteo Zoppas, presidente di Ice Agenzia
ROMA. L’economia tira solo a metà e forse anche meno: di fronte alle tempeste geopolitiche che imperversano sul mappamondo, ben venga la notizia che «a settembre l’export italiano verso i mercati al di fuori dell’Unione Europea continua a crescere (più 5,4%) rispetto allo stesso mese del 2025». È vero che rallenta rispetto ad agosto ma vale la pena di sottolineare che il risultato del settembre scorso porta l’export cumulato dei primi nove mesi di quest’anno a quota 243,4 miliardi, dunque «il 5,8% in più di quanto fatto negli stessi mesi del 2025».
Il dato che copre l’arco di tempo da Capodanno a tutto settembre restituisce un quadro positivo, per quanto «differenziato tra mercati e settori»: anche al netto della componente energia, l’export extra-Ue cresce complessivamente di cinque punti percentuali.
Queste le parole del presidente di Ice Agenzia, Matteo Zoppas: «Se questo risultato confermerà anche la tendenza dei mercati europei, ci si avvicina sempre di più alla probabilità di raggiungere nel 2027 l’obiettivo di governo».
Quanto alle rotte dell’export, è interessante che venga fatto notare il dinamismo di «alcuni mercati che già nei mesi precedenti avevano sostenuto le esportazioni italiane: Svizzera (più 38,1%), Cina (più 31,4%), Turchia (più 20,7%) e Paesi del Sud Est Asiatico (più 16,1%)». È da rilevare il fatto che viene sottolineato l’andamento positivo anche per India (più 4,9%) e soprattutto per l’America Latina del Mercosur (più 9,6%): quest’ultima area mette a segno una «crescita più sostenuta rispetto all’America centro-meridionale nel suo complesso (più 1,2%)». Bene ancora l’Africa: qui i tassi di incremento sono dell’8,7%: su di essi pesa più che altrove l’effetto dei prezzi dei petroliferi raffinati. Tornano a salire le esportazioni verso il Medio Oriente, «seppure moderatamente» e «dopo la nuova discesa di agosto».
Guardando dentro i dati, salta agli occhi che la componente più dinamica dell’export di settembre è stata quella dell’energia (più 80%): resta il fatto, comunque, che le esportazioni presentano un segno “più” anche al netto di questa voce (più 3,3%). Cos’è che è andato meglio? In una nota diramata dall’Ice a nome del presidente Matteo Zoppas, si segnala che «il sostegno è venuto soprattutto dai beni intermedi (più 20,3%), ma variazioni positive si sono avute anche per i beni di consumo durevoli (più 4,0%) e non durevoli (più 2,1%)». Mostra un andamento negativo la componente dei beni strumentali (meno 8,7%).
Vale la pena di segnalare che «il dato complessivo va letto anche alla luce dell’effetto statistico legato al boom della cantieristica navale di settembre 2025: al netto di questa componente, la crescita tendenziale stimata da Istat per settembre sale al 9,6%». Questo elemento spiega il meno 6,6% registrato a settembre verso gli Stati Uniti («verso i quali a settembre 2025 è stata destinata la grande nave»).











